Cultura e Spettacolo

Stanze di Cinema – “Chiamami col tuo nome” e la trilogia del desiderio

Piccola nota iniziale: è una collaborazione antica quella con Marco Albanese e il suo gioiellino, Stanze di Cinema. Un’amicizia professionale e personale che ci lega da diversi anni: migrata tra avventure giornalistiche, matrimoni e scappatelle editoriali. Stanze di Cinema è un approdo per il cinefilo in cerca di un’analisi profonda, non banale, costante, divertente, seria e mai (mai: vale ovunque ma soprattutto nel cinema) soporifera.
Insomma, siamo molto contenti che Marco abbia deciso, ancora una volta, di seguirci generosamente (con la bella e sana incoscienza di sempre) in questa nuova rinascita. Rispetto al passato, una novità: Stanze di Cinema, nelle pagine di ComoZero, non anticiperà più le nuove uscite in toto ma focalizzerà critica e analisi su un unico film (salvo eccezioni come i Festival, naturalmente).
La Redazione

‘Il verbo adatto alla gioia: cominciare’
Peter Handke, Alla finestra sulla rupe, di mattina, 1997

Non c’è nulla di più elettrizzante e coinvolgente di un inizio. In questo caso, un nuovo inizio. E allora, per inaugurare la rinnovata collaborazione tra ComoZero e Stanze di Cinema, non potevamo che scegliere il film italiano più elettrizzante e coinvolgente della stagione, Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino.
Un film che ha radici lontane e rami vicinissime, profondamente lombardo e internazionale allo stesso tempo, ambientato negli anni ’80 del Governo Craxi, ma capace di allontanarsi da ogni legame storico o sentimentale con quell’epoca.

Terzo capitolo di un’ideale trilogia del desiderio, cominciata con il viscontiano e neoclassico Io sono l’amore e proseguita con l’eccitato e grottesco A bigger splash, Chiamami col tuo nome, acclamato e applaudito, sin dal suo esordio al Sundance Film Festival, ormai un anno fa, rappresenta la consacrazione definitiva del suo autore, Luca Guadagnino.
Mai amato in patria, guardato con sospetto e una certa sufficienza, Guadagnino ha conosciuto invece, quasi subito, un notevole successo, soprattutto in Inghilterra e negli Stati Uniti, grazie al sodalizio artistico con Tilda Swinton.

L’adattamento del romanzo di André Aciman, Chiamami col tuo nome, ha avuto una storia particolarmente lunga e complessa: i produttori acquistarono i diritti prim’ancora che il romanzo fosse pubblicato, nel 2007. Il film avrebbe dovuto essere diretto da James Ivory (Camera con vista, Casa Howard, Quel che resta del giorno), che lavorò alla sceneggiatura con Luca Guadagnino, in qualità di consulente per le location italiane e poi di produttore.
Nella lunga fase di scrittura, i contrasti tra i due spinsero il regista inglese a farsi da parte, cedendo i diritti dello script. Guadagnino eliminò la voce narrante del protagonista Elio e molte scene che avrebbero reso il film più esplicito e quindi più difficile da realizzare, lavorando assieme al suo storico collaboratore Walter Fasano.
Quello che è arrivato sullo schermo è un film molto diverso dal romanzo originale, ambientato a Bordighera nel 1987 e raccontato attraverso i ricordi del protagonista, diversi anni dopo.
Dopo molti tentativi di casting, il coinvolgimento di Armie Hammer e del giovanissimo Timothée Chalamet, già visto in Interstellar e nella serie Homeland, spinsero Guadagnino a lavorare al film in prima persona, anche come regista.

Siamo nell’estate del 1983, ‘da qualche parte nell’Italia del nord‘, ma in realtà nella grande Villa Albergoni di Moscazzano, dimora rinascimentale nella campagna cremasca. Qui vive la famiglia del diciassettenne Elio Perlman, padre inglese, professore universitario, madre francese. Un dottorando americano viene a trovarli, per trascorrere qualche settimana con loro, lavorando alla sua tesi. Si chiama Oliver.

Il suo arrivo metterà scompiglio nel piccolo paese di provincia, ma soprattutto nella vita di Elio, incerto e confuso come tutti gli adolescenti, innamorato, sino a quel momento, più dei suoi libri e del suo pianoforte, che della vita. Guadagnino racconta con una leggerezza magica i giorni caldi dell’estate, le sue mollezze, i suoi ozi, il tempo che non sembra passare mai, tra corse in bicicletta, tuffi nei fiumi ghiacciati e la quiete delle grandi stanze della villa, in cui Elio e Oliver finiscono per nascondersi.

Anche se il film è ambientato in un momento chiave per la storia politica italiana – con la nascita del governo Craxi e del pentapartito, che avrebbe riempito di parole e litigi l’estate di tante famiglie di allora – Guadagnino sceglie di lasciare sapientemente sullo sfondo il contesto storico, ricostruito tuttavia con grande precisione: la sua è una storia senza tempo.
Nella cornice magica della grande casa dei Perlman il presente e il passato non hanno soluzione di continuità: gli studi classici e la bellezza delle statue di bronzo si rispecchiano nella musica pop, che esce dalla piccola radio di Elio, e nei corpi accaldati dei protagonisti.
C’è un’eco del cinema dei maestri, nell’equilibrio miracolosamente sospeso del racconto di Guadagnino: non solo l’amatissimo Bertolucci e Renoir, con le sue regole del gioco e le sue ville in campagna, ma anche la leggerezza assoluta di Rohmer e quell’idea cosmopolita ed esotica del nostro paese, che solo un inglese come Ivory avrebbe saputo interpretare alla perfezione.
Eppure Guadagnino riesce a risolvere la suggestione contrastante di questi registri diversi, con uno stile personalissimo, che si giova sia dell’interpretazione misuratissima e travolgente dei protagonisti, sia di un’adesione emotiva e autobiografica molto forte.
Musiche bellissime attraversano il film, in particolare quelle di John Adams, Sakamoto e Surfjan Stevens, che ha scritto due pezzi originali per il film di Guadagnino: Mystery of Love e Visions of Gideon.

In un’epoca di facili trionfi digitali, Chiamami col tuo nome è stato girato in pellicola 35 mm da Sayombhu Mukdeeprom, direttore della fotografia thailandese, a capo di una troupe cosmopolita almeno quanto i personaggi rappresentati sullo schermo.
Sarebbe diminutivo rinchiudere Chiamami col tuo nome nei confini ristretti di una storia d’amore omosessuale, perchè il film di Guadagnino racconta invece la nascita di un desiderio, di una passione, che non sanno ancora come manifestarsi. Non possono farlo alla luce del sole, neppure nella famiglia liberal di Elio, e scelgono allora l’immediatezza dei corpi, delle mani, degli sguardi rubati, per raccontarsi.
Il film vive di una fisicità esplicita ed esuberante, di una tensione sessuale che si insinua nella vita dei protagonisti, spingendoli a mettersi a nudo davvero, per fare i conti con se stessi, con i propri desideri e la propria identità.
Non perdetelo. E’ in sala già dal 25 gennaio per la Warner Bros.

CHIAMAMI COL TUO NOME (Call me by your name)
REGIA: Luca Guadagnino
ATTORI: Armie Hammer, Timothée Chalamet, Michael Stuhlbarg, Amira Casar, Esther Garrel, Victoire Du Bois.
Produzione: Italia, Francia, Brasile, USA, 2017
Durata: 130 minuti

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