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Elizabeth, Italia. Ha sfidato il Decreto Salvini, ha vinto e ora ha la cittadinanza italiana

Elizabeth Arquinigo ha 29 anni ed è di Turate, Como.

La ragazza è arrivata dal Perù ad appena 10 anni e nell’autunno del 2018 ha scritto una lettera aperta all’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini denunciando la trappola burocratica che l’appena varato Decreto Sicurezza rappresentava per le centinaia di migliaia di persone in attesa di un passaporto italiano.

Salvini non ha tardato a rispondere, accendendo così i riflettori sul caso di Elizabeth. che, impiegata come interprete alla Questura di Milano per conto di una cooperativa, ha fatto causa al Ministero dell’Interno dopo essere stata licenziata senza una chiara motivazione. La ragazza ha poi vinto la causa per discriminazione contro il Ministero.

Elizabeth vince contro il Ministero dell’Interno. “Io, discriminata dopo le critiche a Salvini”

Oggi, dopo 2 anni e 3 mesi dalla richiesta, Elizabeth è ufficialmente cittadina italiana. “A dire la verità lo ero ancora prima di ricevere la cittadinanza – spiega, precisando, la ragazza – a causa dell’attenzione per il caso, il mio percorso è stato relativamente più breve di tanti altri che in queste ore mi stanno scrivendo. Paradossalmente, questo ha messo in luce ulteriori diseguaglianze di trattamento”.

Dopo l’ottenimento della cittadinanza, che piani hai per il futuro?
In Italia c’è un 8% di popolazione – gli stranieri senza cittadinanza – che lavora, paga le tasse ma non viene rappresentata politicamente. In futuro mi vedo sempre più attiva su questo tema. In Italia gli stranieri non hanno accesso ai concorsi pubblici, ad esempio, o non possono fare esperienze di studio all’estero. Perché bloccare delle vite intere in questa maniera?

Pensi a entrare in politica quindi?
Serve che le comunità migranti e straniere si organizzino per chiedere maggiori diritti. Occorre dell’antirazzismo concreto e sostanziale che vada oltre le marce del 2 marzo o i raduni delle Sardine che mancano, spesso, di contenuti.

Lo Ius Soli è un argomento che riemerge periodicamente nel dibattito politico, specie per il centro-sinistra. Non si è ancora arrivati a una svolta decisiva però.
Non vedo soluzione di continuità tra il governo in carica e quello precedente con Salvini agli Interni. Basti guardare al mancato annullamento del Decreto Sicurezza. Per concedere lo Ius Soli serve poi coraggio politico. In questo contesto, rimane un paradosso che l’unico ad aver risposto alle mie lettere sia stato proprio un uomo di destra, Matteo Salvini.

Elizabeth da Turate e quella lettera a Salvini: “Non sono italiana per colpa del tuo Decreto” (e il ministro risponde)

Per gran parte della tua vita hai vissuto a Turate con la tua famiglia. Cosa dicono i tuoi della tua esperienza?
Sono fieri di me, ovviamente. Anche loro hanno passato o stanno passando la stessa esperienza. Mia madre ha richiesto la cittadinanza nel 2016, senza ottenere ancora una risposta prevista entro il 2020. Mio padre e mio fratello hanno addirittura dovuto volare in Perù per recuperare il certificato di nascita nel loro paese d’origine sperduto sulle montagne. Questo mette in luce le diversità di trattamento rispetto al mio caso.

Salvini a Como, Ph Matteo Congregalli. Tutti i diritti riservati

L’ottenimento della cittadinanza chiude in qualche modo il cerchio aperto con le lettere a Salvini che hanno dato il via a un percorso tortuoso, specie con la causa contro il Ministero. Rifaresti tutto?
Il mio “calvario” con il Ministero non è ancora finito. Ci sarà un’udienza d’appello a novembre 2020. Però rifarei tutto. Mi sono sentita orgogliosamente italiana quando mi sono appellata allo Stato di diritto per ribadire che la legge è uguale per tutti.

L’articolo che avete appena letto è stato pubblicato su ComoZero settimanale, in distribuzione ogni venerdì e sabato in tutta la città: qui la mappa dei totem.

  1. giorgio

    Pazzesco che pur avendo i requisiti (residente in regola da 10 anni, etc..) uno debba aspettare altri 2-3-4 anni per ottenere qualcosa a cui ha diritto.

    Si devono velocizzare necessariamente le procedure.

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