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Elizabeth vince contro il Ministero dell’Interno. “Io, discriminata dopo le critiche a Salvini”

Di Elizabeth Arquinigo avevamo scritto l’autunno passato. La ragazza di Turate, di origini Peruviane, ha 29 anni. Abita in Italia da quando ne aveva 10, ma è senza cittadinanza.

Nell’ottobre scorso aveva scritto una serie di lettere aperte a Matteo Salvini, denunciando la trappola burocratica rappresentata dal Decreto sicurezza per le centinaia di migliaia di persone in attesa di un passaporto italiano.

Il Ministro dell’Interno aveva risposto alle lettere di Elizabeth, che nel frattempo sono diventate un libro dal titolo “Lettera agli Italiani come me”.

Il marzo scorso è poi successo che Elizabeth, impiegata come interprete alla Questura di Milano, attraverso una cooperativa, ha fatto causa al Ministero dell’Interno dopo essere stata licenziata senza una chiara motivazione.

Come racconta la ragazza, è stato difficile non collegare il licenziamento al suo attivismo politico.Di questi giorni è la notizia che Elizabeth ha vinto la sua causa.

Il tribunale di Como ha infatti riconosciuto (come da sentenza) “il carattere discriminatorio della condotta tenuta dal Ministero dell’Interno” nel richiedere il licenziamento della ragazza.

Durante il processo, il Ministero ha motivato l’allontanamento di Elizabeth imputandole un aumento delle richieste di protezione internazionale da parte di cittadini peruviani e, di fatto, discriminandola per la sua origine.

Il Giudice, si legge nella sentenza, ha definito la motivazione per l’interruzione dell’incarico “un sillogismo […] del tutto indimostrato”.

ComoZero ha raggiunto Elizabeth al telefono per commentare l’esito del processo.

Come ti senti dopo la sentenza del Tribunale?
È indubbiamente cosa molto positiva che venga riconosciuta la discriminazione portata avanti dal Ministero nei miei confronti. Tuttavia rimango dell’idea che le motivazioni per il mio licenziamento siano scuse malfondate, senza base. Sapevamo però sarebbe stato difficile dimostrare un licenziamento dovuto alle mie posizioni politiche. 

La sentenza cosa prevede?
Un magro risarcimento, sarà la crisi. Visto il genere di contratto non posso essere reintegrata. Piuttosto mi verranno risarcite due settimane di lavoro. Il Ministero dell’Interno è poi tenuto a pubblicare la sentenza sul Corriere della Sera e astenersi da un’ulteriore condotta discriminatoria nei miei confronti nel caso volessi lavorare ancora con loro.

In un recente post su Facebook hai anche dedicato la tua vittoria a chi sta vivendo lo stallo della Open Arms a Lampedusa. Come si legano le due esperienze? 
Non sono una cittadina italiana e per questo mi vengono precluse opportunità importanti.
Mi ritrovo nelle stesse condizioni dei migranti della Open Arms che subiscono ingiustizie perchè non hanno il passaporto giusto. Molti mi dicevano che non avrei avuto giustizia. Questa sentenza, invece, dimostra il contrario. 

E invece qual è il messaggio per il Ministero dell’Interno?
Il messaggio è che la legge è uguale per tutti e che viviamo ancora in uno stato di diritto. La sentenza insiste sul rispetto dell’articolo 3 della Costituzione che sancisce l’uguaglianza formale e sostanziale delle persone. Vorrei che il dibattito politico sulla cittadinanza si concentrasse proprio su questo punto.

Cioè?
Con la nomina di Zingaretti siamo tornati a parlare di Ius Soli. Sono vecchia abbastanza per ricordarmi le promesse vuote a riguardo. Invece che riempirci la bocca di parole, sarebbe meglio prendere provvedimenti che permettano l’uguaglianza sostanziale anche per le persone che non hanno cittadinanza italiana.

All’atto pratico cosa richiederebbe?
Aprire i concorsi per i medici che hanno studiato in Italia ma non hanno la cittadinanza. Farci votare in modo da non avere solo doveri ma manche diritti. Rivedere gli accordi con la Libia e smettere di considerare i suoi porti sicuri.

Ne hai per tutti, non solo a destra.
Dalla sinistra mi aspetto di più. Chi viene discriminato tutti i giorni può capire. Il rischio è quello di parlare sulla pelle degli altri. Non sono certo gli esponenti politici ad essere discriminati per la propria nazionalità.

Per quanto riguarda la tua richiesta di cittadinanza, invece?
Tutto questo clamore ha fatto in modo che la mia pratica arrivasse in fondo alla procedura. Ci vorranno tra i 3 e i 6 mesi. Poi potrò giurare e diventare cittadina italiana.

 

 

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