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Migranti e senzatetto, Bernasconi (Caritas): “Enti in fuga dalle responsabilità tra diktat e populismo”

Mi preme fare il punto e alcune considerazioni in merito all’accoglienza notturna dei senza dimora e dei migranti in città di Como…“. Inizia così quello che tecnicamente è un editoriale ma rasenta molto più da vicino lo sfogo da parte del direttore della Caritas di Como, Roberto Bernasconi, tramite le parole messe nero su bianco il 12 febbraio scorso sul sito ufficiale Caritas.

Nel sottolineare “come quest’anno, grazie al consueto servizio “Emergenza Freddo” in via Sirtori e ancor più con i tre tendoni allestiti al Cardinal Ferrari per l’accoglienza dei migranti, pochissime persone abbiano deciso, per libera scelta, di dormire in strada“, Bernasconi pone le basi per le parole forti seguenti.

Il direttore della Caritas, infatti, si dice costretto a “rivolgere un accorato appello alle istituzioni (Comune, Prefettura, Questura, enti preposti alla sanità, Tribunale dei Minori)” poiché “purtroppo in queste ultime settimane, condizionate anche dal clima pre-elettorale, è in atto una sorta di malcostume: rifuggire dalla responsabilità di fare scelte anche coraggiose nascondendosi dietro il muro strumentale della burocrazia“.

Due sono gli esempi portati da Bernasconi: “Quante difficoltà per affrontare il difficile cammino dei minori non accompagnati (non possono passare anni prima di affiancarli a tutori); oppure delle persone con problemi psichici, per i quali nessuno vuole accollarsi responsabilità precise, come il necessario ricovero in strutture adeguate“.

“È neccessario, allora, un energico e repentino cambiamento di rotta – aggiunge Bernasconi in vista di mesi di nuova, possibile emergenza – Basta diktat unilaterali, imposti sull’onda populista e demagogica. Occorre un rinnovato, serio dialogo. Non strumentale, non ideologico. Altrimenti si rischia di minare i buoni rapporti instaurati in questi anni e che erano basati sulla reciproca fiducia, sul rispetto dei rispettivi ruoli: da un lato l’amministrazione pubblica e le istituzioni di Governo, dall’altro tutti coloro che sono impegnati nell’accoglienza, Caritas in testa”
Poi l’ammonimento finale: “Si dovrà tener conto di tutto il bene fatto, delle buone prassi attuate e della grande generosità messa in campo da tante persone che non sono disposte a rinunciare al servizio di fraterna vicinanza nei confronti dei nostri fratelli bisognosi”.

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