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Santarella, ecco lo splendido sogno di tre architetti comaschi: “Una palestra per l’arte”

La Ticosa è, ormai da più di un decennio, il banco di prova di ogni campagna elettorale e di ogni amministrazione, potenziale capolavoro su cui apporre la propria firma ed entrare nella Storia oppure la Caporetto su cui lasciare (ancora una volta) l’orma di un clamoroso inciampo.

Parcheggio, quartiere, parco, deserto. Ormai ci potrebbero proporre qualsiasi soluzione e andrebbe bene tutto, basta finire.

Perché, nel momento in cui potremo decidere ancora una volta cosa farne, saremo probabilmente troppo stanchi per discutere con calma di questa terra vergine dove tutto sembra possibile. Con un unico limite: la Santarella.

Sentinella immobile del tempo che scorre
, la ex-centrale termica ha vissuto i fasti della tintostamperia e il lungo abbandono. Ha osservato (forse speranzosa) i fuochi d’artificio che sembravano l’inizio di una nuova vita ed è stata divorata dal fuoco lei stessa, una notte, mentre nella sua pancia qualcuno cercava di scaldarsi.


E ha subito l’umiliazione, lei che era il cuore di un’industria, di sentirsi inutile o, peggio ancora, di troppo. Perché la Santarella è intoccabile, vincolata dalla Soprintendenza e chiunque voglia fare qualcosa in quell’area deve tenerlo ben presente. Una iattura o una benedizione? Una benedizione a sentire l’architetto.*

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Paolo Brambilla che, nel 2013, insieme ai colleghi Corrado Tagliabue e Renato Conti ha deciso di dare forma a un sogno: “Vedendo il progetto di Multi ci era venuto un colpo – racconta – e così abbiamo deciso di provare a progettare qualcosa che non ci fosse già in città”. E da qui l’idea: “In Ticosa era stato abbattuto anche il Corpo a C (che ospitava esposizioni di arte contemporanea, Ndr) e a Como mancano spazi per la sperimentazione: i musei sono saturi, altri luoghi inadeguati e l’idea di creare uno spazio coinvolgendo anche l’ex Casa del Fascio è un progetto complesso”.

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E qui il sogno inizia a prendere forma, una forma rispettosa, che non travolge ma, anzi, sfiora appena e valorizza. Che è poi il modo migliore di dare forma ai sogni.

“Per rendere la Santarella un museo occorrerebbe isolarla, climatizzarla, cambiare i serramenti: diventerebbe un’altra cosa. Abbiamo deciso di toccarla il meno possibile e di valorizzare lo spazio così com’è”. Per diventare cosa? “Un luogo vivo, di performance, dove un artista possa entrare e prenderne possesso. Una palestra per l’arte”.

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Ed ecco le forme tangibili del sogno: un grande spazio illuminato dalle vetrate e una scala scultura su cui fermarsi a contemplare gli allestimenti “ma, anche quando inutilizzata, la Santarella vivrebbe autonomamente come spazio di passaggio”. Passaggio per dove? “Sul lato Sud abbiamo ipotizzato un corpo più basso, uno spazio espositivo moderno, funzionale, climatizzato, con grandi pareti e spazi ampi in cui esporre le opere e fare mostre con tutte le garanzie di sicurezza”.

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E poi quello che, nei musei cittadini, sembra ancora un lontano miraggio: “Sul lato Nord, ci sarebbe, invece, l’ingresso, il bookshop e la caffetteria, che potrebbe vivere autonomamente anche la sera perché indipendente dal resto del complesso e affacciata su un giardino aperto sulla strada e godibile da tutti”.

La Santarella, però, piacerebbe anche al Museo della Seta. “Qui deve trovare spazio qualcosa di elastico, che cambi nel tempo, in cui i comaschi abbiano voglia di andare spesso, come l’Hangar della Bicocca. Un luogo da invadere con proiezioni, suoni, concerti. Questo posto ha una vocazione giovane e darebbe un impronta nuova anche all’intero quartiere”.

Ma perché parlarne ora? “Non l’abbiamo fatto per ottenere un incarico o guadagnarci qualcosa e non abbiamo l’ambizione di dire che sia il progetto perfetto. Ma ci piacerebbe che si aprisse un dibattito sulle sorti della Ticosa e, soprattutto, della Santarella. Quando il sindaco Spallino ha deciso di acquistarla, l’ha fatto pensando a una vocazione pubblica mentre invece oggi si pensa solo a metterla a reddito. Ma, almeno per un pezzetto, sarebbe bello che sopravvivesse una traccia di questo sogno”.

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Il pezzo che avete appena letto è stato pubblicato su ComoZero settimanale, in distribuzione ogni venerdì e sabato in tutta la città: qui la mappa dei totem.

  1. Progetto interessante ma i due corpi aggiunti secondo il mio gusto soffocano e ostacolano fastidiosamente la vista sul corpo della Santarella.. Semmai li interrerei in maniera da recuperare anche superfici fruibili. Resto comunque dell’idea di portarci il museo della seta e fare della casa del fascio ciò che propongono per la santarella…

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