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Alle case comunali con le finestre cariate, il reportage finisce qui: “Ci trattano da barboni”

La stecca di via San Bernardino da Siena 45 ha, come sempre, un’aria sonnolenta. Annoiata. D’altronde ha le sue ragioni: è là, abbandonata a se stessa. Periferica. Periferica a se stessa e a un numero ormai difficilmente quantificabile di amministrazioni varie per foggia e colori.

Sono 18 gli alloggi pubblici in pancia alla stecca, che accenna qualche movimento con brio – lento, macchinoso – soltanto sul retro, tra balconi malinconici, anfratti bui, corridoi angusti. Otto appartamenti – praticamente la metà – sono murati. “Sennò ci entravano gli abusivi”. La politica del mattone in senso pieno, insomma.

Un celebre film di Pupi Avanti si intitola “La casa dalle finestre che ridono”. Qui l’immagine è più di palpebre chiuse, cementate. O una lunga bocca con i denti cariati.

Dentro la stecca, la vita, più che scorrere, tende a frammentarsi in tante microesistenze, non è ben chiaro se comunicanti tra loro o soltanto in relazione al moloch di cemento che sonnecchia con gli inquilini in grembo. Ci sono il marocchino, il tunisino, quello che viene definito – se a torto o a ragione non si sa – l’abusivo, il comasco e il calabrese. Ma non è una barzelletta. O se lo è, non fa ridere.

“Ci trattano come barboni”. Non era nemmeno cominciato il classico “reportage dalle case comunali” quando è schioccata questa frase E allora, cosa vuoi chiedere di più, cosa vuoi fare il giornalista da (placido) assalto quando – serafico, fatalista – il primo inquilino ti mette il titolo in mano e chiude ogni altra possibile discussione? Niente, non c’è altro da aggiungere. Sì, puoi cercare di descrivere in mille modi quell’assurdità di 8 ingressi fatti di mattoni, quelle speranze di alloggio negate da anni e anni. Ma alla fine quella sentenza popolare e le finestre cariate spazzerebbero via le parole come la forfora dalle spalle.

Puoi descrivere il verde selvaggio che “se non ci pensiamo noi, la foresta ci mangia”. Puoi parlare dei vetri rotti alle porte d’accesso alle palazzine, a quelli infranti sulle scale, puoi far vedere i rottami nel giardino, il motorino fatto a pezzi dagli zombie in un anfratto o il furgone di ruggine dall’altro lato del cortile. Infatti, nelle 3 gallery, quel minimo sindacale lo abbiamo fatto. Ma ci sarebbe ancora da descrivere il citofono che va se lo decide lui, il cancello che si chiude se lo decide lui, il divano sudicio che troneggia tra le aiuole interne. Ci sarebbero molte cose da fare, senza un verdetto già pronunciato.

E quindi, cosa vuoi aggiungere, con l’ennesimo, inutile reportage di provincia, quando ti dicono che “ci trattano come barboni”. Niente, prendi e torni in redazione dove le politiche abitative pubbliche tornano a essere una sigla come tante. Come sempre. Per sempre, probabilmente, in via San Bernardino da Siena, periferia della bella, bellissima Como.

  1. massimo patrignani

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