Attualità

Le “magnifiche” teorie su migranti-rapine-violenze sessuali del parroco di Grandate

L’alternativa “di destra” a don Giusto della Valle c’è e predica a Grandate, corposo paese alle porte di Como. Con grande enfasi e senza particolari analisi, alcuni media nei giorni scorsi hanno diffuso ancora una volta – lo abbiamo fatto in alcuni casi anche noi – il pensiero settimanale del sacerdote, don Roberto Pandolfi, sull’immigrazione. Tema a lui carissimo e reiterato, sempre da un punto di vista certamente fuori dal coro (del Duomo, in particolare).

L’ultima chicca, quella circolata a tutta birra la scorsa settimana, è datata 17 settembre 2018 e la riflessione in questione (le trovate tutte qui) si intitola “Cristiani e/o salviniani?”. Un titolo molto giornalistico e che – attenzione: spoiler – nella sostanza punta a sostenere la piena plausibilità del matrimonio, più o meno canonico, tra l’essere cristiani e il sostenere le politiche sull’immigrazione del ministro leghista.

Punto di vista assolutamente legittimo, naturalmente, che però si affida – nel corpo centrale del testo – a un espediente indiretto opinabile e benevolmente sfuggito alle acritiche riproposizioni del testo di don Roberto dei giorni scorsi.

Messa in discussione l’Unità d’Italia, ridotta a deprimente invasione violenta della Monarchia Sabauda in Meridione, e – per quanto riguarda nello specifico la vita dei contadini – macchiettisticamente risolta come “un peggioramento delle loro condizioni con l’arrivo dei piemontesi”, il parroco va al cuore del problema.

Che è sintetizzabile così: se in provincia di Como (dove il totale dei reati è in calo complessivo nel periodo 1 gennaio-10 agosto) aumentano rapine e violenze sessuali, questo è potenzialmente ascrivibile agli stranieri (INCISO: riguardo ai dati diffusi dalla Questura di Como, il sacerdote non dice che le rapine denunciate nel raffronto 2017/2018 in provincia sono passate da 98 a 101, 3 in più, e che in città l’aumento è stato di 12 in più (36-48), ma forse cifre assolute e differenze erano troppo piccole per essere davvero utili alla tesi; stesso discorso per le violenze sessuali, in provincia passate da 25 a 28: dato ovviamente negativo in sé, nessuno potrebbe negarlo, ma come si vede difficilmente descrivibili come clamorosamente fuori da una pur triste media. Peraltro, nessuna specifica è stata divulgata rispetto alla percentuale degli autori tra stranieri e italiani).

Ma il vero capolavoro di don Roberto arriva sui passaggi che contestualizzano – molto per modo di dire – le considerazioni espresse senza numeri sui reati e su chi li commette (e dunque su coloro di cui avere paura). La sequenza logica del don è “perfetta”.

“Certo – scrive il parroco – la diffidenza verso lo “straniero” può anche sfociare nel razzismo, ma è una soluzione quella di qualificare sostanzialmente come “razzisti” tutti coloro che, invece, cercano solo sicurezza per sé e per le proprie famiglie? E di demonizzare il personaggio politico (Matteo Salvini, ndr) che cavalca questo bisogno?”.

Dunque, il bisogno di sicurezza coincide ineluttabilmente – secondo il sacerdote – nella difesa dello straniero. Ma andiamo avanti.

“Qualche mese fa il Questore di Como ha reso pubblici i dati sui reati nella nostra provincia, che sono in sostanziale diminuzione. Gli unici due in aumento sono le rapine e le violenze sessuali, cioè quelli che creano nei cittadini il maggior senso di insicurezza e che instillano maggior sfiducia nello Stato, visto come incapace di proteggere il singolo”.

Si è già creato un sostanziale legame di pensiero tra “lo straniero” e l’aumento delle rapine e delle violenze sessuali. Infine, il suggello. La sintesi tra i due oggetti.

“Mi è capitato spesso di parlare con chi ha subito una rapina, e qualche volta ho anche visto il desolante spettacolo di una casa messa sottosopra, ho toccato con mano il dolore di chi si è visto violato nella propria intimità, derubato degli oggetti più cari, angosciato per il rischio corso dai propri bambini. E purtroppo ho anche incontrato persone, donne e uomini, violentate e abusate, e posso assicurare che queste violenze non sono esperienze facili da rielaborare. E comunque sono impossibili da dimenticare”.

Capolavoro compiuto. Senza dirlo “in proprio” ma affidandosi solo alla sequenza logica, ecco il perfetto cerchio concluso: le famiglie cercano sicurezza; la cercano per difendersi dallo straniero; rapine e violenze sessuali aumentano. Chi sarà mai dunque il colpevole della crescita di rapine e vittime di violenze sessuali, seguendo questo ragionamento?

