Cultura e Spettacolo

Lezione per Como: non di soli quadri vive una mostra. Van Gogh a Lugano, Raffaello a Milano

Passeggiare in un campo di grano facendo sollevare voli di corvi fino a imbattersi nella chiesa di Auvers.

O incantarsi a osservare il tramonto o una notte stellata che si riflette sul Rodano e poi incontrare Madame Ginoux tra tavolini dei caffè e giocatori di biliardo.

O perdersi tra mandorli in fiore e vasi di girasoli e ritrovarsi in una camera ad Arles, in quella camera ad Arles, capace da sola di raccontare il genio assoluto che l’ha dipinta.

Van Gogh Alive – The Experience, la mostra immersiva dedicata al grande pittore olandese che ha collezionato 52 tappe in giro per il mondo e oltre 7 milioni di visitatori è arrivata a Lugano. E se Milano, negli stessi giorni, risponde con Raffaello 2020, altra mostra immersiva sul maestro del Rinascimento ospitata alla Permanente fino al 2 febbraio, qualcosa vorrà pur dire.

Dimenticate i quadri intravisti tra le teste di chi è arrivato prima di voi, i dettagli intuiti a distanza di sicurezza altrimenti-suona-l’allarme, le audioguide e didascalie che spiegano ogni dettaglio. In queste mostre non troverete neppure un dipinto, neanche uno schizzo, un disegnino minuscolo, niente: la prova lampante che per fare una grande mostra non è necessario fare una grande mostra.

C’è speranza per tutti, insomma. Bastano (si fa per dire) più di 3.000 immagini ad altissima definizione proiettate su schermi enormi, pareti e colonne, dal soffitto fino al pavimento, dettagli ingigantiti e prospettive moltiplicate, e poi musiche e profumi che immergono i visitatori in una visita al limite della (piacevolissima) vertigine e il gioco è fatto.

E dimenticate anche i problemi di costi, prestiti impossibili da ottenere, trasporto, sicurezza e le mostre sòla, quelle con una miriade di “allievo di”, “attribuito a”, “ispirato da” e un solo quadro di Van Gogh a giustificare il roboante titolo acchiappa-visitatori.

I puristi inorridiranno: il povero Vincent e i suoi dipinti ridotti a un mega show di luci e suoni che neanche un Light Festival. Oppure solo un modo diverso (e perché no, complementare) per raccontare un artista?

“Non abbiamo la supponenza di voler istruire i visitatori o sostituirci alle mostre tradizionali – spiega Vania Tonello, coordinatrice della mostra per GC Events, la società che ha portato questo format in anteprima in Svizzera – si tratta di un nuovo concetto museale che stravolge i canoni tradizionali e permette una percezione capace di rapire e coinvolgere i visitatori, anche quelli meno interessati all’arte. I dipinti non sono proiettati in maniera statica ma sono ingigantiti e scomposti nei dettagli grazie a 40 proiettori ad alta definizione e a una tecnologia innovativa capace di dare la sensazione di sentirsi parte di quelle opere in maniera quasi onirica, esattamente il risultato che voleva ottenere l’artista”.

A chi immagina i quadri dimenticati in musei deserti mentre i loro avatar – più grandi, luminosi, divertenti – popolano il mondo, risponde la coordinatrice dell’evento luganese: “Si tratta semplicemente di un linguaggio più vicino a quello a cui siamo abituati, soprattutto i giovani, che però permette di mostrare anche aspetti spesso trascurati dal pubblico come i ritratti, gli schizzi, le lettere. E poi, chissà che a qualcuno non venga voglia di andare a vedere queste opere dal vero nei musei”

Tomba dell’arte o una nuova vita? La nascita di una schiera di persone incapaci di apprezzare i grumi – immobili e silenziosi – di colore su una tela o un modo per far nascere la curiosità di vedere dal vero questi capolavori? Ai posteri l’ardua sentenza, ma di certo questo è un linguaggio con cui oggi chiunque abbia a che fare con un allestimento (permanente o temporaneo che sia) dovrà fare i conti.

VAN GOGH ALIVE – THE EXPERIENCE
14 novembre 2019 – 19 gennaio 2020
Centro Esposizioni, Lugano
Info: vangoghlugano.ch
Prevendita biglietti: ticketcorner.ch, mediatickets.ch, biglietteria.ch
A corollario dell’evento, anche lo spettacolo teatrale “Vincent” dell’attore comasco Marco Ballerini.

L’articolo che avete appena letto è stato pubblicato su ComoZero settimanale, in distribuzione ogni venerdì e sabato in tutta la città: qui la mappa dei totem.

  1. Sergio Gaddi
    • Comino

      Sgarbi de’noantri!

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