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42mila volti, il dolore dei nostri avi chiuso in una stanza. L’archivio San Martino torni a Como

Il segno di un’esistenza  descritto nel volto camuffato e violentato dalla malattia e, con la stessa brutalità, dalla cura. Immagini digerite dal tempo.

Ospedale psichiatrico San Martino Como

Una vita tracciata in una cartella, come sempre l’umano ridotto a schema, qualche appunto a segnarne storia, famiglia, diagnosi, terapia: mentecatto, deficiente, idiota, vivo, dimesso, morto.

Ospedale psichiatrico San Martino Como

Dettagli con notazioni mediche dal sapore lombrosiano nei ritratti dei pazienti: dimensioni della fronte, del naso, dello zigomo.

Ospedale psichiatrico San Martino Como

Per 42mila volte, 42mila individui entrati, spesso mai usciti, dall’ex ospedale psichiatrico San Martino di Como.

Ospedale psichiatrico San Martino Como

(Tutte le immagini sono pubblicate per gentile concessione di Gin Angri e sono sottoposte a Copyright)

Dell’area si parla spesso, finora completamente a vuoto, perché venga ripensata-riqualificata-rivista-rilanciata.

Ospedale psichiatrico San Martino Como

Campus universitario si ripete con una ridondanza ormai urticante: ma col Politecnico che ha sbaraccato vien da chiedersi se abbia senso. Magari l’idea di uno spazio per atenei è giusta lo stesso, ci mancherebbe, ma il San Martino non è solo un’immensa dote di spazio, verde e architettura da (doverosamente) salvare. San Martino è segno che si fa simbolo, è documentazione vivente della storia clinica di questa terra comasca.

Ospedale psichiatrico San Martino Como

Psichiatria che diventa storiografica: società, economia, guerra, industria. Ogni paziente, una cartella, ogni cartella una geografia umana e sociale profondissima. Una testimonianza fissata nel tempo.

Ospedale psichiatrico San Martino Como, dismissione ospedale psichiatrico 1998

Il manicomio aprì nel 1882, chiuse i battenti tra il 1998 e il 1999 con l’uscita degli ultimi 400 pazienti, tutti anziani.

Ospedale psichiatrico San Martino Como, dismissione ospedale psichiatrico 1998

La Basaglia (1978, per la chiusura degli ospedali psichiatrici) applicata con effetto ritardato. Ogni corridoio, ogni stanza permette di raccontare qualcosa.

Ospedale psichiatrico San Martino Como, dismissione ospedale psichiatrico 1998

Quello che vogliamo raccontare oggi è l’immenso patrimonio che, aperte le porte, venne scoperto. 42mila cartelle, appunto. Un tesoro infinito, storiografico, si diceva, e medico che qualcuno iniziò a raccontare, studiare, catalogare. Poi, una decina di anni fa, silenziosamente, l’archivio venne trasferito. Prima a Parma, poi a Lodi. Motivi di sicurezza, buona parte degli stabili oggi cade a pezzi. I faldoni si sarebbero deteriorati per sempre.

Ospedale psichiatrico San Martino Como

Gin Angri, fotografo direttore della rivista Oltre il Giardino, e Mauro Fogliaresi, scrittore, poeta (direttore poetico dello stesso giornale) sono le più profonde e preparate memorie storiche quando si parla dell’ex manicomio.

Ospedale psichiatrico San Martino Como

Hanno collaborato con la struttura negli anni precedenti la chiusura. Hanno esplorato, documentato e riprodotto gli archivi, la sede di Oltre il Giardino è – con altre – ospitata negli edifici sani dell’area. I due nel 2008 hanno pubblicato “Le stagioni del San Martino – Documentario fotografico sulla psichiatria”.

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“Il nostro amore per il San Martino è intenso ma non è un legame sentimentale e basta, dietro c’è la storia – dice Angri – non si tratta solo della struttura o solo dell’archivio ma della testimonianza che portano, più di un secolo di storia. Abbiamo letto centinaia, migliaia di cartelle. Ogni storia è incredibile, unica, difficile restituirle compretamente dal punto di vista umano”.

Ospedale psichiatrico San Martino Como

Perché ogni cartella, “Descrive un tempo, una medicina che, fortunatamente è evoluta: si parla di “pazzia morale”, “demonomania”, “mania furiosa”, elettroshock, malariaterapia e insulinoterapia per debilitare i pazienti e renderli innocui. Tra il 1910 e il 1920 cominciarono a comparire le foto e il materiale assume un carattere più profondo. Nelle cartelle dei pazienti, inoltre abbiamo trovato le lettere che pensavano fossero spedite a casa. Come vedete è una storia immensa”.

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Il 13 maggio scorso al San Martino Oltre il Giardino ha celebrato i 40 anni della Basaglia. “La 180  non è solo al passato la memoria di una legge – spiegarono dalla Onlus – che, prendendo il suo nome:- Basaglia – , ha ridato dignità ai “matti” di allora, oggi più che mai Persone. Legge che stabilì la chiusura dei manicomi (o meglio, “ospedali psichiatrici) in Italia, riconsiderando completamente la figura del malato e anche del medico e incominciando un nuovo percorso di trattamento”.

Nel quarantennale – avevano spiegato – di un giorno a suo modo storico, nell’area dell’ex manicomio San Martinosi celebra un anniversario che guarda ottimista al futuro della psichiatria comasca. Una festa che vuol far partecipe la cittadinanza dell’operato del “Dipartimento di Salute Mentale e dipendenze” nei suoi molteplici servizi, in stretta collaborazione con le associazioni che si muovono sul territorio e con il sostegno dell’ Asst- Lariana.E proprio dall’ associazionismo, dall’ “Università del tempo ritrovato del San Martino” ( quest’anno accademico titolato proprio: “ricominciamo da 180”) è partita la proposta di questa manifestazione che, attingendo al passato vuole rilanciare il futuro di un’area – il (parco del) San Martino – prestigiosa e strategica nel progetto sostenibile della nuova città. Uno sguardo dal San Martino: Il passato della “città invisibile”, il futuro della città vivibile”.

E il futuro passa per l’obbligo, morale, del ritorno a Como dell’Archivio San Martino. “Su ogni numero del giornale – aggiunge Angri  ricordiamo l’importanza di quei documenti, vogliamo creare un movimento perché vengano riportati a Como magari sempre al San Martino, qualcuno aveva immaginato la Caserma”.

Intanto l’associazione sta organizzando per ottobre una mostra – al Broletto – dedicata alle pazienti psichiatriche. “Riportiamole a casa”, “il titolo si riferisce alle donne, che erano la maggior delle persone sottoposte alla detenzione psichiatirca e naturalmente alle cartelle”. Un passaggio essenziale per riportare il tema alla città e ai cittadini. Sperando che qualcuno raccolga il testimone, i singoli, i privati, le associazioni possono molto ma come sempre la partita è tutta politica.

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