Attualità

Ticosa, il documento degli Architetti per Landriscina che gela l’operazione De Santis

Il linguaggio – com’è per molti versi naturale che sia – è piuttosto elaborato, tecnico, a tratti difficoltoso.

Ma il documento sul futuro dell’area Ticosa inviato dall’Ordine degli Architetti di Como al sindaco Mario Landriscina il 15 gennaio scorso (cioè soltanto 6 giorni dopo che emerse per la prima volta la proposta di Officina Como), contiene almeno un paio di passaggi che denotano freddezza, se non proprio un segnale di frenata, rispetto a quanto avanzato dall’imprenditore Paolo De Santis (foto sotto) in sinergia con ComoNext e Cassa Depositi e Prestiti.

Nella missiva, firmata dal presidente degli architetti comaschi Michele Pierpaoli, si invita infatti la giunta di Palazzo Cernezzi a tenere ben presente “la necessità di configurare l’attuazione dei programmi attraverso piani finanziari e gestionali che possano prevedere eventuali cooperazioni ideative ed economiche attraverso strumenti di pubblica evidenza, il tutto anche mediante la nascita di un eventuale organismo operativo ad hoc“. Passaggio che suona come un “attenti, servono organismi e procedure precisi, non improvvisati, per gestire un’operazione di recupero di tale portata”.

Ma poi, ve n’è un secondo altrettanto significativo se si tiene presente che una delle oggettiva criticità della proposta di Officina Como è considerata la tempistica ristrettissima con cui Palazzo Cernezzi è stata chiamata a valutarla e ad esprimersi in relazione alla scadenza del 28 febbraio prossimo per chiedere i finanziamenti a Fondazione Cariplo (5 milioni).

E infatti, Pierpaoli scrive a Landriscina: “Riteniamo, dopo oltre 35 anni di attesa, considerata la portata del tema urbano e le importanti potenziali ricadute, oltre che l’inevitabile impegno finanziario a medio termine, che sia necessario un tempo decisionale certamente privo di indugi ma tuttavia non affrettato, dove a prevalere debba essere l’idea programmatoria e progettuale complessiva (in esito ad un processo) e non già opportunità finanziarie contingenti“. Come a dire: “Sindaco, non corra, non si faccia trascinare in corse contro il tempo piene di incognite”.

Insomma, non proprio un’apertura di credito alla proposta di De Santis. Di seguito, comunque, alleghiamo il documento dell’Ordine in forma integrale.

Oggetto: Comparto ex-Ticosa

Illustrissimo Sig.Sindaco,

la recente riconsegna alla città di Como della piena disponibilità dell’area ex Ticosa riapre
l’opportunità di una programmazione urbanistica del sito che fino ad oggi si è caratterizzato come un evidente caso irrisolto nella storia della città.

Questo Consiglio ritiene di potere fornire un sintetico contributo metodologico sull’argomento sulla scorta di analoghe valutazioni espresse nel passato per altri casi e verificate in questi anni sul piano disciplinare.

Il ruolo dell’area ha un chiaro valore strategico: ingresso urbano, di facile accesso e limitrofo al centro storico, al comparto monumentale di Sant’Abbondio, alla sede universitaria di giurisprudenza, al Parco della Spina Verde.

Un’area di grande ampiezza e potenzialità e, in particolare, di pubblica disponibilità.
E’ sulla base principalmente di questi aspetti che riteniamo debba iniziare nel prossimo futuro una pianificazione da parte dell’Amministrazione che deve essere nell’interesse generale dell’intera città di Como.

Per questo non potranno a nostro avviso non essere considerati i cambiamenti e le necessità manifestatisi in questi ultimi anni, in relazione alle funzioni pubbliche e culturali, agli spazi pubblici e del verde, allo stato dell’economia terziaria e secondaria, alla residenza, stabile e temporanea, all’istruzione superiore, al sistema dei trasporti privato e pubblico.

La disamina aggiornata ed indispensabile di questi aspetti e le loro prospettive dovranno a nostro avviso condurre le scelte per il comparto Ticosa che potrà anche dovere prevedere una revisione organica del Documento urbanistico di Piano, peraltro ormai in scadenza nella forma e nella sostanza, in un ottica di reale “rigenerazione urbana” della città, considerata come sistema di riferimento “d’area vasta”.

