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Salvatore, l’uomo della pelle: cuoio, Hermès, via Milano e la comune hippie di Mendrisio

Quando si chiede a Salvatore Reina quando sia iniziato il suo amore per il cuoio e la pelle, la risposta è un incipit accattivante.

“Ho cominciato in una comune hippie di Mendrisio, nel ‘78 o forse nel ‘79. Al tempo, lavorare il cuoio era molto di in voga – spiega il cuoiaio di via Milano – io avevo studiato architettura e prima ancora avevo fatto il liceo artistico. Aldilà della tecnica, del saper usare gli strumenti, l’estro artistico è fondamentale e a me non mancava”.
Salvatore, ex hippie, ex disegnatore di murales, uomo della pelle, nutre un profondo affetto per quella materia un tempo viva che una volta conciata si piega tra le mani dell’artigiano che sa sceglierla, tagliarla e cucirla.

“Quello della pelle è un mondo vasto, vastissimo. C’è la crosta, la pelle scadente, e il fiore, la pelle di prima scelta. Ci sono le pelli conciate con il cromo che la rendono addirittura pericolosa al contatto con il corpo e l’ambiente e poi c’è la pelle trattata al naturale che, anche se dispersa nella natura, si dissolve come il corpo umano – spiega Salvatore, con la cautela di chi non vuole annoiare i non addetti ai lavori – purtroppo però, oggi, la cultura dell’usa e getta, della plastica, sta diventando popolare. Accumuliamo rifiuti sempre più difficili da smaltire”.
Oggi, Salvatore impiega attorno alle quattro ore per passare da un suo disegno a una borsa, portafoglio o zaino finito. Anni di esperienza, passati nella sua bottega-negozio in via Milano alta, dal nome “L’arte di modellare il cuoio”, aperta nel 1994.

 

I prodotti sugli scaffali sono pressoché unici e i visitatori che si avventurano fin oltre l’incrocio con via Castelnuovo entrano nel negozio di Salvatore con ammirazione per il lavoro del cuoiaio.

“Negli ultimi due anni ho cominciato a vedere molti turisti stranieri che visitano questa parte di via Milano – spiega l’artigiano – i tedeschi impazziscono letteralmente per la pelle e il cuoio”.

Il negozio di Salvatore, è innegabile, spicca, insolito, nel panorama della multietnica via Milano alta, un assortimento di ristoranti e negozi etnici. Spesso la zona è stata al centro di polemiche di chi vede negativamente la progressiva scomparsa di negozi italiani. Ma non per Salvatore.
“Per alcuni è complicato vedere tanti colori, per me no. Qui si convive e ci si aiuta a vicenda. Molti turisti che vogliono mangiare etnico capitano poi nel mio negozio – spiega – e poi la varietà di persone è una cosa buona. Sono tutti diversi qui, come le mie borse”.

Nel retro del suo negozio, alla luce d’una lampada da scrivania, Salvatore lavora su una borsa di Hermès, “originale, non una replica!” ci tiene a sottolineare.
La pelle rossa, rovinata, e i finimenti, ossidati, non celano il fatto che sia una Kelly, una borsa da decine di migliaia di euro. E nelle mani di Salvatore, tornerà come nuova.

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