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Sea Watch, il blocco forzato, Salvini Vs capitana Rackete. La comasca Linardi: “Carola è tutto quello in cui credo”

Di Giorgia Linardi abbiamo parlato diverse volte. 28 anni, comasca, portavoce italiana dell’organizzazione non governativa Sea Watch, Abbiamo raccontato le radici della sua vocazione per l’impegno umanitario, dell’amore per l’altro, per l’ultimo. Qui:

GIORGIA LINARDI

Sono le ore in cui Sea Watch è al centro dei racconti e delle cronache. La nave è a poche centinaia di metri da Lampedusa e il braccio di ferro indiretto del capitano Carola Rackete con il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è sempre più duro.

Dichiara la comandante a Repubblica: “Ci hanno promesso una soluzione rapida, la situazione a bordo è peggiorata. Urgente sbarcare. Salvini? Non ho tempo per lui” (qui).

Carola Rackete

“C’è una fuorilegge che guida una nave fuorilegge che dice ‘non ho tempo da perdere’. La pazienza ha un limite”, risponde il vicepremier.

Due capitani, una di mare, l’altro di partito. Due visioni del mondo, evidentemente. Due universi sideralmente lontani.

In mezzo il racconto di Giorgia Linardi. Che scrive su Twitter: “Lei [Rackete, Ndr] racchiude tutto quello in cui credo: la resilienza dei naufraghi, il coraggio della comandante, la cura dell’equipaggio. Ancora in mezzo al mare, con la prua rasente un muro di odio, non ha scelta perché solo una cosa sa fare, portare in salvo le persone”.

Un racconto incessante, preciso al secondo, con videoaggiornamenti e dettagli. Segno di una precisa volontà, offrire un osservatorio non mediato, non filtrato dall’informazione:

  1. Luisa Corti

    Brava, avanti così: però in Libia, ad aiutare veramente lì chi ha bisogno…

  2. sauro

    CHE VERGOGNA!

  3. Roberta

    Il nostro ministro degli Esteri ( attenzione, non dell ‘ Interno) ha appena detto che è ” un dato di fatto del diritto internazionale ” che la Libia non è un porto sicuro! Chi, con un po’ di coscienza e di cuore, riporterebbe gente che scappa dalla guerra e dalla povertà in un luogo di violenze e torture? Portiamoli piuttosto a Bruxelles, dove le autorità europee devono assumersi le loro responsabilità e smetterla con la politica dello struzzo.

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