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La Cultura di Como con la rivoluzione saudita. Due parole con Stefano Stucci, Console di Gedda

Le rivoluzioni sono spesso violente e fragorose. Pochi sanno però che nelle scorse settimane Como ha preso parte a una rivoluzione silenziosa, pacifica, bellissima e remota, a migliaia di chilometri di distanza da noi, tra le sabbie del deserto dell’Arabia Saudita.

Da un’idea di Alessio Picco, ex responsabile tecnico del Teatro Sociale, il soprano comasco Bianca Tognocchi, il tenore Matteo Desole, il pianista Andrea Solinas e l’attore lariano Davide Marranchelli hanno infatti portato “Love is in the Arias” (con brani di Bohème, Rigoletto, l’Elisir d’Amore, Tosca e Traviata) a Gedda, seconda città del Regno, noto fino a pochi anni fa per la severa intransigenza per l’intrattenimento pubblico.

A permettere una linea di tolleranza, il giovane principe ereditario, Mohammed Bin Salman Al Sa’ud che ha messo il Paese su un percorso di riforme, concessioni di diritti (come la possibilità per le donne di guidare), l’apertura verso l’estero e verso forme culturali straniere, come la lirica, in questo caso. ComoZero ha intervistato il Console Generale d’Italia a Gedda, Stefano Stucci, per capire l’importanza dirompente dello spettacolo portato dai comaschi in Arabia.Può descriverci la portata della recente trasformazione culturale dell’Arabia Saudita?
E’ una trasformazione che ha preso di sorpresa gli osservatori esterni e parte della popolazione. I miei interlocutori sauditi ammettono che non pensavano di vedere le donne guidare nel corso della loro vita. Vale anche per la musica nei locali, i concerti, i cinema, l’abbigliamento. Il cambiamento è repentino anche se ad alcuni servirà tempo per abituarsi.

Quando si è parlato di portare dell’arte in Arabia Saudita si è pensato all’Italia e a Como. Perché, da comaschi e Italiani, ne dovremmo esserne orgogliosi?
Quando si parla di bellezza, di arte e di cultura, l’Italia è sempre al primo posto, non solo in Arabia Saudita. Como, con il Lago, la bellezza dei suoi panorami e della sua arte, è diventata una delle destinazioni preferite dai sauditi. Non è una sorpresa che sia stata l’Italia a organizzare il primo concerto di opera lirica in un luogo pubblico, una piazza della città storica di Gedda, nella storia del Regno.

Che sensazione si prova a vedere la cultura italiana in un contesto così particolare?
E’ stata una soddisfazione, soprattutto per il genuino entusiasmo del pubblico locale, specie fra i più giovani. Si è trattato, inoltre, di una presa di coscienza collettiva sul fatto che il clima generale è davvero cambiato.

Che tipo di “mediazione” è stata richiesta da parte del Consolato?
Ci siamo confrontati con le istituzioni saudite per ottenere le autorizzazioni e i permessi del caso. Un’operazione non semplice, né banale, ma che alla fine ha trovato piena disponibilità ai più alti livelli. Abbiamo sostenuto la maggior parte dei costi dell’iniziativa, grazie ai fondi disposizione del Ministero degli Esteri e degli sponsor. Ci siamo poi accertati che non vi fossero passaggi dell’evento che potessero risultare offensivi rispetto alle sensibilità locali.

Possiamo aspettarci altre iniziative di questo tipo con un clima di apertura verso l’Occidente sempre più marcato? 
Lavoriamo intensamente per garantire la cooperazione culturale con l’Arabia Saudita con un fitto calendario di eventi per il 2020. Speriamo che, con la progressiva apertura, gli attori del settore collaborino senza bisogno di “intermediari” istituzionali.

IL PROTAGONISTA

“Quando è stata confermata la partenza l’Arabia Saudita aveva iniziato a rilasciare dei visti turistici agli stranieri, cosa senza precedenti. Rimaneva però il dubbio circa come i locali avrebbero reagito al nostro spettacolo. D’altronde, non troppo tempo fa, non era permesso ballare né ondeggiare ai concerti”.

Così l’attore comasco Davide Marranchelli racconta il principio del viaggio (a dir poco rivoluzionario) con il quale, insieme ad altri artisti lariani, ha portato “Love is in the Aria”, spettacolo ibrido tra lirica e teatro, in Arabia Saudita.

La compagnia si è esibita in due momenti. Prima al campus della King Abdullah University of Science and Technology (Kaust) di Thuwal e, a seguire, in una delle più antiche piazze di Gedda. “L’Arabia che ho visto ha due volti – spiega Marranchelli, da una parte quella dell’ateneo prettamente scientifico, cosa insolita per essere all’interno di un regno teocratico. E poi c’è la sorpresa dei residenti di Gedda che non hanno mai visto uno spettacolo del genere”.

Nonostante il clima di apertura, l’Arabia Saudita rimane un regime con criticità in fatto di diritti umani, cosa che ha spinto diversi interpreti internazionali ad annullare alcuni concerti “Da artista mi sono chiesto se fosse il caso di accettare. Poi ho pensato che è meglio cambiare le cose con l’arte e vedere uomini e donne godersi lo spettacolo insieme per la prima volta” conclude l’attore.

L’articolo che avete appena letto è stato pubblicato su ComoZero settimanale, in distribuzione ogni venerdì e sabato in tutta la città: qui la mappa dei totem.

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