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Dai rasoi nazisti ai coltelli in ceramica. Quasi cento anni di lame affilate in Borgovico

Se dici Via Borgovico vecchia ti viene subito in mente che ce n’è anche una nuova ed è subito porfido Vs asfalto, vecchie case Vs condomini (si, anche ville, ovviamente), una via dove non passa quasi nessuno Vs una via in cui passerebbero anche più macchine, se potessero. Insomma, via Borgovico vecchia è da sempre un mondo a sé con un’anima speciale che poche vie hanno saputo conservare. E se l’anima avesse un nome e un’età, quello dell’anima di via Borgovico vecchia sarebbe di certo Riccadonna. E avrebbe quasi 100 anni.

“ Ha iniziato mio nonno nel 1922 e qui è rimasto tutto esattamente uguale ad allora” racconta Sergio Riccadonna, terza generazione di arrotini, dietro il bancone di un negozio in cui il tempo sembra aver trovato l’equilibrio perfetto (cosa rara) tra tradizione e modernità.

Condita con una passione tutt’altro che scontata. E, tra coltelli di ceramica di ultima generazione e la mannaia del nonno che qualcuno ha portato ad affilare, racconta una lunga storia che parte dal nonno Giuseppe partito in cerca di fortuna dalla Val Rendena, in Trentino, (la “valle degli arrotini”) e arrivato a Monza da certi parenti che avevano una coltelleria storica. Era bravo, il nonno. Talmente bravo che dopo tre anni si era già messo in proprio ed aveva rilevato il negozio dell’arrotino Petazzi in via Borgovico “grazie a un prestito stipulato con una stretta di mano con i parenti di Monza. Poi, un po’ alla volta, abbiamo comprato l’intero stabile. E da allora il negozio non ha mai chiuso, se non per pochissimi giorni di ferie “ racconta il nipote mostrando il cartello che avvisava la clientela della chiusura per le “ferie annuali” nell’agosto del ’42, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale.

“Sa perché non abbiamo chiuso durante la Guerra? Perché mio nonno era il bravissimo ad affilare i rasoi e, quando si era insediato a Milano il comando della Wehrmacht (le forze armate tedesche) e bisognava affilare i rasoi dei soldati, qualcuno aveva detto che il migliore era “il Pino di Como”. Così aveva iniziato a lavorare per i soldati. Mia nonna la sera andava in stazione a prendere i rasoi e mio nonno passava la notte ad affilarli cambiando 6 o 7 ruote per ogni lama. E poi al mattino la nonna li riportava in stazione per spedirli a Milano”.

E finita la Guerra? “Ci siamo specializzati negli strumenti agricoli, perché in questa zona già cominciavano gli orti e i campi: falci, falcetti, tenaglie da maniscalco, strumenti per la macellazione. Vendevamo anche sementi. Oggi invece ci siamo specializzati sulla coltelleria”.
E a questo punto gli si illuminano gli occhi e si apre un mondo di cui conosce tutti i segreti, e tutti i difetti.

“Adesso va di moda cucinare, basta guardare Masterchef e siamo tutti cuochi. Purtroppo, però, parallelamente non c’è stata un’educazione agli strumenti. Bisogna saper scegliere coltelli all’altezza di certe preparazioni ma, soprattutto, bisogna saperli trattare come si deve”.

Cioè?
Da me vengono i ragazzi che frequentano le scuole per diventare cuochi, si comprano coltelli da 150 euro ma quando gli dico di comprarsi anche la pietra per affilarli mi guardano sbalorditi – racconta- Non serve a niente comprarsi un super coltello se poi non lo si sa tenere in ordine. Il coltello è l’oggetto più antico inventato dall’uomo e ha bisogno di manutenzione costante”.
Per quello ci sono gli arrotini come lei, no? “No, io non sono un affilatore. Sono un rettificatore, diciamo quello che da la convergenza al coltello.

In che senso?
E’ come con una macchina. Le gomme te le puoi gonfiare anche da solo ma quando devi fare la convergenza devi andare per forza dal meccanico. Dall’arrotino devi andare una o due volte all’anno, per il resto devi pensarci tu. Affilare i coltelli, per un cuoco, è come fare benzina alla macchina. La devi fare se vuoi correre”.

Quindi, chi sono i suoi clienti?
A Como siamo in due a fare questo lavoro e i clienti non mancano, persino dalla Svizzera e dal centro lago. Ma i clienti migliori sono i grandi alberghi e i ristoranti.

Lei è giovane ma non ha figli e lavora da solo. Un domani chi erediterà questa attività e tutta la sua storia?
Vedrò di trovare qualcuno nell’ambito dell’Associazione Arrotini. Ci sono tantissimi ragazzi che si avvicinano al mondo della coltelleria, anche per costruire da zero i coltelli. E capita che rilevino le coltellerie già avviate. Siamo il negozio più antico della via, non scompariremo di certo.

  1. Paolo Sciarta

    Bravissima Chiara, che hai aperto uno squarcio visivo sulla nostra Borgovico vecchia !! Sicuramente tra le strade più affascinanti di Como, vitale grazie ai suoi artigiani, ristorantini ed atelier d’ artisti. Gli unici a non accorgersi della sua potenzialità e della sua bellezza sono sinora purtroppo stati gli amministratori della città che l’ hanno lasciata al ruolo di corsia veloce ( fino a che non ci scappi il morto) di automibilisti che sfrecciano cercando di by passare il traffico di v.le Masia e v.le Innocenzo ! Per non parlare del fondo sconnesso e dei sampietrini mancanti e delle tooppe d’ asfalto ! Bravi giornalisti ad informare la cittadinanza e a pungolare chi di dovere. Un residente.

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