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Tra il bosco e il nulla, l’ex Baden Powell. Il pittore: “Io, ultima sentinella”

Sir Robert Stephenson Smyth Baden-Powell, primo Barone Baden-Powell di Gilwell, rigoroso generale, illuminato educatore inglese e fondatore dello scoutismo non avrebbe pensato che un giorno il suo nome sarebbe stato associato alla decadenza, al crepuscolo di una gloria, destino beffardo, che fu scolastica e culturale.

Quattro trofei appoggiati su un tavolo masticato dalle stagioni si affacciano, sfrontati, ossidati, quasi ridanciani sulla corte della vecchia media Baden Powell. “Assessorato Servizi alla Persona e alla Famiglia. Corrida, Ferragosto insieme 1998”, racconta la serigrafia ancora leggibile. Uno sberleffo involontario, forse cercato, che narra lontani fasti perduti.

La traccia umana è ancora evidente, tra le colonne. Qualche accenno di vita dietro una finestra ma le epoche si alternano, il tempo passa, le radici spaccano l’asfalto, i rami diventano tappeto e parete. Intorno è abbandono, rifiuto, polvere. Un’auto sfondata, un computer – antenato nobile dei nostri device che internet nemmeno se lo sognava – è sfracellato sotto i vecchi banchi della scuola media.

Una lacerazione evidente eppure occulta nel cuore della città. Un immenso caseggiato quello della vecchia scuola un perimetro infinito tra via Tomaso Grossi e Via Dante.

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La campanella non suona da qualche generazione ma i due cortili interni – ormai non più raggiungibili – nel tempo hanno ospitato corsi di formazione, servizi pubblici e una delle tante versioni del dormitorio pubblico. C’era la circoscrizione, la sede dell’Autunno Musicale, associazioni che si sono alternate.

E’ raggiungibile solo la prima corte, arroccata dietro un portone verde, blindato tutto il giorno. Così per restituire quanto resta dell’architettura, dei fregi e dell’arte ci voleva un artista. Bruno Saba. Radice profondamente romana, comasco dal 1974, formato fra le tele di Guttuso, Montarini e Purificato, poi vicino a Rho, Radice e Galli. Lo studio di Saba esiste e resiste fra le pareti che si sbriciolano e le volte che sostengono a fatica il peso della fatiscenza. Si fa nocchiero, Virgilio il pittore comasco, accompagnandoci oltre il confine fra forme che, per drammatico significato, paiono evocare gli stessi panorami onirici eppur tremendamente umani della sua pittura.

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Quanti siete rimasti?

In tre, col mio studio, l’associazione radioamatori e una signora all’ultimo piano

Lo stato di abbandono è evidente e pauroso

Beh, per forza, perché il Comune non fa più niente da tanti anni. Ma poi non si sa qual è la destinazione finale

A un certo punto si parlò di alloggi universitari

Se ne parlava. Tant’e vero che sembrava cosa fatta ci fu anche un progetto dell’ingegner Marzano per risistemare tutta l’area. Poi non se ne fece niente perché l’università scelse un altra zona. Anche perché qui è tutto un vincolo delle Belle Arti

Piante ovunque, escrementi di piccioni, computer, mobili, rifiuti. Lo stato di degrado è completo

E’ così dai tempi in cui c’erano i ragazzi di colore

Cioè quando la scuola, prima dello sgomebero, veniva utilizzata come dormitorio abusivo. Tanto che adesso l’ingresso è chiuso da un’inferriata che impedisce l’ingresso

No, ma l’ingresso non è impedito. Scavalcano lo stesso e più volte sono dovuto intervenire

Cioè nonostante il portone di Via Grossi sia sempre blindato?

Entrano da via Dante e dall’oratorio di Sant’Orsola

Quindi qualcuno entra ancora?

Non lo so ma sono dovuto intervenire tre volte, ho visto dei giovani che gironzolavano

Prima dell’intervista diceva che la situazione delle boschiva era anche peggio. Chi è intervenuto?

Io. Davanti alla mia zona era pieno di alberi. Ho pagato una persona per pulire

Dal Comune cosa dicono?

Non sanno cosa fare. Io avevo proposto di trasformare l’area in una situazione culturale, dando i locali liberi ad artisti che poi li rimettessero a posto. Fare come abbiamo fatto nel 1984. Questa area era molto viva, c’erano famiglie, c’era don Aldo Fortunato, uffici comunali, la circoscrizione, la scuola, il parcheggio per i dipendenti comunali

A memoria questa situazione, dicevamo, nasce dall’ultimo sgombero. Eravamo nel secondo mandato del sindaco Stefano Bruni con assessore alla Sicurezza, Francesco Scopelliti

Era il 2010, credo. Il problema è che se il comune pensa di vendere rimarrà così per 50 anni. Nessuno acquista dove c’è un vincolo. Occorrono milioni per intervenire, serve un utilizzo collettivo

Le rimane la sua foresta privata

E’ anche molto pericolosa, tu non sai mai chi viene. Voglio dire però che quando c’erano i ragazzi di colore non succedeva mai niente, ognuno controllava se stesso

E allora va bene chiudere circolarmente. Tornando a Sir Robert Stephenson Smyth Baden-Powell, primo Barone Baden-Powell di Gilwell. Scrisse, prossimo ai grandi pascoli del cielo:

Ma il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità agli altri. Procurate di lasciare questo mondo un po’ migliore di quanto non l’avete trovato e, quando suonerà la vostra ora di morire, potrete morire felici nella coscienza di non aver sprecato il vostro tempo, ma di aver fatto del vostro meglio.

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