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Italexit, moneta e “passerelle per migranti”: l’Europa dei comaschi, nel giorno del voto

Che l’Unione Europea, ultimamente, fatichi a promuovere la propria immagine è evidente.
Vale però la pena di chiedersi quanto davvero conosciamo l’UE – soprattutto in tempi di sovranismo, populismo ed euroscetticismo.

Nei giorni immediatamente precedenti alle elezioni europee 2019, che si terranno oggi, abbiamo quindi deciso di porre qualche semplice quesito ai comaschi per capire quanto sanno e cosa pensano della cara, vecchia Unione.

Rosanna e Luciano, una coppia di pensionati, si definiscono europeisti “nonostante l’Europa necessiti di riforme,” ammettono, accettando di buon grado le domande. Fiduciosi, chiediamo allora, quant’è la spesa pro-capite per il bilancio dell’Unione Europea, dando tre opzioni: 587 euro, 1087 euro o 187 euro.

Si tratta un argomento controverso e spesso rilanciato dalle forze politiche che denunciano l’eccessiva pressione fiscale dell’Unione sui cittadini.
“Il più alto, decisamente” risponde sicuro Luciano. E davanti al fatto che la spesa pro-capite annua è di soli 187 euro, ribatte, caustico: “Però non impedisce loro di fare la vita da nababbi. Hai presente Juncker, no?”
Rosanna dal canto suo, dice di credere nello spirito dell’Unione Europea, pur ammettendo: “Sono piuttosto disillusa riguardo al peso che il mio voto può avere quest’anno”.

Parlando di voto, per l’appunto, proviamo a chiedere quanti sono gli eurodeputati che si dovranno eleggere a questa tornata elettorale (705, meno del 2014 a causa della Brexit, 751 come nel 2014 o 784). “705 visto che l’Inghilterra non è più parte dell’Unione Europea,” risponde lei. Il processo di divorzio tra Inghilterra e Europa non è stato ancora finalizzato. Londra è quindi costretta a partecipare alle elezioni.
Cogliamo l’occasione per chiedere a Rosanna cosa pensa della Brexit. “L’Europa è sicuramente più forte quando è unita. Noi abbiamo viaggiato tanto negli ultimi anni e abbiamo viste le bellezze del continente proprio grazie all’Unione Europea – spiega, commentando poi la possibilità di una fantomatica Italexit – non vogliamo fare come gli inglesi”.

Di libertà nell’unità riguardano le domande che rivolgiamo ad Agostino e Irene, una coppia che passeggia per via Vittorio Emanuele. A loro chiediamo quanti paesi al momento usano l’Euro come propria valuta – 19, 27 o tutti e 28 paesi membri. Irene si butta e risponde: “27 su 28, visto che l’Inghilterra ha ancora la Sterlina”.

Sono però 19 i paesi membri che hanno adottato l’Euro. “Beh noi partiamo per il Portogallo domani. Lì almeno hanno l’Euro, no?” scherza Agostino, riflettendo però come l’unione monetaria abbia aumentato le possibilità di visitare gran parte del continente senza dover cambiare moneta o richiedere visti.

Tra i comaschi, però, non sono tutti infusi di affetto per le istituzioni europee. Elena si dice indecisa su chi votare. “Ho qualche dubbio sulla destra – spiega la donna – però non mi sogno di scegliere di nuovo chi ha reso l’Italia una passerella per immigrati”.

Si intravede un’opinione netta contro la gestione del fenomeno migratorio degli ultimi anni – un argomento caro alla coalizione di governo Lega-M5S, caratterizzata da un marcato antagonismo per le istituzioni europee. Quindi chiediamo a Elena dove si trova il parlamento europeo, istituzione chiave dell’Unione. “A Bruxelles, ovviamente” risponde. Precisiamo che ci sono altre due sedi a Strasburgo e Lussemburgo, scatenando una risposta indignata: “Ah, una sola sede non basta eh?”.

Non possiamo chiudere il nostro breve quiz senza ascoltare chi farà il futuro dell’Unione Europea: i giovani.

Carlotta e Piercarlo, entrambi studenti, si stanno concedendo una pausa dallo studio nel cortile della Biblioteca Comunale.
Con la scusa di una domanda sull’ammontare della popolazione europea (siamo 508 milioni, Ndr) chiediamo cosa vorrebbero per il futuro dell’UE. Piercarlo si dice a favore dell’Unione, senza riuscire ad immaginare possibili riforme.
Carlotta, invece, ha le idee più chiare sul futuro del progetto, specialmente in un momento in cui questo viene messo sempre più in dubbio anche nel dibattito politico nazionale: “L’Italia non può permettersi di rimanere isolata dal resto dell’Unione”.

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