Attualità

Non è un paese per bici. Pedalata a Como, città delle ciclabili-burla tra pericoli e denunce

A Como i ciclisti non hanno vita facile. E per ciclisti non si intendono solo gli sportivi, amatori e professionisti che attraversano il capoluogo comasco durante i loro allenamenti, ma anche i tanti cittadini che, anche solo per andare a fare un po’ di spesa, scelgono le due ruote anziché le quattro.

A spasso per la città con Eraldo

A farsi portavoce della pericolosità per i ciclisti a viaggiare a Como è Eraldo Riccardi, titolare insieme con il figlio Maurizio dello storico negozio di biciclette “Fratelli Riccardi” di via Armando Diaz, da più di 80 anni a Como.

“Mi permetto di parlare perché io uso la bici quotidianamente, vengo tutti i giorni da casa mia a Montorfano in città – ci spiega Eraldo – Negli anni la viabilità del capoluogo è andata peggiorando, perché si sono dimenticati delle necessità delle fasce più deboli degli utenti della strada. Parlo spesso con i ciclisti e la città non si presta al loro passaggio, anche se poco distante da Como ci sono percorsi mitici che attirano gli sportivi”.

Con Eraldo in sella alla sua due ruote abbiamo quindi attraversato la città. “I punti più pericolosi per il numero di auto che vi circolano sono certamente la provinciale per Lecco, via Oltrecolle e viale Innocenzo, anche se viale Masia, via Borgovico, via Recchi, viale Battisti e il lungolago non sono da meno”.

Non solo. Eraldo denuncia anche il grosso problema dei furti di biciclette in città e la mancanza di depositi sicuri dove lasciare la propria due ruote. “Quando era ragazzo in tutte le stazioni cittadine c’erano dei depositi custoditi dove i comaschi che prendevano il treno potevano lasciare il loro mezzo. Perché hanno fatto morire quelle strutture? Se oggi ci fossero ancora, sarebbero tanti i comaschi che le utilizzerebbero per evitare di andare in stazione in auto”.

GALLERY-SFOGLIA (Intero fotoservizio, Ph: Pozzoni)

Buche sull’asfalto e sampietrini mancanti sono solo una parte delle criticità che gli amanti della bici si trovano ad affrontare. Il vero pericolo infatti è che a Como, per girare in bicicletta, o si viaggia in mezzo alle auto (con annessi improperi degli automobilisti) o sul marciapiede (consapevoli delle occhiatacce che arriveranno dai pedoni). Cosa manca? Una pista ciclabile degna di chiamarsi tale e non i monconi che si possono trovare in via Croce Rossa o in viale Geno.

Fiab: “Non perdiamo la ciclabile europea”

Eppure Como in questo ambito dovrebbe essere all’avanguardia. Nel 2016 infatti il Comune di Como ha ottenuto fondi europei e regionali per la realizzazione del tratto comasco di Eurovelo 5, la ciclabile di oltre 3mila km che collega attraversando sette Nazioni Londra a Brindisi. Lavori che sarebbero dovuti terminare entro il 2020 (pena la perdita dei fondi) e che invece non sono ancora partiti per problemi relativi al progetto e agli appalti per la realizzazione dei lavori (i dettagli su ComoZero.it).
Di questo è estremamente preoccupato Giulio Sala, presidente di Fiab Como (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta).

“La mobilità su due ruote a Como è molto arretrata rispetto al resto d’Italia e d’Europa. E lo dico perché ogni volta che mi reco all’assemblea regionale della nostra associazione sono tra i pochi a portare sempre notizie negative – spiega Giulio – Abbiamo scritto più di una volta a questa amministrazione comunale (l’ultima volta a fine febbraio) senza mai ricevere risposta. La nostra preoccupazione è perdere i fondi per Eurovelo 5 perché una volta realizzata diventerebbe l’ossatura dei futuri percorsi ciclabili di Como”.

CICLABILE COMO-CERNOBBIO, TUTTE LE TAPPE

L’ambizione di Sala e la necessità di chi vuole vivere Como su due ruote è di avere un dialogo con il Comune. “Non abbiamo solo fatto richieste, come associazione ci siamo messi a disposizione dell’amministrazione per seguire il tema della ciclabilità ma è stato come trovarsi di fronte a un muro di gomma” ha commentato il presidente Fiab che ha bene in mente che tipo di Como vorrebbe.

“La strada è di tutti, non bisogna pensare che se si dà più spazio alle biciclette si fa un torto alle auto, bisogna concedere a ognuno di muoversi come preferisce: creando Zone 30 vicino alle scuole, ad esempio, si potrebbe incentivare bambini e ragazzi a usare le bici per andare a lezione, eliminando un traffico creato da automobilisti che devono fare tratti brevissimi” ha concluso Sala.

  1. Ettore

    Mi dispiace dover leggere nuovamente articoli che ancora una volta avallano e consacrano la viabilita’ in Como negativa.
    D’altronde e’ quel che ci meritiamo se continuiamo ad essere solo spettatori e non attori di questa ” fiction”.
    Ebbene si se dobbiamo credere alle dichiarazioni dell’esimio Ing.Lorini il quale sosteneva di una imminente approvazione del nuovo PGTU ,questo detto nell’agosto del 2017 e se ancor prima sosteneva attraverso l’ex Sig.Prefetto di Como che era in fase di aggiornamento il nuovo PUT ed invece oggi apprendiamo che si sta pagando una ditta esterna di Monza per la somma di 100.000 per valutare e redigere un piano che consenta di predisporre un nuovo Put per Como fermo dal 2006 !!!!!
    insomma io personalmente mi sento preso un po per I fondelli oltreche’ ipotizzare anche possibile danno erariale .
    Quindi non caschiamo dal pero se oggi ci accorgiamo che I pericoli in citta’ per chi vorrebbe solo passeggiare o andare in bici sono aumentati in maniera esponenziale!!!!

  2. alessandro

    la Fiab di como ha solo svolto iniziative campate per aria insieme all’ex assessore alla viabilità… i buchi sono ancora tutti lì , le segnalazioni sono state tante …troppe….

  3. Luisa Corti

    E poi parliamo dei ciclisti che sfrecciano allegramente sui marciapiedi…

Commenta

la tua mail non sarà pubblicata