Attualità

Da un’idea di Attilio Terragni: Casa del Fascio e basta, senza più il prefisso “ex”

Dov’era, e su questo nessuno ha dubbio. Ma anche (chiamata) com’era: ossia soltanto Casa del Fascio, senza il prefisso “ex”.

Non è una novità assoluta la disputa sul reale nome del capolavoro razionalista di Giuseppe Terragni, realizzato tra il 1932 e il 1936 e – c’è bisogno di sottolinearlo? – nato per ospitare le gerarchie del Partito Nazionale Fascista nel cuore del Ventennio. Divenuto poi simbolo del regime da abbattere e infine abbattuto, l’edificio fu oggetto anche di assalti e spoliazioni trovando “pace”, per così dire, soltanto con l’arrivo della Guardia di Finanza che ne ha tuttora il Comando provinciale.
Non si contano più, tanti sono stati, i dibattiti – tendenzialmente fumosi e senza alcun aggancio alla realtà – per destinare l’edificio a usi diversi rispetto all’essere una caserma, con netta prevalenza di un’astratta ipotesi museale. Naturalmente, non se n’è mai fatto nulla.

Forse, allora, si potrebbe partire dalle piccole cose ancorché per taluni probabilmente ancora “scandalose”. Ovvero – gettando una volta per tutte nel water l’inesistente definizione di “Palazzo Terragni”, ahinoi ancora molto diffusa – e come suggerisce l’architetto Attilio Terragni ridare la denominazione storica e netta al capolavoro del maestoso avo: “Casa del Fascio”, senza quell’ex davanti riportato anche dalla cartellonistica ufficiale.

Un’ipotesi rilanciata dall’architetto proprio stamani, in un breve scambio via social dopo la pubblicazione di una foto storica dell’edificio, con tanto di maxi Duce e bandiere naziste esposte (la tendenza a fare del capolavoro razionalista un grande “stendino” per propaganda politica è proseguita in parte anche con l’avvento della Repubblica democristiana e parzialmente socialista).

“E Casa del fascio va bene ma solo per via dell’italiano medio – ha commentato Attilio Terragni nello scambio via chat – in tutto il mondo, in ogni Universita sulla Terra questa è e sarà la Casa del fascio di Como. La storia non la si può cambiare a piacimento. Il bluff dura poco, nel bene e nel male è andata così. Solo Casa del fascio: e poi vogliamo avere per esempio ex palazzi reali, ex terme romane, ex crematorio, siamo pieni di ex!”.

E all’obiezione (del sottoscritto) sul potenziale significato politico attribuibile alla ristabilita “Casa del Fascio-senza ex”, come possibile sorta di legittimazione ex post anche di ciò che ospitò nella sua funzione originale, vedasi alla voce regime fascista, Terragni è stato secco: “Ahahah… sei uno della forma segue la funzione…. stereotipo da bar….”. Tombale.

Chissà: sarà pronta Como a salutare – non romanamente, si presume – la Casa del Fascio senza prefisso?

redazionecomozero@gmail.com

  1. Abordiga

    Così ci prepariamo al ritorno…

  2. Carlo

    ….al ritorno della cicoria al posto del caffè…delle scarpe di cartone…della retorica stucchevole….di un regime militaresco sconfitto militarmente: teniamoci Parazzo Terragni e guardiamo al futuro.

  3. mssmm

    ” non sono un monumento, non voglio essere un museo, non sono una casa chiusa, non voglio essere una cosa morta ; sto benissimo così, svolgo una funzione utile e sono sempre disponibile ( non sono un palazzo, casa del fascio è il nome, non mi piace, ma pensate se mi avessero chiamato Adolf o Benita ) ”

    mssmm : la foto è incredibile sembra un black death metal P.A. system

  4. G.

    Il “razionalismo” non è altro che un gusto architettonico, artistico ed urbanistico che nel Novecento riscopre ancora una volta lo stile classico, come tempo prima aveva già fatto il neoclassicismo settecentesco e il rinascimento italiano. Se si guarda al mondo di quegli anni si trovano esempi di questa moda ad esempio negli Usa, con la realizzazione di edifici e di quartieri concepiti diversi anni prima delle opere “fasciste”. Furono pertanto i regimi totalitari dell’epoca ad appropriarsi indebitamente di questo gusto che già esisteva prima del loro avvento, forse perché caratterizzato dallo stile rigoroso e dal taglio ‘militare’. Per questo mi fanno sempre sorridere coloro che buttano tutto questo mirabile patrimonio culturale nella congerie della politica e dell’ideologia, dando adito a una stupida damnatio memoriae.

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