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Ultimo gelato con ciliegina a sorpresa, Anna Carenzio: “Il Bolla potrebbe rinascere”

Chi oggi è entrato alla Cremeria Bolla non l’ha fatto solo per il solito caffè e brioche. Ma per salutare e, in qualche modo, rendere omaggio alla famiglia Carenzio che da generazioni gestisce lo storico locale del centro e che, nelle scorse ore, ha annunciato la chiusura definitiva

“Sono tanti anni che lavoriamo. E da diverso tempo pensiamo di chiudere – spiega Anna Carenzio, ultima della dinastia, ai posti di comando dietro il registratore di cassa, mentre, attorno, le ragazze vestite di bianco e azzurro, si avvicendano, veloci, avvolte nella acciottolio di stoviglie e sbuffi vaporosi di macchina del caffè – da una parte vogliamo andare in pensione. Dall’altra Como non è più la città che era una volta”.

 

Il nome della Cremeria viene da un’antica “Cascina Bolla”, fondata nel 1400 appena fuori Milano, espansasi poi a Como nel 1898. La Cremeria divenne della famiglia Carenzio nel 1910. Luigi, il nonno di Anna aprì il punto vendita in via Boldoni nel 1935.

“La Como di una volta”, la Como di Anna, ci aveva raccontato in un’intervista a ComoZero settimanale, era avvolta in una nuvola dorata di ricordi, champagne e macchine straniere.. “Ricordo quando grandi industriali della seta ordinavano casse di Don Perignon e scatole di marron glacè per Natale da caricare sulle Rolls Royce” ci aveva raccontato.

La Como di oggi, invece, per Anna, è una como svalutata. “Il turismo non ha portato tutta quella ricchezza che ci si aspettava – spiega la donna – invece ha portato cibo scadente, tour organizzati che fanno sbarcare i turisti in piazza Roma, li portano al lago e poi di nuovo sul bus. Senza contare che i nostri ( i residenti di Como, Ndr) sono indubbiamente più poveri”.

Sono quindi i tempi che cambiano che scalzano antiche attività da muri occupati da decenni.“Mio figlio Alberto continuerà a gestire l’Arte Dolce. Terremo il marchio Bolla – dice la donna, sorridendo, sorniona – non si sa mai che rispunti da qualche parte”.

  1. paolo maria noseda

    Mi dispiace. Io, al tempo del liceo, ero un affezionato cliente “del Bolla vecchio”, perchè si trovavano cose deliziose, il gelato era un’esperienza per il palato e, poi, costava meno del “Bolla nuovo”. Semplice, quasi francescano l’arredamento, quasi un invito a concentrarsi su altre esperienze; eppure, anche i tavoli e le sedie facevano, a modo loro, cornice alla bontà dei prodotti. Finito di studiare, se così fortunato da potermi fare una passeggiata, la sosta “al Bolla” non mancava: c’erano visi noti, e, talvolta, lievi sorprese che ti facevano battere il cuore. Un presagio di innamoramento. Si, è vero, tutto cambia. Credo si sarebbe potuto assecondare un cambiamento. Quando le cose sono buone, i clienti non mancano mai. Certo, il tempo passa, e l’età della pensione – meritata – bussa alla porta e allora la cioccolata bollente e il cornetto “non da fornetto” riuscivano a preparami – fortificato – a una giornata di studio o di lavoro. Ma, forse, sì chiudere dignitosamente il sipario è meglio che soccombere all’insulto del brutto ovunque.

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