Attualità

“God save VisitComo”: il sito per i turisti che non parla (più) inglese

Ci deve essere un rancore antico, qualcosa di naturalmente respingente tra i comaschi e la lingua di Albione, soprattutto quando si tratta di servizi online. Qualche mese fa abbiamo raccontato di alcune realtà cittadine e provinciali decisamente poco a misura di straniero:

Il turismo è vivo, viva il turismo. Ma l’inglese proprio non ci piace: tra posteggi e sanità

Non è più possibile oggi, per pubblico e privati, operare una distinzione netta tra prestazioni al cittadino e prestazioni al viaggiatore. Che si tratti di sanità o parcheggi nella città del turismo è del tutto evidente che quanto viene offerto al primo deve necessariamente e contestualmente essere dato al secondo. Tanto per dire: in provincia di Como i viaggiatori stranieri sono il 77%, in città il 79 (dati Camera di Commercio sul totale dei vacanzieri).

Quindi suona ancor più beffardo scoprire che il “Sito ufficiale della Città di Como per turisti e cittadini” con “Tutte le informazioni utili per scoprire e vivere la città” nato per “Scoprire Como, guida alla città. Tutte le informazioni per organizzare il tuo viaggio e la tua permanenza a Como” da marzo non aggiorni più gli eventi nelle pagine in inglese. Parliamo di visitcomo.eu (nome in inglese, dominio di primo livello – .eu –  ergo con vocazione internazionale) punta di diamante dell’amministrazione cittadina.

QUI LA VERSIONE ITALIANA

QUI LA VERSIONE INGLESE

Se le pagine statiche nella lingua di sua maestà (per esempio gli itinerari in città) ovviamente ci sono ancora, altrettanto non si può dire per le news, gli eventi e le occasioni. In un’ottica di risparmio e senza particolari spiegazioni ufficiali lo scorso marzo, alla scadenza del contratto annuale della responsabile delle traduzioni, il Comune ha deciso di non confermare, o comunque assegnare a altri, l’incarico. Un costo di circa 18mila euro annuali infatti è stato ritenuto eccessivo in un’ottica di contenimento della spesa.

Non bastasse il chiaro andamento del turismo in città a confortare l’idea di una decisione incomprensibile (finanche autoflagellante) ci sono i numeri sugli accessi che raccontano il chiaro successo delle pagine dedicate agli stranieri di VisitComo.

Confrontando il periodo compreso tra il il primo gennaio e il primo maggio 2017 con la stessa forbice del 2018 la sezione inglese del sito è cresciuta del 110% sul fronte utenti (da più di 8.500 a oltre 18mila), del 108% sul fronte nuovi utenti (da oltre 8.500 a quasi 18mila) e del 111% per quanto riguarda le sessioni (da circa 10.600 a oltre 22mila). Un dato ancora più interessante riguarda le visualizzazioni di pagina cresciute oltre l’80% (da 44mila a 80mila).

Andando oltre la statistica è possibile dire con un certo grado di precisione che i dati di accesso alle pagine inglesi si avvicinano molto a quelli registrati dalle gemelle italiane. Insomma, numeri importanti che evidenziano la bontà del progetto che nella media complessiva mensile registra circa 20mila sessioni generali.

Ovviamente sezione inglese continua a tenere grazie ai contenuti statici. Resta la mancata pubblicazione degli eventi e delle notizie. Con l’estate si aprirà la stagione dei festival, degli eventi e dell’annunciato (ma ancora segretissimo) cartellone estivo voluto dall’amministrazione. Gli stranieri conteranno sul passaparola. La politica del risparmio sembra abbattersi su tutti i settori a Palazzo. Sempre oggi abbiamo raccontato della mancanza di addetti per l’allestimento dei concerti pubblici:

Niente sedie per le Bande, si rischia lo ‘sciopero’ dei concerti (anche il 2 giugno)

EDIT (19.30)

Dopo la pubblicazione è intervenuto l’assessore al Turismo e al Marketing Territoriale del comune di Como, Simona Rossotti: “Il sito è destinato a avere il reindirizzamento sull’unico sito della destinazione Lago di Como (cioè: LakeComo), come d’accordo con la cabina di regia, Regione e Explora. La scelta dell’unico sito è avere un solo brand da promuovere nel mondo con la forza di tutti i soggetti. Questo ci permette di unire le forze suddividendoci le spese e soprattutto di raggiungere risultati migliori. La strategia è avere poche cose e ben fatte”.

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