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Liberate il soldato Fido. Valbasca, l’appello: “Fate felici i quattrozampe con aree aperte”

La Valbasca è un piccolo paradiso verde a un passo dalla città in cui tutti sembrano convivere pacificamente.

In realtà, tra un “buongiorno” e un “oh, mi scusi, passi prima lei” serpeggia un’insofferenza che torna ciclicamente: il pedone che maledice chi sfreccia in bici, i ciclisti che ricambiano le maledizioni, il runner costretto allo slalom tra i guinzagli e poi loro, i nemici giurati di tutti, i proprietari che lasciano liberi i propri cani. E ovviamente, c’è chi protesta: la legge è legge, e i cani vanno tenuti al guinzaglio.

“Periodicamente c’è sempre qualcuno che si lamenta per i cani lasciati liberi – spiega Sara Cannata – si pubblica qualche articolo e poi arriva la polizia municipale a fare le multe”.

Ma, finita l’emergenza, tutto torna come prima fino alle prossime proteste. Troppo facile, però, liquidare la questione appellandosi alla giurisprudenza e alle multe ed è per questo che i proprietari “fuorilegge”, invece di fare muro contro muro, provano a fare una proposta che potrebbe essere il classico uovo di Colombo per il bene di tutti, cani compresi.

“Se un proprietario lascia il suo cane libero è perché ne conosce il carattere – dice Pia Cantarelli – ma capiamo perfettamente che qualcuno possa comunque aver paura o non voler incontrare cani senza guinzaglio per mille ragioni, ma che alternative abbiamo?”.

Le aree cani? Guai a nominarle. “Anche quelle più grandi sono comunque troppo piccole – continua Pia indicando un gruppo di cani che si rincorre su un prato – servono spazi più ampi, in cui non si creino affollamenti pericolosi e i cani possano passeggiare liberamente”.

E a proporre una soluzione prova Giovanna Maspes, pragmatica proprietaria di due tra i cani più vivaci del gruppo: “Si potrebbe individuare una fascia oraria o dei giorni della settimana in cui qui sia possibile lasciare i cani liberi. Sarebbe un compromesso per convivere pacificamente, senza troppi drammi”.

Regolamentare, quindi, un’abitudine ormai radicata, una vera e propria esigenza di molti cani, troppo dinamici per accontentarsi della passeggiatina in centro.

“Dopotutto – aggiunge Fabio Mondelli che, pur non avendo cani, non è affatto disturbato dalle loro corse – in questa stagione chi va nei boschi sa che può incontrare liberi i cani dei cacciatori, a parte due giorni in cui c’è il silenzio venatorio. Qui sarebbe la stessa cosa”.

“Volendo si potrebbe vietare di liberare i cani nella zona dell’anello, la più gettonata da chi corre – aggiunge Giovanna – ma sul resto dei sentieri si potrebbe convivere senza problemi”.

Resta il fatto che quest’area fa parte del Parco della Spina Verde ma su questo sono tutti concordi: “Frequentiamo questa zona da anni e non abbiamo mai incontrato nessun animale che potrebbe essere minacciato dai cani. Le case sono troppo vicine, i sentieri troppo frequentati e di animali non se ne vedono”.

L’esigenza c’è, la proposta (Illuminata? Azzardata? Migliorabile?) anche, e l’ascia di guerra è sotterrata: che sia l’inizio di un dialogo costruttivo?

L’articolo che hai appena letto è stato pubblicato su ComoZero settimanale, in distribuzione ogni venerdì e sabato in tutta la città: qui la mappa dei totem.

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