Lasciamo la risposta a ognuno, naturalmente a dispetto di una realtà che – come elaborato in questo articolo de il Post su dati del Ministero dell’Interno, risalente al 5 febbraio scorso – è come minimo estremamente varia, articolata e complessa.

Ad ogni modo, ecco la riflessione integrale di don Roberto Pandolfi, parroco di Grandate.

Cristiani e/o salviniani?
17 settembre 2018

Qualche prete si è stracciato le vesti. I sondaggi dicono che l’85% dei cattolici sono favorevoli a Salvini. Ullallà, signora mia.

Chissà come sono indignati quelli di “Famiglia cristiana”, che qualche settimana avevano messo in copertina un bel “Vade retro, Salvini”, di esorcistica memoria.
Queste reazioni mi richiamano l’eterno socio-intellettualismo, che ha caratterizzato le menti di tanti pensatori “de noantri”. Questi cervelli fini hanno sempre una loro idea di “popolo” (anche di popolo di Dio, per noi cattolici, figli del Concilio Vaticano II) spesso lontanissima dalla realtà. Un’idea teorica, elaborata nei salotti e nei circoli, di cui ci si autoconvince, cercando poi di convincere il popolo stesso.

Qualcuno ci ha lasciato anche la vita. I vecchietti come me ricorderanno la poesia “La spigolatrice di Sapri”, studiata alle elementari: “Eran trecento, eran giovani e forti e sono morti” . Narrava, gonfiandola di retorica risorgimentale, la vicenda di Carlo Pisacane, mazziniano di ferro, che con un gruppo di giovani, mischiati ai carcerati liberati da Ponza, sbarcò a Sapri, sulla costa calabrese, per liberare i contadini del Sud e farli ribellare al Regno borbonico. Peccato che i contadini non fossero rispondenti all’immagine molto romantica e salottiera che ne aveva Pisacane. E non essendo d’accordo sulla propria liberazione (qualche anno dopo i fatti dimostrarono che i poveri contadini avevano ragione, visto il peggioramento delle loro condizioni con l’arrivo dei piemontesi ), massacrarono con le forche e le scuri i “trecento” valorosi.

Ma tornando ai sondaggi, mi piacerebbe che qualcuno si prendesse la briga, prima di parlare o scrivere articoli o “cinguettare”, di chiedere ai cattolici che cosa pensano della contraccezione, del divorzio, dell’aborto… forse si scoprirebbe che il “popolo” cattolico non è così graniticamente in sintonia con le dottrine del Magistero. Che sono una minoranza coloro che vivono con coerenza piena il Vangelo.

Che le stesse autorità ecclesiastiche, da secoli, sono intransigenti sui dogmi e lasciano molto correre sulla morale, arrivando spesso esse stesse, come purtroppo vediamo “con dolore e vergogna” in questi giorni, ad averne una “doppia”, fatta di dichiarazioni e atteggiamenti pubblici in totale dissonanza da quanto praticato nella realtà.

E poi siamo proprio sicuri che tutti quelli che apprezzano Salvini siano dei razzisti incalliti, desiderosi solo di sparare ai “negri” e di cacciarli fuori dai sacri confini della Patria? Gli intellettuali, di destra, di sinistra, di Chiesa, hanno mai provato a frequentarlo davvero, il popolo? Ad ascoltarlo davvero? A parlarci? A viverci davvero insieme? A incontrarlo per capire le sue esigenze, le sue paure, i suoi bisogni?

Certo la diffidenza verso lo “straniero” può anche sfociare nel razzismo, ma è una soluzione quella di qualificare sostanzialmente come “razzisti” tutti coloro che, invece, cercano solo sicurezza per sè e per le proprie famiglie? E di demonizzare il personaggio politico che cavalca questo bisogno?

Qualche mese fa il Questore di Como ha reso pubblici i dati sui reati nella nostra provincia, che sono in sostanziale diminuzione. Gli unici due in aumento sono le rapine e le violenze sessuali, cioè quelli che creano nei cittadini il maggior senso di insicurezza e che instillano maggior sfiducia nello Stato, visto come incapace di proteggere il singolo.
Mi è capitato spesso di parlare con chi ha subito una rapina, e qualche volta ho anche visto il desolante spettacolo di una casa messa sottosopra, ho toccato con mano il dolore di chi si è visto violato nella propria intimità, derubato degli oggetti più cari, angosciato per il rischio corso dai propri bambini. E purtroppo ho anche incontrato persone, donne e uomini, violentate e abusate, e posso assicurare che queste violenze non sono esperienze facili da rielaborare. E comunque sono impossibili da dimenticare.

