Attualità

Coperte-tenda, strada-gabinetto, senzatetto soli, residenti furiosi. Bernasconi: “No intolleranza ma no provocazioni”

E’ bene spiegare che chi ci manda la foto d’apertura, persona che per ruolo sociale chiede anonimato, lo fa certo per sottolineare un generalizzato (e legittimo) disagio dei residenti di via Mentana (e limitrofi) esasperati dal degrado ma, in parallelo, spedisce le stesse immagini con l’intento di rafforzare la richiesta di un dormitorio pubblico a Como, aperto dodici mesi l’anno 7/7.

Tema che ha scandito a metronomo le cronache di quest’anno creando e distruggendo (almeno in parte) assi inattesi e bipartisan. Stesso tema che nel contempo ha evidenziato chiaramente una sorta di ipnotica (impaurita?) sospensione del giudizio (salvo dichiarazioni pubbliche a volano impazzito e senza esito) dell’amministrazione cittadina.

Ph: Pozzoni

Comunque la si pensi o la si voglia raccontare la situazione d’accampamento tra via Mentana, Ex Chiesa di San Francesco, Liceo Volta, eccetera segnala fatti che (su queste pagine e su ComoZero Settimanale abbiamo provato a documentarlo centinaia di volte: qui) esigono una risposta politica chiara, finanche definitiva, in un senso o nell’altro.

Ph: Pozzoni

Una questione sociale che non può concedere al dovere umano (all’emergenza continua) il limbo permanente in cui galleggia la situazione dei senzatetto (italiani o stranieri, non importa: persone).

Giacché non basta la pura – nobilissima e essenziale – azione del volontariato cattolico e laico (senza Caritas e Como Accoglie, è fuor di dubbio, l’inverno scorso sarebbe passato in una situazione di tragedia reale e permanente).

Foto di stamani, muri che diventano vespasiani improvvisati

Ed è affatto peregrina la richiesta di chi vive la zona: attenzione, pulizia, sicurezza, niente vespasiani pubblici (tanto che gli stessi volontari di Como Accoglie accompagnati dai senzatetto si sono mossi per un’azione di completa bonifica della zona: qui la cronaca e le foto).

Parliamo della somma di due ragioni, non di due torti. A ciascuna delle parti spetta pari dignità (che sia davvero pari, però, poiché raccontiamo storie di persone che, chiuso Emergenza Freddo, non vivono felicemente sotto i colonnati della ex chiesa).

“Sono provocazioni che non vanno bene” dice il direttore della Caritas, Roberto Bernasconi, a proposito delle coperte stese, a mo’ di mezzo separé fuori dal padiglione “nuovo” del mercato coperto.

“Attenzione – rincara – perché provocazioni di questo tipo nascono dalla rivendicazione che alcuni volontari fanno al Comune. I senzatetto, inconsciamente, diventano strumento di questi argomenti, anche giusti, ma rischiano di mettersi in cattiva luce e pagarne le conseguenze”.

Giusto pochi giorni fa, come anticipato da ComoZero, si è saputo che parte del centro Cardinal Ferrari (sede di Emergenza Freddo) sarà venduta. Qui:

Rivoluzione in città. Addio (a metà) Cardinal Ferrari: residenza per anziani con parcheggio pubblico. Incognita Emergenza Freddo

Angelo Palma, presidente della Fondazione Cardinal Ferrari, è stato molto chiaro, Emergenza Freddo ha, al massimo (ma massimo) una stagione ancora: “Ora vediamo come procede la burocrazia, quali tempi si darà il Comune per visionare il progetto. Se anche le cose andassero per le lunghe Caritas potrà utilizzare gli spazi al massimo fino a marzo 2020 e dovrà pensare al futuro”.

Che dice Bernasconi? “Dico quello che ho sempre detto ci attrezziamo per andare avanti anno prossimo. Bisogna definire, al di là di quanto dice Palma, quale sarà la disponibilità del Cardinal Ferrari. Ovviamente stiamo cercando soluzioni alternative”.

Quali?
Ci sono alcune opzioni, stiamo scegliendo.

Si dice ci sia tensione con la Fondazione. Pare che qualcuno si sia appellato direttamente al vescovo, Oscar Cantoni, perché facesse da mediatore tra loro e voi
Non mi risulta, sono con Palma nel consiglio di Ozanam. Non ci sono polemiche inutili e ci siamo parlati serenamente.

Per dire cosa?
Le due cose (vendita Cardinal Ferrari e nuova sede Emergenza Freddo, Ndr) vanno avanti in parallelo. Meglio se potremo restare un altro inverno in via Sirtori ma stiamo lavorando a un’alternativa. Sono tranquillo.

Sempre convinto che serva un’accoglienza di secondo livello senza dormitorio permanente? (Qui l’intervista-scossone di qualche tempo fa)
La mia idea è un’altra e ci sto lavorando. La mia idea è sempre per la seconda accoglienza, servono gli strumenti. Chi vive in strada deve riprendersi la propria vita. Parliamo di persone che da anni girano così, senza domandarsi come uscire da quello stato. Il disagio è enorme, a molti di loro basta la strada. Non cercano altro. La seconda accoglienza permette il reinserimento.

Intanto a Como nulla si muove.
E’ una città faticosa. Per la maggioranza dei cittadini e della nazione c’è questa brutta malattia dell’intolleranza verso il diverso.

 

  1. Luisa Corti

    Ma il giro d’Italia è andato bene… Como è a livello mondiale di visibilità…

  2. Carlo B

    Due anni di amministrazione DCX (di destra con pochissimo centro), dopo ripetuti perentori proclami i fatti sono sotto gli occhi di tutti, i migranti, che dovevano rapidamente sparire, presenziano ovunque, giardini a lago sempre più supermarket di spaccio, in città mendicanti ovunque, venditori abusivi in ogni dove, e purtroppo diffusi piccoli accampamenti di disperati
    Il governo del dire e del non fare

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