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“Sì, noi ospitiamo a casa nostra”. Storia di Boukari, in fuga dal Burkina trova famiglia a Figino

“Quanti eravate sul barcone?”.
“Circa 150”.
“Avevi diciassette anni”.
Annuisce.
“Non sapevo nuotare ed ero solo”.
“E poi?”.
“La nave ha cominciato ad affondare e mi ha salvato la Croce Rossa”.
“Perché hai fatto questa pazzia?”.
“Non avevo scelta”.
“E la tua famiglia?”
“La sogno ogni notte, poi mi sveglio di colpo. Spero di riabbracciarla presto”.

Ha gli occhi grandi Boukari, un ragazzo di vent’anni con tutta la vita davanti, timido, di pochissime parole, un sorriso che si fonde con coloro che lo hanno ospitato a casa propria.
Boukari scappa dal Burkina Faso e raggiunge le coste siciliane nel 2016.

(Fotoservizio: Pozzoni)

Viene accolto al Cas di Catania, in un secondo momento si trasferisce a Como, vive in strada per qualche mese poi entra nel Campo di via Regina Teodolinda e lì frequenta la Scuola di italiano gestita da volontari.
“Volevo lavorare, anche come volontario – racconta – così la mia insegnante mi mise in contatto con Refugees Welcome”.

Refugees Welcome è un’associazione che promuove l’accoglienza in famiglia di persone con status di rifugiato o con altra forma di protezione in uscita dai centri di accoglienza ma non ancora indipendenti e quindi a rischio di marginalità.
L’associazione aiuta il ragazzo e dopo un peregrinaggio in centri di accoglienza e dormitori, Boukari ottiene il permesso di protezione umanitaria. A marzo 2019 viene accolto dalla famiglia Colombo di Figino Serenza che fa parte della rete di Refugees Welcome.

“Da tempo pensavamo di accogliere a casa nostra un rifugiato – racconta Francesca, tenendo in braccio i figli Nora e Martino – perché pensiamo che i valori in cui si crede vadano vissuti. Semplicemente abbiamo deciso di passare dalle parole ai fatti”.
Nora e Martino saltellano sul tappeto dei giochi e Boukari li osserva divertito.

“I nostri genitori – continua Francesca sorridendo al marito – hanno ospitato tante persone bisognose e siamo cresciuti con questo insegnamento. Questa esperienza arricchirà molto i nostri figli”.
La famiglia si riunisce a colazione e a cena, durante il giorno ognuno si dedica alle proprie attività.

“Quando abbiamo raccontato ciò che stavamo facendo – spiega Enrico prendendo Martino sulle ginocchia – in tanti si sono offerti di aiutarci. Non tutti hanno la possibilità di accogliere a casa ma sono tanti coloro che aiutano chi ha bisogno”.
L’incontro della famiglia con l’associazione arriva durante il convegno “Io apro la mia porta” tenutosi al Mudoc di Milano nel 2018.

“L’insieme delle storie narrate – prosegue Enrico – si contrapponeva al racconto di paura verso l’altro. Un racconto sempre più presente in questo periodo”.
Ma cosa spinge una famiglia comasca a ospitare un rifugiato a casa sua?

“Se mio figlio dovesse partire – dice Francesca con lo sguardo che si incupisce al pensiero – vorrei incontrasse persone accoglienti. Nessuno intraprende un viaggio simile per piacere, c’è tanto dolore dietro”.
Boukari presto inizierà un tirocinio in attività agricole a Erba.

“Resterà con noi fino a quando diventerà indipendente – conclude Enrico rivolgendo al ragazzo un sorriso – tutto il tempo necessario”.
Sono tante le famiglie di Refugees Welcome, conferma Chiara Bedetti, referente territoriale di Como dell’associazione: “Si iscrivono sul nostro sito, vengono contattate e se gli incontri hanno esito positivo inizia la convivenza che ha la finalità di portare il rifugiato all’autonomia. L’associazione segue entrambi durante tutto il percorso. Un’attivazione dal basso di persone che credono in una società aperta all’altro”.

L’articolo che avete appena letto è stato pubblicato su ComoZero settimanale, in distribuzione ogni venerdì e sabato in tutta la città: qui la mappa dei totem.

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