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Meno protezione e minore accoglienza: i numeri dell’emergenza migranti a Como

L’emergenza migranti che ha investito Como a partire dall’estate del 2016 ha indubbiamente cambiato molti aspetti della politica e del vivere cittadini. Nel corso degli ultimi due anni però i dati in grado di dipingere efficacemente le sfumature dei flussi migratori di passaggio per la nostra città sono stati piuttosto scarsi.

Nel 2016, nell’immediato della crisi, si parlava di 500 migranti davanti alla Stazione San Giovanni. Nell’agosto del 2017, le cifre dei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) indicavano circa 1,200 richiedenti asilo sul territorio.
Alcune cifre importanti per comprendere i dettagli del fenomeno migratorio comasco sono state presentate oggi dall’Osservatorio Giuridico per i Diritti dei Migranti di Como, a due anni dalla crisi della Stazione e a pochi giorni dall’approvazione del Decreto Sicurezza in parlamento.

Le nazionalità più presenti

I dati mostrano che gli assistiti dell’Osservatorio di provenienza africana sono stati la maggioranza (83%), specialmente nel 2018.
I cittadini Nigeriani sono i più numerosi tra i richiedenti asilo a cavallo del periodo 2017-2018. L’anno scorso i profughi Somali erano la seconda cittadinanza più numerosa mentre quest’anno l’osservatorio ha assistito un maggior numero di profughi del Gambia.

Tutti e tre i paesi si sono trovati a fronteggiare scenari di forte disordine interno nel corso degli ultimi anni. Il governo nigeriano è impegnato nel reprimere l’attività delle milizie islamiche di Boko Haram. La Somalia è da decenni segnata da un conflitto etnico e lotte di potere interne tra milizie rivali, tra cui spicca il gruppo armato islamico Al-Shabab. Ultimo ma non ultimo, il Gambia nel 2017 si è trovato sull’orlo di una guerra civile a seguito di un tentato colpo di stato dopo una dittatura lunga 22 anni.

Regolari, irregolari, ospitalità

Tra il 2017 e il 2018, la maggioranza delle persone assistite dall’Osservatorio era composta migranti regolari – termine che include sia chi ha iniziato sia chi ha ultimato una procedura di ottenimento di protezione. I regolari erano il 64% nel 2017 e il 72% nel 2018, a fronte di un 34% di irregolari l’anno passato e 27% nell’anno corrente.

Tendenza diversa invece per quanto riguarda la prima accoglienza e la sistemazione: nel 2017, il 75% di migranti assistiti dall’Osservatorio erano ospitati presso centri o strutture. Il 2018 vede una variazione del dato con un 45% di assistiti al momento fuori dal circuito dell’accoglienza, come già dichiarato dall’associazione questa settimana.

Commissioni territoriali

I dati dell’Osservatorio offrono anche un interessante spaccato relativo al risultati delle commissioni territoriali – gli organi preposti alla concessione di protezione umanitaria o asilo politico. Nel 2017, il 21,46% degli assistiti dell’Osservatorio ha visto negarsi un qualsiasi tipo di protezione a fronte di un 15% di risposte positive.

Il 2018, secondo gli avvocati dell’associazione sta già vedendo un cambiamento di approccio alle richieste di protezione. Il 2018 ha visto finora rifiuti per il 32,7% dei casi contro un 22% di risposte positive, registrando un andamento tendenziale più marcato per gli esiti negativi.

Causa principale del variare delle tendenze, come spiegato dagli avvocati su queste pagine, è l’annuncio della messa in cantiere del Decreto Sicurezza (approvato in questi giorni) che prevede la rimozione della protezione umanitaria e, in generale, standard più severi per l’ottenimento del diritto di rimanere nel paese.

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