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Dormitorio, lettera di Como Senza Frontiere al sindaco: “Esclusi Caritas, Arci, don Giusto. Perché?”

Sembra infrangersi la tregua tra mondo del volontariato e Comune di Como sul tema del dormitorio permanente per i senzatetto. Dopo un lungo periodo di dialogo e aperture reciproche, oggi Como Senza Frontiere ha diffuso una lettera che – pur senza esarcerbare il clima – chiede con forza e urgenza un’iniziativa dell’amministrazione e non mancano le critiche per l’atteggiamento complessivo del Comune. Il testo è stato inviato al sindaco Mario Landriscina e a tutto il consiglio comunale.

“L’istituzione di un secondo dormitorio pubblico a Como appare sempre più lontana – si legge nel comunicato – Nonostante la mozione, votata durante l’estate in Consiglio Comunale, impegni l’amministrazione ad individuare un immobile, eventualmente anche di proprietà di terzi, la giunta ha immediatamente abbandonato la soluzione diretta”.

Giunta Landriscina

“Dopo aver liquidato con evidente superficialità il nucleo centrale della mozione, il sindaco Landriscina e l’assessore Corengia sono passati alla fase due: il coinvolgimento dei privati per l’individuazione di un immobile da adibire a dormitorio – prosegue la nota – E in questa seconda azione l’amministrazione dimostra di avere una visuale molto parziale e discutibile del sistema dell’accoglienza comasco”.

Parte la mostra, via i senzatetto che non ci stanno: uno in Questura l’altro al Comando

Tra le recriminazioni di Como Senza Frontiere, c’è il fatto che “sui 21 ventuno destinatari dell’appello di Landriscina sono esclusi molti di quei soggetti che hanno creato la rete dell’accoglienza e dell’inclusione nel nostro territorio” – Qui la lettera inviata dal primo cittadino

Per citare pochi esempi per tutti, “non vi è traccia della Caritas, né della parrocchia di Rebbio e neppure dell’Arci provinciale che già nel 2016-2017 si era detta disponibile a procedere alla ristrutturazione di uno spazio comunale (individuato nell’ex Drop-in) da integrare nel sistema dell’accoglienza”.

La richiesta finale al Comune è che si “convochi con urgenza un tavolo di confronto sul tema oggetto della mozione che comprenda tutti i soggetti coinvolti a vario titolo nelle politiche dell’accoglienza (comprendendo anche consigliere e consiglieri proponenti originari della mozione)”.

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