Attualità

Sea Watch, arresto di Carola Rackete. Molteni: “Vittoria”. Como Senza Frontiere: “Deriva inumana e razzista”

Spacca anche la politica comasca la vicenda della nave Sea Watch culminata nell’arresto della capitana Carola Rackete, ora ai domiciliari a Lampedusa dove rimarrà almeno fino a lunedì, quando potrebbe comparire davanti al giudice delle indagini preliminari di Agrigento. In quella sede potrà essere convalidato o meno l’arresto in flagranza di reato eseguito la notte scorsa dalla Guardia di finanza.

Esultante per l’esito della vicena, il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni. “Comandante della Sea Watch arrestata e pronto il decreto di espulsione. ONG sequestrata e multata grazie al Sicurezza Bis. Immigrati distribuiti tra i paesi Ue – ha commentato – Questa è la vittoria di Matteo Salvini e delle politiche di contrasto a scafisti, trafficanti e immigrazione illegale”.

“Solidarietà e onore alle nostre Forze di Polizia, in particolare alla GdF che, rischiando la loro vita, hanno difeso legalità, sicurezza e sovranità del nostro Paese – ha concluso il sottosegretario – Intanto altre due ONG straniere si stanno dirigendo vero l’area Sar libica…”.

Di tutt’altro tenore la nota diffusa da Como Senza Frontiere sulla vicenda, con cui tra l’altro è annunciato un presidio organizzato per lunedì 1 luglio 2019 alle ore 20.30 in piazza Grimoldi “per esprimere il nostro sostegno a Sea Watch, a Carola Rackete, all’equipaggio, per riaffermare il nostro dovere di solidarietà e di accoglienza nei confronti di uomini e donne migranti”.

Di seguito, il comunicato integrale

Non è facile, in tempi come questi, appellarsi alla legge.

La legge dovrebbe essere uguale per tutti – così almeno recita la frase che campeggia sulle pareti di tutti i tribunali. Ma la legge – qui, ora – non lo è più. Non lo è per le persone che migrano, non lo è per le persone e le organizzazioni che cercano di ridurre il danno, soccorrendole e accogliendole.

Eppure, anche in tempi come questi, osiamo appellarci alla legge.

All’antichissima legge del mare che IMPONE di salvare i naufraghi e di portarli in un porto sicuro, non di limitarsi a compilare statistiche delle vittime, non di riportarli lì dove ha avuto origine il loro dramma. Una legge che ha trovato spazio nelle convenzioni internazionali che anche lo Stato italiano ha sottoscritto.

Alla legge costituzionale italiana (nata dalla lotta contro il fascismo, il nazismo, il razzismo) che all’articolo 2 PROCLAMA il dovere della solidarietà: «La Repubblica riconosce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale».

Sono leggi che dovrebbero essere iscritte nei sentimenti profondi di tutti e tutte, e che invece oggi sono dimenticate, contraddette, vilipese da governi e governanti, ma anche da benpensanti e indifferenti.

Non possiamo assistere al naufragio dell’umanità.

Quello che è accaduto – e continua ad accadere – nel Mediterraneo, così come nei deserti africani, o alla frontiera tra Messico e Stati Uniti, non riguarda solo qualche decina o centinaia o migliaia di migranti, non riguarda solo una o cento o mille organizzazioni non governative.

Riguarda tutti e tutte.

La vicenda della nave Sea Watch 3, dei migranti a bordo, dell’equipaggio, della capitana Carola Rackete è l’esito di una inammissibile deriva inumana e razzista.

Abbiamo il dovere di reagire, di chiedere il rispetto delle leggi fondamentali, di restare umani.

Abbiamo il dovere di indicare un porto sicuro per l’umanità, per i naufraghi, per le persone migranti, ma anche per tutti noi.

Lunedì 1 luglio 2019 alle ore 20.30 in piazza Grimoldi a Como chiediamo a tutte e tutti di partecipare a un presidio, così come era stato il 3 ottobre 2018 in solidarietà con il sindaco di Riace Mimmo Lucano, per esprimere il nostro sostegno a Sea Watch, a Carola Rackete, all’equipaggio, per riaffermare il nostro dovere di solidarietà e di accoglienza nei confronti di uomini e donne migranti.

  1. Andrea Leoni

    Di ricchi/e sinistrorsi ce ne sono tanti/e anche a Como. Non li ho mai visti muovere un dito per la mancanza di lavoro dei loro concittadini, e per la scandalosa assenza di politiche attive del lavoro nel nostro territorio, di cui conosco bene le conseguenze per chi non è figlio/a di papà.

  2. Carlo Monzani

    e te pareva che quel bel gruppetto di sinistrati dei “senza frontiere” non facevano la loro bella pagliacciata… meno male, ma meno male che non esistono a livello politico a Como

  3. Cinzia

    Ma ci sono tanti altri porti dove andare noi siamo stufi e anche un po razzisti

  4. Oggi leggevo che il 30% dei nostri giovani non studia e non lavora mentre le nostre fabbriche hanno molti operai extracomunitari. Facciamoci qualche domanda: il problema è Como Senza Frontiere?

  5. Alberto Molteni

    Il sillogismo è una forma di ragionamento che se parte da una premessa sbagliata arriva a una conclusione altrettanto errata. È quella che usano questi signori.

  6. Gio

    Giustizia e’ fatta!! Dice il ministro degli esterni, quando però tocca a lui si para dietro l’immunità parlamentare…quello che quando c”era di discutere gli accordi di Dublino era a far campagna elettorale o dalla D”Urso

  7. Simo

    Sono povera e sono di sinistra se è un problema per qualcuno pazienza, sono comunque una persona che pensa che questa donna ha avuto un gran coraggio, le persone non si lasciano in mare e tutte le persone dovrebbero battersi per salvaguardare i diritti di tutti gli esseri umani, non i privilegi di qualcuno. I problemi sono tanti e non di facile soluzione questo non vuol dire farla facile e schierarsi a prescindere.

Rispondi a Simo Annulla risposta

la tua mail non sarà pubblicata