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Cosa fanno 25 architetti svedesi a Como? Ricordano alla città il tesoro immenso che possiede

Cosa ci fanno 25 architetti svedesi all’asilo? Non un asilo qualsiasi, sia chiaro, ma l’asilo di Como per antonomasia: il Sant’Elia.

Semplicemente è stata una delle tappe di un pomeriggio alla scoperta dei monumenti razionalisti comaschi per un nutrito gruppo di professionisti di un importante studio di Stoccolma (quello dell’architetto romano, svedese d’adozione, Alessandro Ripellino) che ha espressamente chiesto di inserire la fermata comasca a margine del “Mini Grand Tour” di questi giorni alla scoperta delle architetture milanesi.

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Trait d’union tra Como e la Svezia è stata Marina Botta, sorella dell’ex sindaco Alberto, docente e titolare di due studi: uno a Stoccolma e l’altro a Como.

Grazie a Botta e al collega Davide Adamo, che ha organizzato le visite e accompagnato il gruppo lungo l’itinerario, la piccola delegazione svedese oggi ha visitato, oltre all’Asilo Sant’Elia, anche la mostra in Pinacoteca “Giuseppe Terragni per i bambini”, la Casa del Fascio, eccezionalmente aperta per una visita guidata da Attilio Terragni.

Poi il Novocomum, dove sono stati ricevuti dal Presidente dell’Ordine degli Architetti Michele Pierpaoli e dall’architetto Augusto Roda che ha aperto per loro il suo appartamento.

Dopo un’estate in cui non si è parlato altro che di promozione, indotto e ritorno d’immagine e che ci ha abituati (sempre l’estatissima lariana) a un turismo patinato e scenografico da un lato, e alle code per i battelli e la funicolare dall’altro, è doveroso ricordare (alla città ma soprattutto a chi l’amministra) che esiste anche un altro filone turistico, forse meno noto ma certo non meno importante: quello di un turismo colto (sia chiaro non nell’accezione snob, anzi, viceversa seriamente culturale e scientifico) che ha enormi potenzialità che Como non sembra aver ancora davvero recepito.

E l’esperimento, è perfettamente riuscito. L’apertura e il diverso utilizzo dell’asilo Sant’Elia durante l’estate è un esempio di quanto si possa (e si debba) fare per rendere conosciuto e fruibile a tutti, non solo agli esperti del settore, questo patrimonio.
Perché non dimentichiamoci che Como, prima che sulle riviste di moda e sui profili instagram dei Vip, è sui libri di architettura e di storia dell’arte di tutto il mondo.

  1. luciana

    Grandi feste esclusive e privatissime per miliardari, street food per i peones. Danze e canti, per entrambi.

    Épater le bougeois … e brioches per il popolo.

    Avanti dritti così.
    Fra balli e canti, cori plaudenti e peana.

    La Como che conta.
    Conta la grana, e la volatilizza in opere futili, talvolta faraoniche.
    D’effetto, non d’affetto.

    Perchè calpestare radici centenarie, per far crescere bulbi d’ orchidee, sarà pure d’effetto.
    Colorato, sorprendente e modaiolo…
    Ma l’ombra dei secoli di storia, s’assottiglia, senza più coltivo, senza fornire sopravvivenza di radici e rami.

    Cadono in pezzi musei e monumenti…
    Che c’importa?
    Le cicale, continuano a frinire …sinchè dura l’estate…
    ??

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