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Istituto Ripamonti, coraggio e cuore di una preside dopo le violenze e le sospensioni

Non dev’essere facile trasformare due provvedimenti durissimi per altrettanti studenti in nuovo carburante per la speranza e la passione nel proprio lavoro. Eppure, ascoltando le parole della dirigente della scuola superiore professionale “Da Vinci-Ripamonti”, in via Belvedere a Como, e vedendo come le si illumina lo sguardo quando parla dei suoi ragazzi, del loro futuro, “dei miei bravissimi insegnanti”, capisci che per qualcuno è possibile.

Lei è Gaetana Filosa, oggi a capo di un istituto superiore articolato su 5 plessi, con più “abitanti” di molti piccoli comuni comaschi, circa 1.350 giovani dai 14 ai 18 anni (e più, ovviamente, in alcuni casi). E il 27 marzo scorso scorso, al termine di un consiglio di istituto a tinte drammatiche, ha ratificato la decisione unanime: due sospensioni fino alla fine dell’anno per altrettanti ragazzi. Due storie diverse e slegate l’una dall’altra, ma segnate nello stesso modo da vite difficili, complicate. Alla fine, impossibili da gestire in una scuola.

In un caso, uno studente per mesi ha minacciato di morte e addirittura di sfigurare un compagno, con l’obiettivo di estorcere anche denaro. La vittima, terrorizzata dalle minacce ripetute e violente, aveva persino lasciato la scuola, fino all’emergere di alcune chat di whatsapp che hanno fatto scoprire la spirale nera e vi hanno posto fine.

Simile la seconda vicenda: disturbo, minacce ad altri studenti con richieste di soldi, atti intimidatori e minacce verso un’insegnante.
Identico il doppio destino: sospesi per tutto l’anno.

“Una sconfitta per tutti noi e per me in particolare, non c’è dubbio e sarebbe inutile negarlo – dice la dirigente – Ma la scuola non può garantire soltanto i diritti di chi pure vive evidenti situazioni di difficoltà personale. Dobbiamo garantire anche i diritti di tutti gli altri, c’è una soglia oltre la quale non si può andare e non si può tollerare. Il diritto alla comprensione di uno, non può ledere mai il diritto alla tranquillità, al benessere di tutti gli altri”.

L’amarezza evidente per due casi specifici ma probabilmente inaffrontabili in un ambito scolastico senza ausili ben diversi e di altra natura, lascia subito spazio allo sguardo verso il futuro. “Non può essere altrimenti – afferma la dirigente – E soprattutto c’è l’enorme soddisfazione di vedere tanti altri ragazzi, magari anche problematici, che invece compiono un percorso di crescita straordinaria. Il nostro obiettivo, alla Da Vinci-Ripamonti, è portare gli studenti a scoprire capacità, interessi, abilità che magari non sapevano nemmeno avere. E’ qualcosa di bellissimo vedere anche personalità difficili, o magari soltanto comprensibilmente acerbe, che letteralmente sbocciano di anno in anno, trovano con l’aiuto dei nostri bravissimi insegnanti una strada, un percorso verso il loro domani”.
E’ quando pronuncia queste parole colme di ottimismo che Gaetana Filosa si illumina.
“Ci tengo, è una passione – conferma -Questi sono gli anni del bivio, che indirizzano sul dopo. E quando vedi che la scuola aiuta davvero i giovani a scegliere e a crescere, quella è la soddisfazione più grande. Noi qui ci impegniamo tutti, anche con proposte ed esperienze innovative. Le famiglie? Ci parlo, ci parlano i docenti e sempre in modo molto trasparente. D’altronde, a questa età, i ragazzi è quasi più facile che si confidino con noi che con i genitori, che talvolta per certi aspetti vengono rifiutati”.

La chiusura torna ai due casi più drammatici già citati. “In 4 anni, sono state 3 le situazioni simili che ho dovuto affrontare con il resto degli insegnanti – dice la dirigente – Potrà capitare ancora, ma siamo oggettivamente di fronte a vicende del tutto specifiche e isolate. E se è vero che quando si arriva a provvedimenti drastici come quelli adottati si può sentire il gusto amaro della sconfitta, è altrettanto sicuro che non saranno quei momenti a far perdere la fiducia e la passione in questo lavoro”.

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