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Piazza Martinelli, angolo metafisico e metà dimenticato. Piano Locatelli-Galli per i bimbi

Metti di essere un turista a Como, un cittadino qualsiasi o, peggio ancora, un bambino. Metti che ti scappi (succede) e di comprare un’altra bottiglietta d’acqua non se ne parla, pena l’innestarsi del circolo vizioso bevo-devo andare in bagno-bevo per usare il bagno. Che fai? Devi essere al posto giusto nel momento giusto. Ma qual è il posto giusto?

Il sito dedicato alle informazioni pratiche sulla città (visitcomo.ue) su questo argomento è decisamente realistico, al limite della modestia: stazione Como San Giovanni, stazione Como Nord Lago, piazza Vittoria, giardini di via Perti (che non esistono, perché sono in via Vittorio Emanuele, pazienza). Fine. In realtà, inspiegabilmente, mancano all’appello quelli di Villa Olmo e quelli di via Sirtori, che pure esistono. Ma soprattutto, mancano quelli dei parchi giochi.

In questo caso, però, non si tratta di una dimenticanza ma di un problema ormai cronico: giardini a lago (dove i bagni, in perfette condizioni, sono legati alle sorti della gestione del minigolf, ora chiuso con buona pace di bambini e turisti), via Anzani, Tavernola, piazza Martinelli sono gli unici parchi giochi, sui 32 cittadini, a disporre teoricamente di servizi. Ma sono chiusi.

Recentemente l’assessore ai Parchi e Giardini Marco Galli ha annunciato la prossima realizzazione di servizi nel parchetto di piazza del Popolo (dove, entro fine maggio, verrà inaugurato un parco giochi inclusivo donato da Lions e Kiwanis), ma nell’attesa l’unico esempio virtuoso (e l’unico parco giochi bagnomunito) è quello di via Vittorio Emanuele.

Lì, infatti, dall’anno scorso i bagni sembrano aver finalmente trovato pace grazie a una cooperativa che li mantiene aperti nell’ambito di un progetto a sostegno della marginalità.

Ma allora, perché non estendere questa soluzione anche agli altri parchi giochi?

Interrogata sull’argomento, Alessandra Locatelli, assessore alle Politiche Sociali, inaspettatamente cala l’asso. E lo fa parlando di uno degli angoli peggio riusciti della città, quella piazza Martinelli che, a parte la breve parentesi estiva del cinema all’aperto, non ha mai trovato un’identità. Una landa desolata senza giochi frequentata non sempre benissimo, tanto da costringere alla chiusura dei bagni a causa degli atti vandalici e delle attività di spaccio al loro interno.

 

La soluzione? E’ impensabile riaprire i bagni di piazza Martinelli senza sorveglianza. Per questo, nei prossimi mesi vorremmo replicare qui la formula di via Vittorio Emanuele garantendone la cura e la vigilanza attraverso un percorso lavorativo rivolto a persone segnalate dai servizi sociali”.

A che punto è il progetto?
Si tratta solo di una bozza. Ci stiamo lavorando.

Riaprire i bagni, però, non basta.
Pensiamo anche a posizionare dei giochi inclusivi che possano attirare i bimbi e far vivere questo spazio. Non so se sarà possibile realizzare subito anche questo progetto, però. Occorre aspettare il bilancio.

Avete già un piano B?
Potremmo pensare a una sponsorizzazione o un appello per la gestione rivolto alle associazioni presenti sul territorio.

Bambini e personale di sorveglianza sono anche un modo per allontanare alcuni frequentatori?
Certamente. Nelle mie intenzioni c’è anche quella di riportare un po’ di legalità e controllo in quei giardinetti. Mi sembra doveroso.

“Migliorando questo spazio, che è recintato e quindi facilmente sorvegliabile, andremmo anche a soddisfare le esigenze di spazi gioco del centro e a dare un po’ di respiro al parchetto di via Vittorio Emanuele, sempre molto affollato – aggiunge Marco Galli – Contiamo di avere un progetto concreto già tra aprile e maggio e di poterlo realizzare in autunno. Ma per ora si tratta di ipotesi tutte da verificare dopo l’approvazione del bilancio”.

Bisognerà poi trovare una soluzione alternativa per le attività di cinema all’aperto.

“Coinvolgeremo l’assessorato alla Cultura per trovare una soluzione alternativa, ma quello spazio merita di essere sfruttato tutto l’anno, non solo una volta alla settimana durante due mesi estivi”.

  1. gianluca

    che complicazioni/elucubrazioni/piani strategici per quattro giochi in un parchetto

  2. giorgio

    Chiamare piazza quello che è uno spazio chiuso da cancello suona parecchio strano.

    Che poi avrebbe senso chiuderlo solo se ci fosse qualcosa da custodire, invece è uno spiazzo vuoto. Che lo si attrezzi oppure che lo si apra.

  3. periferico

    lo spazio disponibile è interessante e costituisce un luogo ideale per i più piccoli, proprio in quanto chiuso e recintato. tuttavia presenta aspetti difficilmente comprensibili, come i parapetti poco adatti ad uno spazio pubblico, la scelta di avere creato angoli molto nascosti e di fatto inutilizzabili. Probabilmente alla base c’è un sbagliato o comunque incompleto. Allo stato attuale si mostra come luogo lurido, pieno di spazzatura, al limite del pericoloso proprio per i più piccoli anche grazie alla fontana rotta e mai ripristinata al centro della piazza. Inspiegabile l’idea di mettere attrezzature per i bimbi nel punto più remoto e probabilmente adibita a latrina, considerato l’odore….

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