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In morte della robinia. La lettera-appello di Valerio: requiem per i boschi comaschi?

Una lettera aperta, un appello alle istituzioni. “Ogni anno, tra Aprile e Giugno, mi rivolgo alle istituzioni (e scrivo sui social) per denunciare un problema che sembra non interessi a nessuno”, scrive Valerio Peverelli ex candidato della civica La prossima Como, in corsa due anni fa a sostegno di Celeste Grossi.

Argomento delicatissimo, che certo supera l’alveo del Palazzo e merita risposte scientifiche che qui, chiaro, non siamo in grado di dare.

L’allarme comunque è lanciato, e non è la prima volta, rilanciamo l’appello di un cittadino perché il Comune smentisca o confermi o spieghi quanto raccontato nella missiva. Argomenti tutti da dimostrare ma che, se solidi o anche solo parzialmente reali, avrebbero dell’inquietante.

Ecco quanto scrive Peverelli:

Gli alberi intorno a Como stanno morendo. E non mi rivolgo solo ai Faggi monumentali che, in maniera così dolorosa (e irregolare), sono stati abbattuti nel parco del liceo Giovio, o all’Ippocastano che, negli anni ’80, divenne il simbolo dell’impegno politico per la mia generazione.

Nel 2017 si trattava sopratutto di Robinie (Robinia pseudoacacia), sia nelle colline intorno alla città, sia immediatamente a sud del comune. La causa è un mistero.

Ora le Robinie piacciono poco, forse solo agli apicoltori (il miele d’acacia in realtà si fa con le robinie), ma sono una componente importante della vegetazione suburbana.

Interi boschetti morti si possono osservare nella zona tra la Val Mulini, la zona di Via Oltrecolle e le colline dietro l’Ospedale Vecchio, oppure a Cardano attorno alla strada che porta da Como a San Fermo.

Strisciate secche si notano anche dietro il cimitero, sulle pendici del Monte Croce, fin quasi alle pendici del Baradello.
Altri boschetti ischeletriti si vedono sopra la città verso Brunate, subito dietro via Zezio e via Rienza, fino all’eremo di San Donato.

Ne parlammo, come lista La prossima Como, sia durante la campagna elettorale, sia dopo, durante gli incontri “istituzionali” del dopo elezioni, direttamente con il sindaco e l’allora assessora all’ambiente.

Ne scrissi, via mail, nel 2018 al nuovo assessore all’ambiente, senza ottenere nemmeno una risposta. Nel 2018 mi rivolsi anche all’ente parco della Spina Verde, ancora senza ottenere una risposta.

Poi, oh, magari non mi hanno risposto ma hanno iniziato ad indagare per risolvere il mistero, hanno preso miriadi di provvedimenti che stanno per entrare in essere, o che sono già operativi e sono orbo io a non vederli. Però di risposte alle nostre proposte, posso testimoniare, non ne ho avute.

Dicevo (dicevamo come La prossima Como) che bisognava capire perché queste piante morissero, se erano solo Robinie, quale fosse il motivo di questi disseccamenti (attacchi delle larve del rodilegno rosso? Eccessiva diffusione del chiodino? Diffusione di afidi come Aphis craccivora? È arrivato l’Obolodiplosis robiniae, un parassita diffuso in Italia dal 2004?), e che bisognava abbattere le piante morte e sostituirle, per non perdere la funzione di polmone verde delle colline, per impedire che il legno morto disseccato agisse da esca per gli incendi e per impedire che la perdita di una buona percentuale di alberi nelle colline favorisse l’insorgere di fenomeni franosi.

Oltretutto, dicevo che se non si interveniva sulle cause, capendole, la moria sarebbe aumentata (com’è avvenuto) e gli alberi morti avrebbero attratto altri parassiti.

Eravamo consapevoli delle difficoltà, il grosso del patrimonio boschivo era su proprietà private e non demaniali, gli enti preposti ad occuparsene erano molteplici, il comune avrebbe dovuto farsi coordinatore e proporre più che disporre.

Adesso la situazione è nettamente peggiorata.
Mentre nel 2016/2017 il patrimonio boschivo era sotto attacco solo tra Como e i comuni a sud, oggi l’infezione ha raggiunto almeno la salita di Pizzo, tra Cernobbio e Moltrasio, ma sopratutto è comparsa in città.
Oltre a diverse Robinie morte o moribonde in Viale Giulio Cesare segnalerei alcune situazioni particolari, tra molte.

Nella passeggiata lungo il fiume Cosia, parallela a Via Pannilani, le piante morte sono una decina, ed una dozzina sono ammalate o moribonde, e solo due sono robinie. Il rischio che una di queste cada alla prossima tempesta di vento è concreto.
Certo, quello è un parco che, a mio avviso, suscita solo disinteresse nella nostra amministrazione comunale, i suoi abitué sono troppo poco “borghesi” per meritare attenzione, mentre le case dietro la passeggiata sono abitate da una varietà troppo variopinta di abitanti per interessare alla Locatelli.

Ma la situazione inizia ad assomigliare a questa anche nella turistica passeggiata per villa Geno, qui le piante morte si riducono allo storico salice piangente, ma decine di Aceri e persino una pianta robusta come la Magnolia mostrano numerosi rami morti.
Forse ora che il danno ha raggiunto una zona, oramai, gentrificata come quella di Coloniola, il comune inizierà a prendere provvedimenti?

Che sono sempre gli stessi, a cominciare dall’incaricare qualche botanico, agronomo o ingegnere forestale di capire qual’è la causa del danno e solo dopo procedere con abbattimenti, nuove piantumazioni e rimboschimenti, cure.

Per questo quest’anno non manderò alcuna mail ad assessori o altre istituzioni locali, non solleciterò alcun incontro, mi limiterò a chiedere ai giornalisti comaschi di controllare, guardare, chiedere, indagare.

Magari non ho capito nulla io.
Magari non c’è alcun rischio per il patrimonio boschivo, né che un inverno o un’estate particolarmente secca trasformino tutti quegli alberi morti in un innesco perfetto, né che una primavera o un autunno particolarmente piovoso, senza il drenaggio delle radici, si trasformino nell’occasione per far nascere delle frane.

Spero che qualcuno si ponga delle domande prima di dover suonare il requiem per i boschi comaschi. E voi?

  1. COcittadino

    Se ci fossero dei problemi fondati probabilmente gli enti preposti si sarebbero già mossi A me non sembra ci sia tutta questa moria di piante a parte qualche gruppo di Robinia che probabilmente ha finito il suo ciclo vitale. Ma non sono un dottore forestale e quindi dovrebbero essere gli enti preposti che almeno per cortesia dovrebbero rispondere al lettore

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