Attualità

Il monumento alla Resistenza è una latrina. E il Cobra promette: “Giorgio Perlasca, ti salvo io”

Il 25 aprile è passato da un pezzo, i discorsi li abbiamo fatti e le corone le abbiamo messe. Arrivederci e grazie.

E quell’angolo dei giardini a lago dedicato al ricordo di chi ha perso la vita (e di chi, di vite, ne ha salvate tante) durante uno dei periodi più bui della nostra storia, può tornare a essere il Triangolo delle Bermude che conosciamo.

Quel punto in cui collochi un monumento e lui sparisce, dimenticato.


Il Monumento alla Resistenza Europea è forse l’esempio più lampante come denunciamo da tempo sulle pagine di ComoZero.it (dove trovate ampie fotogallery), per esempio qui:

Hiroshima, dopo le orazioni la fascia “Città di Como” giace accanto alla pozza di urina 

Le sue scalinate e le grandi lastre con incise le lettere scritte dai condannati a morte dovrebbero aiutare a riflettere e, invece, molto spesso diventano angoli appartati perfetti per espletare bisogni fisiologici.

Per fortuna dalle fotografie non si percepisce l’odore, ma le basi delle lastre corrose bastano a far capire che questo, più che un sacrario, è un vespasiano. E poi vetri mai puliti, lettere sbiadite e un’edera che, a breve, nasconderà alla vista le pietre provenienti dai campi di concentramento.

Maleducazione e incuria insieme: un mix letale che nessuna corona d’alloro può nascondere a lungo.

E poi c’è il cippo donato dai Lions in ricordo del nostro concittadino Giorgio Perlasca, che durante la Seconda Guerra Mondiale salvò la vita a oltre 5mila ebrei fingendosi console spagnolo. Israele lo ha insignito del riconoscimento di Giusto tra le Nazioni e gli ha dedicato una foresta, a simboleggiare le tante vite umane da lui salvate.

E Como? Un cippo collocato in un’aiuola che fa fatica a scrollarsi di dosso il ricordo della sua vita precedente, quando era la buca della sabbia del parco giochi (ve la ricordate?).

A salvare le apparenze ci provano alcune margherite, spuntate spontaneamente, ma per il resto terra brulla. E qui, in effetti, la scusa dell’inciviltà non regge, è solo incuria a cui vorrebbe poter rimediare Alessandro Casartelli (“ma mi chiamano tutti Cobra”), storica figura della Canottieri e del Circolo della Vela, che con i suoi 90 anni portati più che brillantemente è pronto a prendere in mano la zappa.

“Ha visto che disastro? – dice indicando il cippo – Se il Comune mi dà il permesso, sono pronto a venire di persona a ripulire questa aiuola e a piantare dei fiori. Servirebbe anche un cartello per spiegare chi era Perlasca. Gli hanno dedicato riconoscimenti, un libro e persino un film e Como lo tratta così”.

Di altro avviso è invece Gaetano Pichierri, presidente della delegazione comasca delle Guardie d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon che, nel 2002, hanno donato il terzo monumento di questa zona, la stele in bronzo dedicata a Mafalda di Savoia e a tutte le donne scomparse nei lager: “Le condizioni dell’aiuola che circonda il monumento sono vergognose. Certo che potremmo pensare di proporci per prendercene cura, ma è stato un regalo che noi abbiamo fatto e che il Comune ha accettato. È giusto che se ne occupi l’Amministrazione”.

Finiti i discorsi e smontati i palchi, forse è ora di fare qualcosa di concreto, no?

L’articolo che avete appena letto è stato pubblicato su ComoZero settimanale, in distribuzione ogni venerdì e sabato in tutta la città: qui la mappa dei totem

  1. Bravissimo il Sandro…anni fa andava in giro a fotografare tutte le pecche della città, provocate dalle persone maleducate o dall’incuria dell’amministrazione. Sandro, un amico, un mito! Miry

Commenta

la tua mail non sarà pubblicata