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AUDIO De Santis (tra scarpe e sassolini): “Nessun privato mette le mani su Ticosa. E’ umiliante lo si dica”

“Non c’è nessun privato, nessun privato, che vuol metter le mani sulla Ticosa, come ho letto, per diventare ricco. E’ una cosa che umilia, umilia veramente il lavoro che è stato fatto”.

Che un tradizionalmente prudente Paolo De Santis si tolga le scarpe per eliminare qualche sassetto (macigno) è cosa che, credete, da sola rappresenta una notizia.

(Fotoservizi, copertina e audio: Matteo Congregalli)

Che lo faccia in un contesto pubblico, accidenti, è da annoverare negli annali delle cronache comacine.

Tant’è: è successo. Questa sera in biblioteca.

L’imprenditore, da settimane al centro del dibattito politico e cittadino per il progetto Ticosa (elaborato con l’egida-cappello del suo pensatoio: Officina Como) ha raccontato e descritto il sogno di un Hub Creativo nella spianata di via Grandi (qui).

Ne abbiamo parlato a lungo su queste pagine (giusto un paio di esempi):

La Ticosa di De Santis verso il requiem. Ma l’imprenditore rilancia: “Como, vieni e seguimi”

 VIDEO Butti-Magatti-Ruffo: clamoroso “requiem” bipartisan sulla Ticosa di De Santis

Ecco, in queste ore, auditorium saturo, De Santis ha ribadito il senso del progetto (Hub della Creatività, rilancio di un’area, valore cittadino, housing sociale, trovate tutto nei link sopra) ma soprattutto ha risposto a quello che ha definito un “bombardamento”. Colpi inferti, si deduce dalle parole dell’imprenditore (“ho letto”, spiega), da una parte della stampa cittadina (la cronaca di queste pagine, poi, riporta anche il secco no della maggioranza, e non solo, di governo a Como – qui – e di diverse categorie – qui).

Riportiamo la parte centrale dell’intervento di De Santis (sotto l’audio).

Noi abbiamo fatto la proposta al sindaco circa un mese fa. Era una proposta, abbiamo detto: “Se vi interessa lavoriamoci assieme”. L’area è del Comune e il Comune deve essere attore protagonista di questa cosa. Non c’è nessun privato, nessun privato, che vuol metter le mani sulla Ticosa, come ho letto, per diventare ricco. E’ una cosa che umilia, umilia veramente il lavoro che è stato fatto.

Dico solo che bisogna rispettare anche: siamo andati a cercare la migliore finanza che c’è in Italia, il miglior capitale, il più pulito, il più generoso che c’è. Fondi che investono in programmi di sviluppo territoriale, in questi programmi. Fondi dormienti che non chiedono un rendimento speculativo, che vanno a un rendimento di 30, 40 anni e si accontentano di remunerare il capitale. Questo abbiamo fatto: è incredibile quello che è accaduto di leggere in questi giorni. Questo capitale era disponibile a mettersi al tavolo con il Comune per poter ragionare, far crescere quest’idea.

Poi si poteva discutere di tutto, nell’ambito di una quadratura del cerchio. Perché progetti di questa natura fanno fatica a stare in equilibrio, altro che diventare straricchi. A parte il fatto che la concessione di 99 anni sarebbe stata pagata, una concessione non è gratis. Si paga e si negozia con l’Amministrazione, naturalmente con un controvalore negli anni. Basta fare i conti.

Tutto questo era possibile in una quadratura economica che potesse almeno rendere fattibile l’operazione. Sull’Hub sarebbero stati preziosi i fondi di Fondazione Cariplo. Questo giustifica l’accelerazione dell’idea, è stato possibile ai tempi di ComoNext, pensavamo che con un forte impegno di tutti, questo potesse avvenire. Non è avvenuto, non avverrà. Il messaggio di oggi è riflettiamo sui bisogni di questa città che sono tanti. Se parliamo di sviluppo e futuro dobbiamo parlare di cose di questa natura, ce ne potranno essere di diverse e migliori, non imponiamo niente e non facciamo guerre. Vogliamo porre una questione, vogliamo dire che la Ticosa è importante. Investiamo sul futuro di qui a 30 anni.

Qui l’audio dell’intervento:

  1. upocattivo

    Con riferimento alle dichiarazioni di De Santis, consentitemi di citare un vecchio motto popolare: “La prima gallina che canta è quella che ha fatto l’uovo”.

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