Tuttavia si intravvedono alcuni ulteriori aspetti metodologici prioritari che meritano evidenza:

– Il ruolo della pubblica Amministrazione come soggetto attivo e protagonista nella definizione delle scelte, da compiersi attraverso un percorso di metodo, che deve portare a collocare il “progetto Ticosa” all’interno di un “Quadro strategico urbanistico della Città”, da compiersi quanto prima.

– Il ruolo preminente delle funzioni pubbliche insediabili, di forte valore contenutistico e simbolico (amministrativo, culturale e ambientale) come quelle maggiormente in grado di qualificare l’area di ingresso alla convalle e potere innescare ogni altro processo collaterale, come le più virtuose esperienze contemporanee nelle città insegnano. Tra queste funzioni non bisognerà trascurare il ruolo fondamentale che dovranno avere gli spazi “pubblici” aperti e le zone verdi e innescando una collaborazione attiva tra pubblico e privato.

– La necessità di far si che il futuro progetto della Ticosa sia in collegamento fisico e culturale ed economico-turistico sia con il centro storico che con il Parco della Parco Spina Verde.

– L’opportunità di valutare quanto di meritevole possano ancora esprimere le numerose proposte sviluppate negli anni e di attingere a contributi da parte di Cittadini, Enti ed Associazioni attraverso un processo partecipativo aperto

– La necessità di configurare l’attuazione dei programmi attraverso piani finanziari e gestionali che possano prevedere eventuali cooperazioni ideative ed economiche attraverso strumenti di pubblica evidenza, il tutto anche mediante la nascita di un eventuale organismo operativo ad hoc.

Quanto sopra vuole essere un contributo metodologico nei confronti della pianificazione/progettazione di una delle aree, a nostro avviso, di maggiore valore strategico per il futuro della città di Como.

Riteniamo, dopo oltre 35 anni di attesa, considerata la portata del tema urbano e le importanti potenziali ricadute, oltre che l’inevitabile impegno finanziario a medio termine, che sia necessario un tempo decisionale certamente privo di indugi ma tuttavia non affrettato, dove a prevalere debba essere l’idea programmatoria e progettuale complessiva (in esito ad un processo) e non già opportunità finanziarie contingenti.

Si resta a disposizione per ogni eventuale chiarimento e si porgono distinti saluti.

Per il Consiglio dell’Ordine APPC di Como
Il Presidente
Arch. Michele Pierpaoli

  1. COcittadino

    Non solo di architetti ha bisogno la Ticino ma anche di urbanisti ingegneri e tanti tanti cittadini..

  2. mssmm

    un linguaggio da intellettuali scollegati , che mi ha completamente ricoperto di ragnatele ; ( consiglio la lettura del Bagno di Majakovskij )

  3. La proposta di Officina Como nasce da un’analisi sul futuro della città, elaborata diversi anni fa. Ora le condizioni permettono di ripensare e proporre soluzioni su quest’area, tornata nella disponibilità del Comune. Siamo molto favorevoli all’idea di un Hub della creatività per i giovani. Nel metodo… il principio di sussidiarietà, inserito in Costituzione, riconosce ai cittadini e associazioni un ruolo di stimolo, proposta e anche azione rispetto al bene comune e chiede agli Enti Pubblici un impegno a favorire la sinergia tra pubblico, privato e privato sociale. Nel merito e nel metodo la proposta ci piace. I tempi erano stretti.

  4. Angelo

    Ma cosa si deve aspettare ancora dopo 35 anni, vi svegliate solo addesso e criticate quello che non siete stati capaci di proporre, Mi ricordo che anche per il monumento sulla diga ne avete detto peste e corna, che era una brutture, per fortuna non vi hanno ascoltato.

  5. upocattivo

    Tutti in fila, più o meno larvatamente, per tentare di mangiarci su, sulla riqualificazione della Ticosa.

    Eppure la città avrebbe bisogno di poco: una zona di verde pubblico con tanti alberi, entro cui poter parcheggiare l’auto con possibilità di interscambio.

    Ma questo progetto è troppo utile e soprattutto costa troppo poco.
    Il lauto pasto rischia di svanire, dunque non si farà mai.

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