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Marco, una notte a salvare cani terrorizzati dai botti: “Mai tanti come quest’anno”

“Sono le 3.30 di notte e forse riesco a tornare a casa. Cinque cani recuperati e portati al canile sanitario e due restituiti subito al proprietario. Oltre una dozzina di chiamate e 7 ore di fuoco. Sono al limite”.

Con questo post pubblicato sul suo profilo Facebook, Marco Marelli, presidente Enpa Como e responsabile del canile della Valbasca, racconta la sua notte di Capodanno all’insegna dei cani scappati a causa dei botti.

Petardi (foto Pixabay)

“Ho iniziato alle 8 di sera e ho finito alle 5 del mattino, sono riuscito giusto a passare dieci minuti al canile, dove fortunatamente c’era un’altra volontaria di guardia – racconta – di solito qualche chiamata arriva sempre ma mai come quest’anno. Non facevo in tempo a fermarmi che dovevo già ripartire. Ho girato come una trottola da Lurago a Veniano ad Argegno e alla fine ho portato in canile otto cani, tutti recuperati il giorno seguente dai proprietari”.

Non cani abbandonati, quindi, ma animali terrorizzati dal rumore dei botti ed “evasi” dai giardini delle loro case: “Nonostante le raccomandazioni che facciamo ogni anno, c’è sempre chi lascia il proprio cane in giardino la notte di Capodanno pensando che sia al sicuro.

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Ma un cane terrorizzato è in grado di fare cose impensabili e questo è il risultato – racconta Marelli – c’è addirittura chi li porta con sé a vedere i fuochi d’artificio senza capire che per loro è solo un inutile spavento, come nel caso di un signore di Milano che era sul lago con il cane che ha strappato il guinzaglio ed è scappato”.

E i rischi sono molto grossi: “Ci sono stati cani investiti, uno addirittura morto di infarto per lo spavento causato dai botti. L’unica soluzione è chiudere i propri animali in casa, gatti compresi”.

In questi casi, oltre al buonsenso, è fondamentale la presenza del microchip che permette di rintracciare in breve tempo il proprietario: “Dal 2004, il chip per i cani è obbligatorio, anche se non tutti i veterinari controllano la sua presenza.

È fondamentale averlo perché è il modo più sicuro per poter essere rintracciati e poter riavere il proprio cane in pochissimo tempo, nel caso venga recuperato da noi”.

L’articolo che haiue appena letto è stato pubblicato su ComoZero settimanale, in distribuzione ogni venerdì e sabato in tutta la città: qui la mappa dei totem.

  1. Claudio Biffi

    Complimenti a Marco.. Non capisco la passione da pirla di sparare i botti

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