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Unesco, sogno a un passo. L’esperto di cultura tradizionale: “Como e seta, binomio unico”

Como ha passato il primo step di selezione a livello Italiano, fondamentale per entrare nel network delle città creative Unesco. Insieme a quelle di Biella, Bergamo e Trieste, la candidatura di Como è volata a Parigi per essere valutata.

In attesa del verdetto finale in arrivo in autunno, ComoZero ha incontrato Giuseppe Biagini, fondatore dell’International Traditional Knowledge Institute con base a Tucson (Itki Us), uno degli specialisti dietro al perfezionamento della candidatura di Como, per capire quali sono i punti di forza della città nel processo di selezione, le direzioni in cui si sta lavorando per promuovere territorio e seta e cosa attende Como in caso di nomina a città creativa Unesco.

In che modo ha preso parte al progetto di candidatura di Como a città creativa Unesco?
È successo tutto dopo un incontro con Daniele Brunati per presentare le attività dell’Istituto di Cultura Tradizionale, lo scorso anno. Ci siamo ripromessi che Como avrebbe dovuto partecipare al bando Unesco, riconoscendo il grandissimo potenziale della città.

Lei ha fondato l’Istituto Internazionale di Cultura Tradizionale con base a Tucson, di che cosa vi occupate?

Il centro si concentra sulle conoscenze tradizionali e creative, di memoria millenaria, che si sono evolute nel tempo, adattandosi alle nuove scoperte e alle nuove esigenze umane. Nello specifico, lavoriamo con città che si vogliono avvicinare ai development goals delle nazioni unite, come Como.



Qual è stato il suo ruolo nella presentazione della candidatura comasca?

Essenzialmente aiutare a formulare e presentare il dossier di Como nella maniera più approfondita possibile e dimostrare come la città sia già in linea con 14 dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030 di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, punti di estrema forza nel processo di selezione Unesco,



Si è trattato quindi di provare a raccontare Como e il suo rapporto unico con la seta

Esatto, il che è qualcosa di unico e incredibilmente difficile da spiegare in un dossier. Per questo abbiamo intervistato diversi artigiani che lavorano la seta per poter capire cosa raccontare. È una filosofia di vita che si materializza nel saper fare, nell’ispirazione creativa portata dalla bellezza naturale dal paesaggio che culmina in prodotti risultato di 500 anni di abilità e pratica artigianale.

La selezione richiederà ancora del tempo ma Como ha già creato rapporti con altre città creative.
Como sta costruendo una visione di scambio e contaminazione creativa. Ancora prima di consegnare il dossier, abbiamo visitato San Cristobal de Las Casas, Messico, città creativa Unesco dal 2015. Abbiamo portato in dono alcune sete comasche a degli artigiani Maya locali che le useranno come base per dei loro disegni. Questo esempio positivo di contaminazione verrà presentato in Romania a gruppi di artigiani della Transilvania e Moldova da una delegazione comasca ad agosto .

Cosa attende Como, nel caso in cui diventi una città creativa Unesco?

Entrare a far parte delle rete di città creative sicuramente permetterà intensi scambi culturali con altre realtà. Sono circa 40 i membri del network, il che faciliterà l’ospitare e il farsi ospitare, in modo da poter vedere cosa gli altri artigiani stanno facendo. Senza copiare, però. Facendosi ispirare, piuttosto, in modo che la cultura crei nuovi ponti.

L’articolo che avete appena letto è stato pubblicato su ComoZero settimanale, in distribuzione ogni venerdì e sabato in tutta la città: qui la mappa dei totem.

  1. Giomo Domenico

    Speriamo che i setaioli comasco siano disposti a investire in questo progetto

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