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“Il ticket? Costa macc mor assaje”. Como alla prova di inglese per turisti (e c’è da ridere)

Secondo la classifica di Education First, compagnia specializzata nell’insegnamento linguistico, l’Italia è al 24mo posto (su 32) nell’indice europeo di conoscenza dell’inglese. Prima di noi la Spagna. Dopo di noi, la Francia. Non brilliamo per eloquenza nell’idioma di Albione, insomma, e lo stereotipo ci vorrebbe non a nostro agio tra le insidie della grammatica inglese.

Como sta però attraversando un rinascimento del turismo e stare al passo con i tempi, anche linguisticamente, è un obbligo. Ci siamo quindi finti turisti per testare il livello di inglese della città, provando a rispondere alla domanda: does Como speak English?

Ore 11.30
Siamo fuori tempo massimo per la colazione ma vogliamo comunque un cappuccino. Scegliamo quindi un bar di via Bernardino Luini, uno dei tanti. Ma siamo intolleranti al lattosio e siamo in vacanza quindi niente caffeina per poterci rilassare. “Can I have a decaf, soy cappuccino, please?” chiediamo. Abbiamo appena ordinato un cappuccino decaffeinato alla soia. La barista traduce l’ordine al collega addetto alla macchina del caffè. Ci ricordiamo che vogliamo trovare una bakery. “Cerca un fornaio” spiega il ragazzo della macchina del caffè alla collega. Ci vengono date le indicazioni per ben due forni. Veniamo salutati con un nativo “Take care” (stammi bene Ndr) e il consiglio di andare a vedere il lago. Voto: 7/10

Ore 12.30
Il cappuccino alla soia ci ha messo fame. Raggiungo il fornaio che ci è stato consigliato. “Ehm sorry? Io non…” abbozza la panettiera non capendo la nostra richiesta di avere una focaccia vegana. “Ah…no,no vegan. Vegetables, potatoes, tomatoes, no cheese” azzarda in uno slancio, indicando verdure, patate e pomodori sulle focacce. Scegliamo la focaccia più naturale possibile che comunque vegana non è. Voto 5/10

Ore 13.00
Seguiamo il consiglio di andare a vedere il lago. Sappiamo che Bellagio e Menaggio sono due mete gettonate. Ma abbiamo degli amici a Porlezza che vorremmo raggiungere in autobus e non sappiamo come fare. Davanti a noi, alla biglietteria, una coppia di americani sta interpretando, con sforzo, gli orari della tratta Como-Colico senza che l’addetta possa aiutarli. “Troveremo un modo, grazie” dice diplomatico lui congedandosi per aggirarsi confusamente tra i bus parcheggiati pronti alla partenza. Anche le indicazioni per l’alto lago non sono delle migliori. Il nostro bus parte tra mezz’ora ma non si capisce dove dobbiamo cambiare. Voto 5/10

Ore 14.30
Se l’alto lago non s’ha da fare vorremmo visitare Milano. Ma abbiamo una bicicletta. Alla fine Como ospiterà la tappa del Giro d’Italia e il turismo su due ruote è in forte crescita. Alla stazione San Giovanni l’addetta della biglietteria sta già discutendo con un passeggero che vorrebbe fare il biglietto a bordo. Lei lo avverte che a bordo costa “much more assaje”. Veniamo accolti con un “Ah, eccone un altro”. L’educazione non è proprio british e un gran numero di parole è in italiano. Non avessimo idea di cosa sia Milano Garibaldi non potremmo cavarcela. Voto 4/10

Ore 17.00
Tutto questo camminare ci ha fatto venire un gran mal di testa. Su piazzale Rocchetto incontriamo un ausiliario della sosta a cui chiediamo dove trovare una farmacia. Risponde completamente in italiano, azzardando una “right” mentre indica a sinistra. Lo correggiamo, ripete lentamente le istruzioni e troviamo la farmacia. Sorprendentemente. Voto 6/10

Ore 18.00
Quando si viaggia è comune non potersi portare troppi liquidi. Entriamo in un supermercato poco distante dallo Stadio Sinigaglia e chiediamo alla prima commessa un “hair conditioner” – un balsamo. La risposta è uno sguardo sgranato e un lento indietreggiare. Recuperiamo il flacone grazie a un buon samaritano che traduce a cui diamo un voto di 7/10.

Ore 18.20 (meglio tornare a casa)
È stata una giornata lunga e domani il nostro aereo parte da Orio al Serio. Siamo nei pressi della stazione di Como Lago. La bigliettaia indica gentilmente che non ci sono treni per Milano Centrale e che dobbiamo tornare a San Giovanni. “Esci da qui, gira a sinistra e cammina dritto” ci spiega facendo il segno universale di “camminare” con le dita sul bancone. Forse è meglio usare Google Maps. Voto 5/10.

L’articolo che avete appena letto è stato pubblicato su ComoZero settimanale, in distribuzione ogni venerdì e sabato in tutta la città: qui la mappa dei totem.

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