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Giovani, carini e arrabbiati: “Lotta dura e rattoppateci il Setificio”

Libertà non è stare sopra un albero, cantava il vecchio Gaber. Libertà è tentare di cambiare le cose, si potrebbe dire, guardando alla settantina di studenti di diverse scuole di Como che oggi, giornata di mobilitazione nazionale studentesca, ha sfilato per le strade delle città brandendo striscioni e bandiere per manifestare in difesa del diritto allo studio.

“Un motivo che potrebbe sembrare banale ma banale non è,” spiega Giulia Convertini, studente dell’Istituto Teresa Ciceri e Coordinatrice dell’Unione degli Studenti (UDS) di Como.

“Non è possibile che ad alcuni studenti venga negato questo diritto perché non sono stati stanziati i fondi necessari per la didattica o la manutenzione delle strutture. Chiediamo al governo di mobilitarsi e fare qualcosa”.

Dai cori e gli striscioni è emersa chiaramente una preoccupazione diffusa per la condizione delle strutture scolastiche Italiane, in generale, e del territorio di Como, nello specifico. Ne è esempio (primo ma non unico) il Setificio che, a detta degli studenti, ha collezionato diversi incidenti dovuti all’età strutturale dell’edificio e a una storia di manutenzione mancata.

“É capitato che una perdita di acqua nel soffitto andasse a bagnare i cavi e i computer dell’aula di informatica,” racconta Andrea Ballarati, rappresentante d’istituto del Setificio. “Questa settimana è caduto un lampadario dello spogliatoio delle ragazze. Abbiamo dovuto usare un solo spogliatoio, per tutti, a turno. In passato, un calorifero si è sganciato dal soffitto, cadendo a pochi centimetri dalla testa di una professoressa. È una cosa ridicola”.

Subito dopo la manifestazione, ComoZero ha ottenuto delle foto scattate dentro al Setificio che provano l’evidente problema dell’istituto con infiltrazioni e perdite nelle classi, con acqua che arriva addirittura a lambire la strumentazione informatica.

“Il problema del Setificio è il modo in cui è stato costruito,” ha spiegato il Direttore della scuola, Roberto Peverelli. “È un brillante esempio di architettura brutalista degli anni 70’. Il fatto che sia di calcestruzzo lo espone a fenomeni di carbonatazione e quindi di corrosione e degrado”.

Stando a Peverelli, i lavori di ripristino del materiale sono continui e procedono a ritmi di un cantiere ogni due anni, per gli interventi più ingenti, che spesso arrivano a costare fino a 400mila euro.

“Ovviamente lavoriamo per mantenere le condizioni di sicurezza necessarie. Il problema sta anche nella scelta politica di abolire le province. L’Amministrazione Provinciale, con cui la collaborazione è assolutamente positiva, si occupa della macro manutenzione. Arginare le infiltrazioni è però molto costoso”.

Alcuni degli striscioni e dei cori visti e sentiti in corteo erano anche indirizzato al Ministro dell’Interno Matteo Salvini e dell’Istruzione Mauro Bussetti. Oggetto di critica particolare è stato Decreto “Scuole Sicure” per cui il Viminale ha stanziato 2,5 milioni di euro e che vedrebbe l’installazione di sistemi di videosorveglianza in decine di istituti italiani per combattere spaccio e uso di droga. “Uno dei motivi per cui siamo qui a manifestare è il decreto che punta a inserire delle telecamere di sorveglianza nelle scuole. Lo riteniamo un provvedimento inutile in quanto ci sono dei problemi ben maggiori. Le strutture pericolanti, per dirne una,” spiega Jacopo Tettamanti, del Liceo Scientifico Paolo Giovio. “I provvedimenti di Bussetti e Salvini non sono solo inutili ma anche, e soprattutto, dannosi”.

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