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Como e Unesco, non è un addio, anzi. Landriscina, Vitali e Brunati promettono: “Il sogno continua”

Ieri abbiamo anticipato da queste pagine la nomina di Bergamo e Biella quali nuove Città Creative Unesco.

Città Creative Unesco: scelte Bergamo e Biella. Como non molla e punta al 2020

Dopo le prime reazioni, link sopra, una lunga e realisticamente ottimistica (in vista della già annunciata prossima candidatura 2020-2021) analisi del percorso compiuto e dei successi comunque raggiunti fino a oggi è stata diffusa dal Comune di Como. La riportiamo integralmente:

L’annuncio ufficiale è arrivato nel tardo pomeriggio di ieri quando sul sito dell’Unesco è stato pubblicato l’elenco delle città ammesse nell’Unesco Creative Cities Network. Tra le centinaia di candidate di tutti i Paesi del mondo aderenti all’Unesco ne sono state designate 66 e per l’Italia Bergamo e Biella.

Escluse, per ora, Como e Trieste. Va rimarcato che la nostra città è stata promossa dall’Unesco Italia per rappresentare il nostro Paese a livello mondiale. Il lotto delle pretendenti italiane era costituito da una decina di città, tra cui centri importanti come Firenze, ma solo quattro sono state indicate per l’Italia: Como, Bergamo, Biella e Trieste. Va ancora ricordato, a merito della nostra città, il plauso dell’Unesco Italia che ha scelto Como per rappresentare il nostro Paese esprimendo un’approvazione con il massimo dei voti per i progetti presentati.

Como e Trieste, pur essendo state valutate molto positivamente, hanno pagato il limite posto nel bando Unesco di designare solo due città per ogni Paese. Inoltre, c’era il vincolo di non poter attribuire il titolo a due città dello stesso Paese candidate nello stesso settore (Cluster). C’è stata dunque una sfida tutta italiana tra le quattro città indicate a rappresentare l’Italia davanti all’Unesco internazionale e poi un derby tra Como e Biella perché entrambe dello stesso settore e una sola delle due poteva essere designata.

Il sindaco Mario Landriscina, il presidente del Comitato “Como Seta” Stefano Vitali e il focal point della candidatura Unesco Daniele Brunati affermano che per la città e il distretto tessile non significa la fine di un sogno, ma una tappa intermedia di un percorso avviato ormai da più di un anno e che ha già generato effetti largamente positivi nella società comasca.

Il Comitato esprime già la volontà di riprovarci avendo fondate ragioni e importanti motivazioni. Prima di tutto si è creato un gruppo di lavoro che ha lavorato spesso in silenzio e generato una collaborazione positiva tra le varie componenti della comunità coinvolte nel settore della seta e del tessile. Importante è anche la preziosa condivisione che si è sviluppata tra tutte le realtà comasche del settore: dalle imprese alle associazioni di categoria, dagli enti pubblici al mondo della scuola e della cultura.

Queste considerazioni, oltre a costituire un pubblico e sentito ringraziamento a tutti coloro (enti, associazioni, fondazioni, scuole, realtà culturali, imprese e singoli cittadini) che hanno lavorato al progetto, possono essere una base su cui fondare la ripartenza per la candidatura di Como al prossimo bando Unesco.

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