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C’è del marcio a Cernobbio. Le case popolari tra muffa, cloaca e malattia

C’è del marcio nel luminosissimo regno di Cernobbio. Per trovarlo basta addentrarsi in via Nazario Sauro, al 24. Dietro a un cancello, dentro una corte antica, negli alloggi comunali in gestione ad Azienda lombarda per l’edilizia residenziale (Aler), famiglie e anziani malati convivono con degrado e abbandono.

Cinzia ci apre la porta di casa sua, un vecchio magazzino convertito ad abitazione.

“Siamo arrivati nel 2006. Doveva essere tutto temporaneo – racconta la donna – tredici anni dopo siamo qui e non abbiamo spazio. Mia figlia Giorgia dorme ancora sul divano nonostante la scoliosi”.

Aria fredda filtra dalla porta d’acciaio. Non c’è vespaio a isolare il pavimento. L’umidità ha fatto crescere muffa dietro alle piastrelle del bagno che sono gonfie, sul punto esplodere. Nemmeno gli armadi si salvano, racconta Nicholas, il figlio 24enne di Cinzia: “Abbiamo dovuto buttare via tanti vestiti pieni umidità”.

Sul retro, una cloaca a cielo aperto collega in serie il bagno di Cinzia ad altre due abitazioni: “A volte il vicino mi deve avvertire quando tira l’acqua. In quel modo posso aprire lo scarico, per non finire con la fogna in casa”.
La donna racconta di avere un tumore neuroendocrino e di aver avuto un ictus nel 2015: “Sono invalida. Questa casa non ha aiutato la mia salute. Ho chiesto un alloggio sostitutivo ma il Comune mi ha detto che non ci sono alternative”.

Di scala in scala, le storie non cambiano. Dimore per indigenti diventano prigioni per malati. Carmela vive all’ultimo piano di una delle case di ringhiera. “Vivo qui con mio fratello che deve spesso ricorrere alla dialisi – spiega – non riesce a fare le scale, ovviamente”.

Per chi è ancora in salute, come Pierluigi Ceresa, 65 anni, e la sorella, Teresa Eda, 83, quattro mura infestate di muffa sono, però, il solo posto da chiamare casa.
“Speriamo che il Comune possa porre rimedio alla situazione. Vogliamo rimanere qui,” ci spiega l’uomo, mentre indica le macchie verdi che dagli stipiti delle finestre si allargano sui muri, dietro ai pensili. “Io non me ne voglio andare – gli fa eco Teresa – sono qui da vent’anni”.

Nella notte del 2 marzo scorso, gli abitanti di via Nazario Sauro 24 hanno visto un incendio divorare il tetto di uno stabile vicino. “La gente ha paura – spiega Massimo Casnati, uno degli abitanti del condominio – nel quartiere ci sono tante case vecchie: private, del Comune o di Aler. Chiediamo più controlli”.

“Abbiamo messo 20mila euro a disposizione di Aler. Aspettiamo di concordare gli interventi – ha detto Matteo Monti, sindaco di Cernobbio, rispondendo agli inquilini che richiedono un cambio di alloggio – purtroppo il numero di immobili è quello e ci sono delle graduatorie apposite”.

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L’articolo che avete appena letto è stato pubblicato su ComoZero settimanale, in distribuzione ogni venerdì e sabato in tutta la città: qui la mappa dei totem.

  1. Angela

    Si beh, ma parliamo anche di gente che si aspetta che paghi tutto il comune, gente che non cambia nemmeno le lampadine delle scale perché spetta al comune, gente che mette la lavatrice fuori casa, scarpiere e mobili da interno fuori dalla porta. Gente che organizza grigliate in cortile e mette musica a palla fregandosene della libertà altrui. Ma sta gente lo sa che esistono delle regole nei condomini? Io ci vivo da 51 anni in condominio e per 20 ho abitato proprio in quelle case lì, quando erano di proprietà privata e non ho mai visto un degrado simile.

  2. Clara Monge

    Concordo con la signora Angela,

  3. Piero

    La manutenzione ordinaria spetta al l’inquilino quella straordinaria al proprietario.
    Detto questo se non c’è univocità di intenti i beni immobili in pico tempo si degradano e poi diventa molto più oneroso sistemare i problemi.

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