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Milano, la giunta Sala “alleata” a sorpresa di Butti e Landriscina per il Comune in Ticosa

Con tutte le differenze del caso, con tutte le (enormi) specificità differenti in termini di numeri, dimensioni, prospettive, la suggestione resta comunque notevole. Viene da Milano e – guardando al nostro piccolo e drammatico ombelico comasco chiamato Ticosa – la mossa appena ufficialmente varata dal Comune meneghino (a guida Sala-centrosinistra) sembra sovrapponibile, almeno come spirito e intenzioni di base, all’ipotesi di Palazzo Cernezzi di trasferire in Ticosa tutti gli uffici pubblici.

Il Comune di Milano infatti ha appena acquistato tre stabili (in via Sile 8 per 34mila metri quadrati, in via Durando 38 per 22mila e in via Principe Eugenio 33 il più piccolo dei tre, rispettivamente nelle zone Corvetto, Bovisa e Cenisio) con una spesa di circa 102 milioni di euro.

Dopo le ristrutturazioni, Palazzo Marino prevede il massiccio trasferimento di vari uffici comunali con annessa riorganizzazione. L’obiettivo lo ha spiegato la giunta stessa: decentrare, ammodernare e favorire la raggiungibilità dei cittadini via mezzi pubblici.

Ma non solo: una volta liberati, gli stabili centrali ora occupati da circa 2.500 dipendenti del Comune di Milano saranno messi sul mercato, auspicabilmente venduti e dunque potenziali foraggiatori di una notevole cassa.

Inutile dire che – ribadite ancora le differenze di scala tra Como e Milano – la “filosofia” alla base della scelta di campo della giunta Sala ricalca quella annunciata dal tandem Mario Landriscina-Marco Butti a Como per l’area Ticosa.

I 40mila metri quadri maledetti, infatti, a oggi sarebbero destinati – per ora poco più che sulla carta e senza tempi certi, con una bonifica non finita prima del 2021 – a ospitare un Municipio nuovo di zecca, circa mille parcheggi a servizio, zone verdi e qualche attività, oltre alla trasformazione dell’ex Santarella in spazio culturale.

DOCUMENTO – Hotel, caserma, case, negozi, Stecav: 4 luglio, la rivoluzione Comune-Ticosa

Il tutto finanziato (anche) con la vendita di altri asset tra centro e semicentro di Como: dall’area che oggi ospita l’ala più recente del Comune passando per l’ex Stecav accanto alla Caserma dei vigili. Di tutto questo, almeno, parla l’indirizzo approvato dalla giunta il 4 luglio 2019.

Se poi tutta la maggioranza di centrodestra sosterrà questa via – magari anche sull’esempio di quanto accade nella Locomotiva-Milano – è comunque ancora tutto da vedere: Forza Italia, come noto, ha già ampiamente cannoneggiato la proposta a colpi di no.

  1. La maggioranza per questo progetto non voterà mai.
    Ma quella caserma che giace inutilizzata in piazzale montesanto non se la filano più?

  2. Andrea

    No scusate, io la leggo in modo diametralmente opposto: a Milano DECENTRANO (uso il maiuscolo non per “per gridare” ma in sostituzione del grassetto) , a Como SPOSTANO.
    A Milano stanno facendo un lavoro di avvicinamento alle periferie, con una progressiva riorganizzazione dei servizi, dopo peraltro aver avviato numerosi progetti di digitalizzazione, quindi con una riduzione dell’utenza fisica agli sportelli.
    A Como non si è ancora sentito parlare di nessuna riorganizzazione e i progetti di digitalizzazione avviati dall’Assessore Spallino sono stati interrotti oppure non sono stati sviluppati.
    Potremmo sovrapporre le due situazioni se a Como la giunta avesse comunicato che potenzia le circoscrizioni (invece le ha abbandonate) e stanzia risorse sui servizi digitali, ma così non è.
    Al momento quella di Como (in attesa di una presentazione alla città, visto che siamo fermi a qualche brutto render presentato all’assemblea dei costruttori) appare come una semplice operazione immobiliare, perché non si sa che farsene della ex Ticosa.
    Manca una visione di città, da parte di questa giunta.

  3. ettore

    Parole …..parole….parole…..🎼🎼🎼 cantava …..MINA pero’
    😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂
    non ricordo la strofa
    “🎼🎼in previsione di elezione🎼…” eppur fa rima 😂😂😂😂😂😂

  4. Gigi P

    Al di là del fatto che non è minimamente paragonabile Milano con Como, visto che il Comune di Milano ha, per forza di cose, già diverse sedi, più o meno decentrate, non è nemmeno detto che la scelta presa dalla Giunta Sala porti effettivi vantaggi ai cittadini. Quanto a Como, una migrazione degli attuali Uffici Comunali in Ticosa porterebbe vantaggi solo a quelle Ditte edili impegnate a costruire la nuova Sede e a rivedere (trasformandolo in un Albergo?) l’attuale Palazzo Cernezzi.
    E poi Como non ha bisogno di altro cemento; si faccia, piuttosto, un mega parco, se non si hanno altre idee da proporre.

  5. Giusi

    Palazzo Marino deve ricollocare gli uffici che una volta stavano in via Pirelli 39, al Pirellino (venduto per 193 milioni a Coima di Manfredi Catella per un’espansione del quartiere Garibaldi Repubblica) e al momento ospitati invia Bernina, da dove se ne dovranno andare perché scade il contratto d’affitto. Dov’è l’assist?

  6. Gioele

    Milano è una metropoli e ha problemi e soluzioni molto differenti da Como. Il Sindaco Sala ha esposto, negli anni scorsi, le strategie urbanistiche dell’Amministrazione che guida. In un interessantissimo incontro pubblico, reperibile su rete, ha spiegato la necessità di portare il “centro” verso le “periferie” trasferendo centri direzionali e di servizio verso le aree più esterne della città. Quello che sta attuando adesso non è altro che quello che si è prefisso negli anni scorsi. Non c’è nulla di improvvisato. L’Amministrazione milanese ha ben chiaro quello che vuole e ha ben chiaro quella che dovrà essere Milano nei prossimi decenni.
    Como è una città che, nonostante potenzialità eccellenti, si sta involvendo su sé stessa. L’Amministrazione non riesce a produrre nulla se non il “day by day” (per stessa loro ammissione) e il poco che fa, lo fa in modo poco brillante. La scelta di portare gli Uffici comunali in Ticosa è stata proposta in contrapposizione alla soluzione, sicuramente più entusiasmante, promossa da Officina Como.
    Se si fosse voluto spostare gli Uffici comunali da Palazzo Cernezzi per dare a quest’ultimo una nuova destinazione d’uso, si sarebbe potuto utilizzare altre soluzioni meno costose e più idonee ad accogliere uffici pubblici (l’ex Caserma Montelungo per esempio).
    Purtroppo Milano 40anni fa era molto più vicina di adesso. Eppure sono sempre 45km!

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