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Niente pizza per Ico Parisi. I gemelli antiquari che hanno salvato lo studio del maestro

Un negozio storico che chiude è come un pezzetto di memoria che se ne va, bastano pochi anni e ci si dimentica di quello che è stato. Una mano di bianco, un paio di cambi di gestione e addio “Cosa c’era prima, qui?” “Quello che vendeva scarpe?” “No, prima” “Boh”. Tutto normale, un copione già visto.

Ico e Luisa Parisi

Più o meno quello che è successo in via Diaz: una gioielleria che chiude, una saracinesca che resta abbassata per un anno, il filo della memoria che si fa sempre più sottile e un negozio che diventa uno spazio qualsiasi in cui aprire qualsiasi cosa.

(Fotoservizio e copertina: Congregalli)

Ma questo non era un negozio qualsiasi e “qualsiasi cosa” per questo posto non andava bene.

Serviva qualcuno che decidesse di riavvolgere il filo della memoria e questo qualcuno ha la voce e i modi gentili di Carla Pellegatta che, con il marito Mario Lombardi e i figli Andrea e Alessandro gestisce da quasi vent’anni la vicina Bottega d’Arte dopo aver iniziato, nei primi anni ’70, nello storico negozio di via Gallio (“Da ragazzina, invece di comprarmi le camicette, andavo a comprare piccoli oggetti di antiquariato. Mi piaceva possedere cose che avevano una storia”, racconta mentre le si illuminano gli occhi).

“Volevano aprire una pizzeria al trancio –spiega – nulla contro questi locali, sia chiaro. Ma lo sa cosa c’era in quel negozio prima che aprisse la Gioielleria Roncoroni?”. Cosa c’era? “Era La Ruota, di Ico Parisi e di sua moglie Luisa Aiani”, lo storico negozio-studio in cui l’architetto, artista e designer comasco d’adozione lavorò dal 1948 al 1995.

“Questo negozio ha una storia e non potevamo permettere che se ne perdesse completamente la memoria. Così abbiamo deciso di acquistarlo. E’ stato un grosso sacrificio ma ne valeva la pena”. E ora qui c’è una galleria d’arte a fare compagnia agli altri negozi dei Lombardi affacciati sulla via: “Non è un semplice negozio – spiega il figlio Andrea – Ogni pezzo avrà un cartellino che lo descrive. Vorremmo che chi passa si sentisse libero di entrare, come ad una mostra. E magari, in futuro, organizzeremo qui anche delle vere e proprie mostre”.

E la ruota in pietra sull’insegna che dava il nome al negozio? “Quella originale, opera di Parisi, è stata rubata anni fa e sostituita da una copia in marmo che poi si è rotta, forse urtata da un furgone o, forse, nel tentativo di portarla nuovamente via – racconta – Vorremmo farne una nuova copia ma purtroppo abbiamo solo una fotografia sgranata che la ritrae. Sarebbe bello rimanesse memoria anche di quella”.

L’articolo che avete appena letto è stato pubblicato su ComoZero settimanale, in distribuzione ogni venerdì e sabato in tutta la città: qui la mappa dei totem.

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