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Mirela, Najwa, Hajar: donne coraggiose a scuola d’italiano. E Como diventa dolce casa

Immaginate di trasferirvi in un Paese straniero con usi e costumi diversi dai vostri e di vivere circondati da persone che parlano una lingua sconosciuta. Frustrazione, spaesamento, senso di esclusione e paura sarebbero, molto probabilmente, le emozioni che prenderebbero il sopravvento.

Varcando la soglia del Centro Civico di Como Borghi e San Martino ci si rende conto che qualcuno ha pensato a tutto questo, e trovato una soluzione. Sono tanti i volti che animano la Scuola di italiano per donne straniere, tratti somatici che raccontano la femminilità di tutto il mondo.

“Questa scuola – racconta Gilda Dangelo, referente della scuola – vuole dare, alle tante donne straniere che arrivano a Como, la possibilità di apprendere l’italiano per diventare autonome e entrare in relazione con la comunità”. La scuola è nata all’interno della cooperativa Chance di Como e da tre anni ha sede fissa al Centro civico, ogni martedì e giovedì mattina da ottobre a giugno.

“Il progetto si rivolge esclusivamente alle donne – continua Giordana Corbani, insegnante della scuola – che hanno maggiori problemi di inclusione rispetto agli uomini. Spesso arrivano per ricongiungersi con i loro mariti che nel frattempo si sono già ambientati. Durante la giornata restano a casa per badare ai figli e hanno poche occasioni per entrare in relazione con l’esterno”.

Per molte donne straniere, la mancata conoscenza della lingua italiana si trasforma in un ostacolo che limita ogni autonomia, ma una forza di volontà senza pari serpeggia tra le voci incerte che leggono ad alta voce.

“Sognavo l’Italia da bambina – racconta Mirela, albanese 38enne – un Paese che si svelava ai miei occhi attraverso la tv e le canzoni di Anna Oxa o Laura Pausini. Sono felice qui, vorrei imparare la lingua per sentirmi a casa”.

Le parole di Mirela vengono interrotte dalle risate inconfondibili di bambini e spostando lo sguardo dal tavolo di lavoro delle studentesse è possibile scorgere un gruppo di piccoli con le volontarie del centro.
“La scuola offre uno spazio dedicato ai figli delle mamme studentesse – racconta Maria Maggi, educatrice – si tratta di in un percorso educativo volto alla socializzazione e all’avvicinamento dei bambini alla lingua italiana”.

Il personale della scuola è composto da volontarie che lavorano gratuitamente: tre insegnanti di lingua, due educatrici per lo spazio bimbi e altre operatrici di supporto.

“Sono laureata in giurisprudenza – racconta Hajar, 37enne marocchina – e avevo già studiato spagnolo e francese, due lingue con molti punti in comune con l’italiano. Ho appreso abbastanza velocemente ed è stato molto utile: ora posso uscire da sola, utilizzare i servizi ed essere indipendente”.

I corsi si suddividono in tre gruppi: elementare, avanzato e una classe a parte per neo arrivate o analfabete nella lingua d’origine. “Vedere una persona che non è mai stata a scuola – spiega una delle insegnanti, Margherita Cappelletti, con lo sguardo che si illumina – muovere i primi passi di studio è emozionante. La gioia, la soddisfazione che traspare dai loro occhi è inenarrabile”.

Per poter favorire un processo di inclusione efficace, la scuola offre anche laboratori teatrali e numerose uscite sul territorio per visitare musei, biblioteche o mostre.

“Imparare la lingua mi aiuta con i miei piccoli – racconta Najwa, mamma 33enne algerina – perché posso seguirli nel percorso scolastico. Ora posso fare la spesa e chiedere informazioni. Ci vuole tanto esercizio, ho un’amica italiana con cui esco spesso che mi aiuta. Parliamo solo in italiano”.

Sorridono con gli occhi le studentesse, mostrando orgogliose i compiti svolti. Lo sguardo corre lungo il tavolo, scavalcando libri, penne, gomme e si ferma sui temi scritti con una grafia ancora incerta: “Non ho più paura. Posso parlare con gli altri e rispondere. Compilo i documenti. Posso prendere l’autobus e uscire da sola. Sono stata capace di parlare con i medici. Ho incontrato nuove amiche”.

L’articolo che avete appena letto è stato pubblicato su ComoZero settimanale (nuovo numero in distribuzione ogni venerdì e sabato in tutta la città: qui la mappa dei totem.)

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