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Rovi, sinistra anti Riace: “Chi dimentica 2 milioni non è un modello. Eretico? Meglio che moralista”

Si può “demolire” nella sostanza il celebratissimo “modello Riace” sull’accoglienza dei migranti partendo convintamente da sinistra? Sì, a Como può farlo un esponente “insospettabile” e a suo modo storico dell’area, l’ex consigliere comunale del Pd (mandato Lucini) e candidato alle regionali 2018 per Liberi e Uguali, Guido Rovi. Il quale, di fronte ai molti peana quasi dogmatici e anche lariani nei confronti del sindaco Mimmo Lucano e del sistema rodato nel Comune calabrese, spezza più di un tabù.

Guido Rovi, soprattutto a sinistra, sul fronte dell’accoglienza migranti molti invitano letteralmente alla beatificazione del sindaco di Riace e del modello Riace: cosa ne pensi?
Penso che prima bisognerebbe provare a documentarsi davvero sulla vicenda. E la maggioranza della gente lo ha fatto per sentito dire spinta dalla scia dell’emotività. Già da alcuni anni la stampa parla vagamente di Riace. Andando a vedere meglio di che si trattava, ho poi capito che non è c’era uno scienziato a cui era caduta una mela in testa e gli era venuta un’idea: si trattava di un progetto nazionale, il piano SPRAR, che a Riace era presente come in altri comuni.
Esisteva un piano SPRAR che partiva dallo stato centrale a cui il comune di Riace ha aderito dopo aver fatto i CAS (centri di accoglie temporanea in accordo con la prefettura già nel 2008). La stampa nazionale su questa vicenda ha molte responsabilità, ha confuso le acque mescolando le due vicende giudiziarie, quelle per cui il sindaco è stato indagato, e ora rilasciato, e quella delle irregolarità amministrative nella gestione dello SPRAR. Della prima vicenda personalmente mi interessa pochissimo. Il sindaco Mimmo Lucano è sicuramente una brava persona, ma non credo basti per fare bene l’amministratore locale o imbarcarsi in qualcosa più grande di noi che poi non si sa come gestire.
Oggi più che mai serve andare più in profondità invece si certifica radice le fluorescenze in superficie.

Eppure, come saprà, larga parte della sinistra italiana sostiene che le irregolarità formali non possono comunque invalidare il modello di accoglienza di Riace.

Anche qua le cose vanno distinte. Nel primo caso abbiamo la penosa e triste vicenda della donna africana, alla francese sans-papier, anzi solo col foglio di via. Tanti degli stranieri che lo scorso anno dormivano all’autosilo Valmulini sono come quella donna, sono senza documenti, hanno avuto rifiutata la richiesta di asilo e hanno il foglio di via. Diniegati insomma.
Anziché parlare nel merito di queste persone, che restano in Italia senza stato giuridico, sento da una parte il “mandiamoli al loro paese” oppure “facciamo accoglienza” senza mai parlare della questione specifica. Ma come si può essere così superficiali?
Il volontariato non può sostituirsi alla politica.

Intende dire che accogliere, talvolta, diventa quasi un fine supremo in sé?

Dico che l’umanità e il senso di rispetto per tutti non devono mai venire meno, ma se esiste un iter che decide chi ha diritto e chi no di avere l’asilo politico, come possiamo mettere tutti sullo stesso piano? Come gestiamo tutte queste persone irregolari che lo Stato per via della Bossi-Fini dovrebbe espellere, ma non ha né la capacità economica né gestionale per farlo? Restano qua. Quindi quella legge a che serve? Il PD perché non l’ha cambiata? Forse perché era impegnato col decreto Minniti a stipare migliaia di esseri umani nei campi di detenzione in Libia?
Ho conosciuto rifugiati politici che sono scappati dai talebani dove nel paese di origine sono scomparse centinaia di persone in una notte, senza che nessuno sapesse nulla. Chiaramente sono state torturate e uccise. Persone che fuggono da luoghi simili ricevono asilo politico e mi sembra più che naturale che vengano prima di altri stranieri. Di fronte a situazioni del genere io mi pongo più di una domanda. Esistono diversi livelli e situazioni differenti, non si può buttare tutto nel calderone. Ed esistono delle priorità.
Occorrono permessi di soggiorno più lunghi, come erano prima della Bossi-Fini.

Veniamo all’altra questione, quella della irregolarità amministrativa dello SPRAR di Riace.

