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Happy Ending: ho provato un centro massaggi cinese a Como. Ve lo racconto

La porta metallica del centro massaggi si apre, dopo aver suonato  un campanello silenzioso. Dallo stretto spiraglio dell’uscio, un volto orientale mi scruta per qualche secondo. Lo spiraglio poi si allarga e nella penombra intravedo una ragazza cinese, corta, strizzata in un vestito inguinale acrilico. Mi invita a entrare, con un sorriso. Metto piede in una penombra rosa, traboccante di musica melodica cinese e aromi oleosi.

Metto a fuoco. La luce rosa proviene dalle lampade ai muri. Le finestre oscurate rendono impossibile registrare il volto della signorina. “Vuoi massaggio?” chiede, indicando uno stanzino da cui si intravede un letto basso. Rispondo che, sì, voglio un servizio base. “Trenta euro mezz’ora. Cinquanta un’ora” recita meccanicamente, insistendo nell’indicarmi il lettino. Entro nel loculo rosa, mi spoglio, rimango in mutande, seduto sul bordo del lettino.

Sono fidanzato da cinque dei miei ventisei anni. Non ho mai pagato per una prestazione sessuale. Sono un corteggiatore impacciato, non userei il termine malizioso per descrivermi. Sono in un centro massaggi cinese per verificare il mito per cui in questi locali siano in offerta degli “extra”, un “happy ending” – un finale “romantico”, insomma.

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Linda, la ragazza in rosa, si avvicina mettendomi una mano sulla spalla, accostando il suo seno al mio viso. Mi sento più vicino alla verità. Abbiamo già deciso per il massaggio base ma Linda rinegozia l’accordo. “Vuoi massaggio corpo a corpo?” chiede. “In che senso corpo a corpo?” rispondo, sicuro che Linda non sta proponendo di fare la lotta. “Massaggio completo. Bello con mano”, spiega con un gesto ondulatorio delle dita chiusa attorno a un invisibile cilindro.

Rifiuto. Linda, sorpresa, scocciata o entrambe le cose, prende un flacone di olio e comincia. Il locale si affaccia su una via centrale della città. Sento le auto e i passanti al telefono. Le piastrelle di maiolica avranno quarant’anni. Nei cubicoli accanto sento voci di uomini e sospiri.

Mentre Linda muove le mani sulla mia schiena, sento sussurrare all’orecchio “Massaggio romantico vuoi? È bello. Solo venti euro in più”. A giudicare dall’insistenza nell’elargire romanticismo, e dalla sua chiara incapacità come massaggiatrice, il centro è davvero solo per uomini alla rincorsa del lieto fine. Declino, di nuovo. La mia faccia è dentro al foro del lettino ma immagino l’espressione di Linda: è di stizza. Il fatto che la ragazza abbia preso a chiacchierare in cinese stretto e ad alta voce con le colleghe nei cubicoli a fianco mi fa capire di aver perso la sua attenzione.

Perdo anche il senso del tempo. A un certo punto Linda dice: “Finito”. Con un asciugamano bagnato prova a rimuovere l’olio, tanto, che ho sul corpo. Mi rivesto, circondato da un’aura oleosa ed esco dalla stanza. Alla mia sinistra, una ragazza giovanissima avvolta in un piumone gioca al cellulare sul divano di pelle in entrata. Linda ha preparato una ricevuta da venti euro invece di trenta. Mi guardo in giro. Conto cinque cubicoli in totale. Pago, saluto, esco. La porta metallica si chiude dietro di me. La serratura scatta.
Me ne vado, senza lieto fine.

L’articolo che avete appena letto è stato pubblicato su ComoZero settimanale, in distribuzione ogni venerdì e sabato in tutta la città: qui la mappa dei totem.

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