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Natura morta in viale Varese: malati e pericolosi, da abbattere oltre 20 alberi

Amara scoperta in viale Varese: ventuno alberi devono essere abbattuti perché malati e pericolosi. Anzi, per la verità, un paio di piante sono già state abbattute e altre lo saranno a brevissimo.

Il Comune di Como ogni anno esegue centinaia di controlli sugli alberi della città, ma nello specifico il quadro su viale Varese è emerso il 6 maggio scorso grazie a un report dei Vigili del fuoco dopo la messa in sicurezza di un grosso albero caduto a causa del vento forte del giorno prima. Durante l’eliminazione della pianta caduta, sono stati osservati e dunque segnalati a Palazzo Cernezzi altri alberi pericolanti.

Ne è dunque seguita un’indagine sul campo da parte dei tecnici incaricati dall’Ufficio Parchi e Giardini dell’amministrazione, da cui è poi emersa la “sentenza”.

Si legge infatti nei documenti ufficiali dell’amministrazione comunale che “visto il report delle indagini VTA eseguite per conto dell’Ufficio Parchi e Giardini dal dottore agronomo Dante Spinelli, trasmesse in via definitiva il 06.05.2019 […], si rileva la necessità di procedere all’abbattimento di diversi esemplari arborei”.
Ventuno, in totale.

Peraltro, come già accennato, su un paio di esemplari il Comune è dovuto intervenire con assoluta urgenza come dimostrano i “resti freschi” di un paio di tronchi. La conferma arriva direttamente dal dirigente del settore a Palazzo Cernezzi, Luca Baccaro.

“Eseguiamo più di 300 controlli ogni anno – spiega il dirigente comunale – e purtroppo dalle analisi svolte sulle piante si è riscontrato che alcune erano malate da tempo e senza un intervento in tempi rapidi avrebbero costituito un pericolo anche per l’incolumità dei cittadini. Un rischio che ovviamente non potevamo e non possiamo permetterci”.

  1. Alessandro Casartelli

    La cittadinanza auspica vivamente che a fronte dell’abbattimento di 20 alberi ne siano piantati in loco almeno 30 (alberi chiaramente, non arbusti…)

  2. giorgio

    Ecco, come prima azione concreta per l’ambiente basterebbe ripiantare i mille alberi abbattuti nel tempo e che ora presentano buche vuote.

  3. luciana

    “Cacciatori di legno urbano”…
    Esistono, eccome!

    Molto interessante, scoprire (ad esempio, alla recente mostra Forlener di Erba) come viene recuperato e rivenduto, il legno PREGIATO di alberi centenari.
    (Per le quotazioni, si parte da un minimo di 250 euro al metro cubo)

    “A pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina”, diceva un noto politico qualche decennio fa…

    Chissà come mai, negli ultimissimi anni nella nostra provincia si assiste a una sorta di disboscamento coatto, in cui ad essere abbattuti sono – guarda caso – soltanto e sempre gli alberi dalla circonferenza più grande.
    E – sempre guarda caso – mai le infestanti robinie, che poco valgono sul mercato.
    Quelle, restano.

    A sparire, sono sempre cedri, larici, abeti, ippocastani, castagni, noci, ciliegi, salici, maggiociondoli…
    Le alberature di pregio, appunto.
    Toh… Che caso…

    Eeehh, ma sono malati.
    Eeehh, ma sono pericolosi.
    Che strano.
    Toh.

    Una moria davvero inspiegabile.
    O forse, no?

    URGE UNA LEGGE, A PROTEZIONE DEL VERDE PIÙ PREGIATO.

    NO, alle capitozzature!
    NO, agli abbattimenti di massa!
    .

  4. l’armando

    Sarebbe l’occasione giusta per per ripensare al parcheggio…

  5. Ricordate l’anno scorso le polemiche e le lotte per un progetto che voleva “riqualificare” Viale Varese, di fatto cancellando i giardini ed i filari di alberi per mettere al loro posto un parcheggio (naturalmente, a vantaggio di privati, non c’è bisogno di dirlo)? Allora, il progetto – che per la verità era già al secondo tentativo – era stato rintuzzato grazie alla mobilitazione di associazioni e singoli cittadini. Una ritirata solo strategica, verrebbe da dire oggi. Già, se l’oggetto della sollevazione era la necessità di salvaguardare e proteggere una delle poche aree verdi ancora rimaste in convalle, l’unica in realtà (i giardini a lago sono altro) nell’intera area intorno e dentro le mura, cosa c’è di meglio da fare che eliminare, semplicemente eliminare, gli alberi? Una volta ‘”ripulita” l’area dall’ingombro rappresentato da platani e altre essenze, nulla rimane a impedire che, entro i prossimi anni, i nostri simpatici “palazzinari” locali riescano a mettere le mani sull’area e fare la loro solita gettata di asfalto e cemento. Con tanti saluti all’ambiente, al clima, alla qualità della vita, ad una nuova visione di Como e della città, ai cambiamenti climatici, ai vari Fridays for Future e Grete che dir si voglia. QUESTA è Como. QUESTA è la classe dirigente, politica ed economica, di una città che nemmeno sa cosa voglia dire “sviluppo sostenibile”!

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