Quello di fatto è un progetto concordato, ci sono dei patti da rispettare, conti da tenere in ordine, azioni da fare sulle abitazioni. Arrivano tanti soldi, ma devono essere spesi per quei progetti, non per altro come invece è accaduto, perché è denaro vincolato a quella precisa spesa.
Si può fare della prima accoglienza come fa Don Giusto (meno male che c’è!) per tutti coloro che sono usciti dal piano nazionale per i motivi più vari, ma tra questa modalità emergenziale e il gestire uno SPRAR (che è accoglienza di secondo livello) con denaro pubblico mi pare ci sia un abisso.
Viene detto che Riace è rinata. Ma per forza, lo SPRAR permette che arrivino milioni di euro che possono essere spesi per i progetti di integrazione dei richiedenti asilo e anche a vantaggio dei cittadini italiani. Qual è stato quindi il problema? Semplicemente che il sindaco Lucano è stato inadempiente verso le clausole del contratto e Riace così è uscita dal piano SPRAR.

In alcune discussioni lei è arrivato a usare l’appellativo di “cialtrone” rispetto al sindaco di Riace: non rischia di replicare un modello di contestazione salviniana?

Cialtrone è chi non è serio, chi racconta una storia che non è vera, a sinistra come a destra. Come ho detto il modello SPRAR è il modello previsto dal ministero per l’accoglienza di secondo livello. Ci sono tantissime persone serie coinvolte in progetti di accoglienza che funzionano e non capisco perché tra questi viene preso a modello proprio quello che si inceppa e non segue le regole che invece altri rispettano. C’è una bella differenza però tra l’aiutare una persona che sta male e dimenticarsi di come si sono spesi due milioni di euro. La stessa differenza che c’è tra umanità e negligenza.
Come si può capire, mi aspetto serietà da chi amministra e usa i nostri soldi: quel che è pubblico è di tutti e merita di essere rispettato dai semplici cittadini, ma a maggior ragione se si è eletti per difenderlo.

Altra frase pronunciata da lei recentemente: “E’ una questione imprescindibile quella della regolarità amministrativa, altrimenti avremo i fascisti per 20 anni e con gli applausi”. Qual è il nesso?

Veniamo da venti anni di giustizialismo nato con tangentopoli che ci ha portato poi all’ “intransigenza” giacobina dei cinquestelle e la richiesta da parte di un terzo degli elettori di maggiore onestà. Come si fa a non capire un messaggio così chiaro?
Le regole devono valere per tutti. Il prefetto Morcone nella sua intervista ha detto che ANCI già nel 2016 rilevava diverse irregolarità amministrative in particolari errori di rendicontazione e mancato adeguamento sanitario degli alloggi.
Daniela Di Capua, direttrice del sistema centrale SPRAR riguardo a Riace e alla chiusura dello SPRAR dice: “Le irregolarità andavano sanate prima” e spiega come si è arrivati alla decisione, dopo due anni di controlli, botta e risposta e correttivi mai applicati. “Lo abbiamo aiutato, siamo andati cinque volte: non abbiamo mai fatto tanta assistenza in loco. Non ci hanno ascoltato”. Le irregolarità a Riace sono state riscontrate già nel 2015 con Alfano, poi con Minniti e ora con Salvini c’è stata la chiusura.
La vicenda è semplice, non c’è un complotto. Tuttavia è chiaro che Salvini guadagna consensi e questa vicenda gli è stata servita impacchettata. Giusto in tempo per far dimenticare i 49 milioni di euro dei rimborsi elettorali non rendicontati. Occorre avere un minimo di onestà intellettuale e tornare a fare battaglia politica sulle idee, ma senza negare pezzi di realtà. Forse occorre perlomeno provare a capire che cosa ha spinto tanti elettori nelle “ragioni della destra”: credo che né il PD né LeU lo abbiano ancora iniziato a fare dal 4 di marzo.

Non hai paura di passare per “eretico” a sinistra, su un tema che è diventato quasi emblematico di una visione del mondo opposto a quella, diciamo così, governativo-populista oggi al governo?

Paura? Vedendo come annaspa la sinistra in Italia, meglio essere eretici che essere inutili. Conformismo, moralismo e frasi fatte sono il male della sinistra.

Già che ci siamo, veniamo a Como: che pensa dell’ipotesi di chiusura del centro migranti di via Regina annunciata dalla Lega e contestata persino da alcuni settori della destra cittadina, a partire da Fratelli d’Italia?
Se perfino pezzi di destra, Forza Italia e Fratelli d’Italia, dicono che quel centro serve a gestire meglio la situazione dei flussi migratori, forse è perché oggettivamente hanno capito che è funzionale per la città, perché dà comunque più sicurezza averlo che non averlo. Negare i problemi o addirittura fomentarli a che cosa serve? A niente. Ma è quello che meglio sa fare la Lega. Io aspetto ancora la macroregione del Nord.

  1. Vincenzo Maio

    Guido non e il solo a pensarla così , gli “eretici” siamo almeno in due.

  2. Candido Moradini

    Gli “eretici” siete in tanti: i fasciosalvinisti, i confusi e gli utili idioti. Più i “piccioni”: quelli che vanno a scagazzare sui monumenti per farsi notare.

