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VIDEO “Occupiamo una chiesa”. Migranti, Bogani choc a Porta Torre

“Io penso che dovremmo occupare una chiesa, è l’unico modo per porre in evidenza la questione delle persone e non degli status giuridici. Le persone non sono clandestine o regolari, sono figlie di Dio. Tornino alla casa comune che è la Chiesa”.

Un paio di frasi deflagranti. Che certo, nella sua narrazione, non trascurano il senso religioso o civico o civile. Ma che in assoluto hanno un enorme peso politico e sociale, non privo di conseguenze (quantomeno nelle orecchie di chi ascolta) in quel verbo: “Occupiamo”. Risonanza di antiche cose, di metodi d’altra epoca.
Le ha pronunciate Flavio Bogani, cattolicissima anima dell’accoglienza comasca (“inventore” della mensa di Sant’Eusebio nell’estate 2016, quando esplose la questione migranti a San Giovanni) che non ha mancato, in molte occasioni, di confrontarsi completamente e duramente non solo con le parti politiche avverse ma pure con chi l’accoglienza la pratica e la fa quotidianamente. Uno che ha scelto una strada e che la percorre, convinto che la risposta a ogni bisogno sia quella della Chiesa.

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Bogani, insomma, è primo attore dell’incontro con i migranti, si sarebbe detto un tempo “senza se e senza ma” con un taglio, un metodo e una definizione alla don Giusto, il parroco di Rebbio. Uomo che tira dritto e che, precisa scelta, antepone la persona e l’esistenza della medesima a ogni protocollo o condotto o salvacondotto. Sbagliato o giusto che sia, tanto vien fatto. Quantomeno proclamato, almeno stasera.

Ha parlato appunto, questa sera, Bogani, durante il presidio organizzato da Como Senza Frontiere a Porta Torre.

Manifestazione voluta, hanno spiegato gli organizzatori, perché:

Con l’inizio di aprile la minima forma di accoglienza garantita a decine di migranti e di senzatetto subirà un drastico taglio. L’accoglienza è stata gestita come risposta all’”emergenza freddo”, così che oggi – con qualche grado di temperatura in più – metà delle persone accolte si ritroveranno a passare la notte per strada. Tra un mese chiuderanno anche i tendoni, e il numero delle persone senza tetto raddoppierà.

Per trovare una soluzione non temporanea, rispettosa della dignità umana, serve l’impegno di tutti, in primo luogo delle istituzioni, così come delle organizzazioni di accoglienza, di quelle del volontariato e di tutta la cittadinanza per rivendicare condizioni di vita degne per tutte le persone, native o migranti che siano“.

E dunque, il pensiero di Bogani trascritto:

Io penso che dovremmo occupare una Chiesa, è l’unico modo per porre in evidenza la questione delle persone e non degli status giuridici. Le persone non sono clandestine o regolari, sono figlie di Dio. Tornino alla casa comune che è la chiesa. E questo è un appello che faccio a tutte le persone di buona volontà. Abbiamo tutti vissuto esperienze di accoglienza, non necessariamente da credenti: non è questa una franchigia, non è un limite, tutt’altro. Però che veramente la Chiesa torni al senso che ha questa parola: è la casa del popolo. Pensiamoci e organizziamoci“.

 

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