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Cara signora Benita, ci perdoni. Ma la sua dolcezza ci ha fatto sentire tutti nipotini

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Cara signora Benita, lei ci perdonerà, speriamo. Ma davvero, non potevamo fare altro, non c’era altra scelta.

Non ci conosciamo personalmente e se volessimo fare i giornalisti “cattivi” con noi stessi dovremmo anche spiegare e spiegarci che senza una verifica, un contatto preventivo, una stretta di mano o un caffé, da professionisti non dovremmo pubblicare nella forma di articolo i commenti ad altri “pezzi”.

A volte, però, la bellezza perfetta e struggente di un insieme di parole può travalicare alcuni cardini di questo mestiere e (senza lasciare grandi sensi di colpa) far apparire persone, voci, suoni e colori davanti agli occhi. Anche senza essersi mai visti, anche se fossero personaggi di fantasia.

Dunque, signora Benita, il profumo di una Como che forse non c’è più, la delicatezza del suo ricordo, le piccole emozioni in bianco e nero che ogni riga del suo commento contiene diventeranno un articolo a sé. Anzi, lo sono già. Qui sotto.

Ci perdonerà, ma al bello e alla dolcezza, soprattutto di questi tempi, non si può dire no. A maggior ragione quando il potere di un ricordo fa tornare tutti nipotini di una città.

Di seguito, quindi, ecco il testo del commento esattamente così come lasciato in origine dalla nostra magnifica lettrice Benita Fumagalli all’articolo Como, l’eleganza di un addio. Chiude “Croci”, la boutique delle comasche nel cuore di Vitrum

Ho 90 anni e ho abitato dalla nascita ,fino al giorno del mio matrimonio l ’11 maggio 1957 , in via Dante .

Ho conosciuto quindi molto bene la Signora Monica , fondatrice di un’Attività (nelle foto in bianco e nero, ndr) alla quale ha dato tutta la sua voglia di fare , la sua grande capacità , il suo piacere di accontentare i clienti ,il suo sorriso e la gentilezza .

Per tutti ….. andare dalla Monica …. era cosa naturale e spontanea ; il negozio , per nessuno degli abitanti del quartiere di San Martino era “Croci” ; per tutti era la “Monica” .

Nella zona era l’unico negozio di merceria , se ben ricordo , fatta eccezione per un altro molto piccolo , che si trovava in v.Carloni …. la “Clotilde” .

Dalla Monica si trovava tutto ciò che serviva , passamaneria , spille da baglia , fermagli per i capelli , articoli vari di merceria , e in tempo di guerra , in vetrina era esposto un cartellino che diceva : – Si rimagliano calze – In quegli anni le donne usavano ancora le calze di seta con la cucitura in mezzo alla parte posteriore e , spesso e volentieri si sbagliavano; non erano i tempi dell’usato e getta e le calze andavano riparate a dovere …. e non era cosa molto facile !

Per questo , persone abili si offrivano per rimagliare le calze , con una modesta ricompensa .

Ricordo la Monica con affetto e simpatia ; ho conosciuto anche chi l’ha succeduta ed ho visto il negozio rimodernarsi ed ampliarsi con più articoli : da merceria è divenuto anche punto di vendita di capi d’abbigliamento , di maglieria e di quanto potesse interessare all’affezionata clientela .

Quanti ricordi piacevoli affiorano alla mente di una novantenne !!

  1. Claudio Biffi

    Come ho commentato nell’altro articolo, molto toccante il racconto e molti complimenti alla Signora Benita per la lucidità e la capacità di articolare alla sua età.

  2. Albertina Guazzaloca

    ….splendido articolo, meno splendido l’italiano usato…..spille da balia!!!

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