  3. Vassyrionovic Dyugasvili

    Sono d’ accordo con Candido. Troppi arrivisti e carrieristi il LeU e nel Pd. Io partirei da qui per capire come mai tante personecsi allontanano da PD e non consideano neppure LeU. Chi ha amministrato un Comune dovrebbe conoscere bene come funziona la burocrazia e i rischi nell’ interpretazione corretta di norme spesso volutamente confuse e che si prestano a differenti ed opposte interpretazioni. Usare certi termini offensivi e poi cercare di metterci una toppa è sintomo del peggior salvinismo. I ragionamenti sono altra cosa.

  4. Celeste Grossi

    Lettera aperta Guido Rovi.
    Caro Guido,
    ho avuto la fortuna di vivere in Calabria negli anni della mia formazione. È una bellissima regione, abitata da donne e uomini ospitali, generosi, tenaci. Ma è anche un luogo dal quale molti sono costretti ad andar via per mancanza di futuro, rubato dalla criminalità organizzata. Penso che sia questo il principale problema da affrontare e non mi pare che il ministro degli Interni lo stia facendo con la fermezza dovuta.
    In Calabria un uomo politico vicino al Movimento nazionale per la Sovranità che, alle politiche del 4 marzo 2018, ha sostenuto la Lega di Matteo Salvini, è stato condannato in via definitiva a 4 anni e 7 mesi per falso in atto pubblico. È Giuseppe Scopelliti, ex presidente della Regione (dal 2010 al 2014) ed ex sindaco di Reggio Calabria (dal 2002 al 2010) ̶ Comune con due primati: dissesto finanziario (un buco da centinaia di milioni di euro, con tanto di deliberazioni della Corte dei Conti che attestano come i bilanci fossero falsi) e infiltrazioni mafiose (dal 2016 Scopelliti è indagato anche nell’inchiesta “Mamma Santissima”, perché secondo la Dda è stato braccio politico di uno ‘ndranghetista).

    Vedi Guido, non penso che basti dire «la mafia mi fa schifo». Penso che la lotta alla criminalità organizzata meriti professionalità e determinazione. Determinazione che, invece, non manca al ministro degli Interni nel criminalizzare la solidarietà e gli immigrati. (A proposito hai firmato per Welcoming Europe. Per un’Europa che accoglie, Ice – Iniziativa di cittadinanza Europea per chiedere di decriminalizzare la solidarietà? Perché le leggi si possono cambiare).
    Ti sembra che possa parlare di «gestione irregolare di fondi pubblici» chi deve restituire 49 milioni?

    Mi dirai cosa c’entra questo con Lucano? C’entra, c’entra molto. Giuseppe Scopelliti ha speso 650.000 euro per avere Lele Mora alla Notte bianca di Reggio Calabria e non ha esitato per ottenerlo a rivolgersi a un referente di una cosca calabrese a Milano. Mimmo Lucano a Riace ha destinato dei fondi alla rinascita del paese forse a Riace ci sono state «gravi anomalie» nella gestione dei fondi (presenza di non aventi diritto, uso improprio dei pocket money, case in condizioni igieniche precarie).
    Circa l’accusa di aver celebrato matrimoni combinati uso le parole di Egidia Beretta, la mamma di Vittorio Arrigoni: «Conosco un sindaco, o meglio una sindaca, che qualche anno fa, accettò di celebrare un matrimonio particolare. Un giovane straniero dell’Est che si stava costruendo una buona vita qui, scaduto il permesso di soggiorno, era in procinto di ritornare clandestino, a meno che… una donna generosa, molto più grande di lui, benefattrice della struttura che lo ospitava, non si offrisse di legalizzarlo attraverso il matrimonio […]«Non è stato commesso nulla di illegale, sia chiaro, tutti i documenti erano in regola, non è stata violata alcuna legge. […] La sindaca non si pentì mai di non aver obbedito non a una legge, ma una disposizione che considerava ingiusta».

    Mi avrebbe fatto piacere che tu avessi visto Riace prima dell’esilio di Mimmo Lucano e della decisione di chiudere quell’esperienza di integrazione, un’esperienza importante per nativi e migranti che a Riace convivono. Avresti visto gironzolando per il paese bambini e bambine che giocano, persone che chiacchierano al bar, laboratori artigianali con nativi e migranti insieme, avresti scambiato parole con passanti gentili, avresti visto murales e cartelli, gli asini a riposo nella loro stalla nel “Parco delle acque”, l’ex discarica ricuperata. E magari ti sarebbe capitato di assistere a una cerimonia religiosa, con canti, musica, balli di donne nere e bianche con i bimbi in collo che forse ti avrebbero invitato a sederti tra il pubblico. E avresti visto il mare, il mare nostro, lontano, ma sempre presente. E penso che saresti tornato convinto che quando la legge non è giustizia, la legalità, come l’obbedienza, non è una virtù…
    Con affetto
    Celeste Grossi

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