Anche questo è il popolo. Con i suoi drammi, con i suoi bisogni, con i suoi desideri, con la sua aspirazione alla felicità o, almeno, alla tranquillità. Concludo con un’altra esperienza esperienza che faccio quasi tutti i giorni.
Parlare con i venditori ambulanti, quasi tutti originari del Nord Africa, che suonano al mio citofono per propormi asciugamani, calze, fazzoletti, scope, ventagli, tovaglie, tappetini…
Tutte persone che comunque lavorano, che si fanno chilometri a piedi e si sentono anche prendere a male parole.
Mi piace, quando ho tempo, parlare con loro, chiedere delle loro famiglie, di come si trovano in Italia, dei loro desideri. E spesso, parlando, vengono fuori considerazioni sulle rispettive religioni e anche sulle vicende sociali e politiche del nostro Paese.
Non ci crederete, ma molti di loro sono “salviniani”, contenti del fatto che qualcuno regoli l’immigrazione. E torna spesso, sulle loro labbra, l’espressione, riferita a chi sta arrivando adesso in Italia: ” Non buoni, questi. Non hanno voglia di lavorare”.
Razzisti, ‘sti “marocchini”!
don Roberto

  1. Rumi

    Non mi meraviglia per niente! Tutti sanno che gran parte del clero e’ convintamente di dx se non addirittura nostalgico!
    Che dire di questo prete? Solo tanta ma tanta indifferenza! La stessa del binario 28 alla stazione di Milano!

  2. Sandro

    Caro don Pandolfi, il suo è un contributo che nasce da una da un’analisi della situazione attuale. Non la condivido, ma la rispetto. Mi permetto però di dissentire sulla sua opinione riguardo i fatti risorgimentali. Sono convinto che l’unità è stato un processo indispensabile per la creazione di uno stato moderno, ma questo sarebbe un discorso molto lungo (specialmente per i metodi con cui è realizzata – ricordo solo la differente visione di Stato tra Garibaldi ed i Savoia) e non è questa la sede. Su una cosa voglio però insistere. E la richiamo. Rispetti il ricordo dei 300 giovani morti perché credevano in un’ideale! Trecento morti con età media di vent’anni! Morti a causa di non aver saputo spiegare ai contadini locali, più o meno aizzati, cosa fossero venuti a fare. Martiri laici, morti per l’Italia e non per la Fede, ma sempre per un sublime ideale che ha spezzato le loro giovani vite. Viviamo davvero in povero Stato, che ridicolizza i propri eroi al posto di onorarne il ricordo, che rilegge frettolosamente la Storia assogettandola alle convenienze estemporanee.

  3. Carlo

    L’analogia tra gli intellettuali di oggi e i 300 di Pisacane, tra gli italiani del 2000 e i contadini delle campagne meridionali del’800 e, mi auguro di aver capito male, tra Salvini e Re Bomba, è al di sopra della mia immaginazione.
    Il rispetto delle idee altrui è la base della convivenza civile ma….viene da chiedersi se Forza Nuova non sia il minore dei mali. Almeno loro, senza ipocrisia e senza cercare strane giustificazioni, sono orgogliosi di essere fascisti e razzisti; di odiare i gay e di essere disposti a imporre, anche con la violenza, le loro idee su chi non la pensa come loro. Questi signori “perbene” che falsificano dati e statistiche per giustificare le proprie argomentazioni e cercano di imporre a tutti il loro integralismo etico, non hanno il coraggio di ammettere, a noi e a loro stessi, che sono semplicemente violenti.

  4. sono un cittadino di Grandate, per mia scelta personale non frequento la chiesa, fatta eccezione per i funerali, ma resto giu’ in fondo, per rispetto del luogo e di chi lo frequenta per sua convinzione. comunque, ascolto tutto cio’ che viene detto, Vangelo compreso.
    non riesco a capire la posizione verso i mendicanti fatta da un prete che dovrebbe conoscere il Vangelo, che parla dei mendicanti in tutt’altra maniera, con particolare riferimento al Vangelo di Luca, che parla del mendicante Lazzaro dicendo che è nel regno dei cieli, mentre il ricco Epulone no.
    forse semplifico troppo il Vangelo, ma il mio grado di istruzione non mi permette di capire di piu’, ma uno che è prete e firma le sue esternazioni razziste come don proprio non arrivo a capirlo (mistero della vita?).
    continuero’ comunque a non frequentare la chiesa, e a leggere il Vangelo, capendolo a modo mio.
    cordiali saluti

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