Economia

Como Acqua: dopo l’aumento dei compensi, spunta il maxi cda. Bulgheroni: “Io dico no”

Non è passata la proposta di aumento dei compensi per il cda di Como Acqua all’ultima riunione della Commissione di controllo della società, presieduta dal sindaco di Casnate con Bernate Fabio Bulgheroni.

Il tema, sollevato un po’ a sorpresa dal sindaco di Magreglio all’ultima assemblea dei soci (qui vicenda e intervista) se ne è portato appresso un secondo, direttamente collegato: il possibile ampliamento del consiglio di amministrazione di Como Acqua a 5 componenti (ora è a tre: presidente Enrico Pezzoli, i consiglieri Andrea Livio di area Pd e Laura Santin della Lega).

In realtà, il passaggio da poltrone a “divano” nel consiglio di amministrazione figurava effettivamente tra gli accordi politici pre-fusione, in prospettiva della nascita ufficiale della nuova società avvenuta a fine 2018, con operatività dal primo gennaio scorso. Buonsenso vorrebbe, però, che l’ipotesi di aumentare sensibilmente i compensi dei 3 amministratori (da 15mila euro a 72mila per Pezzoli, da 7.500 a 36mila per  gli altri due consiglieri) tenesse contemporaneamente conto anche dei possibili due nuovi membri (uno ipotizzato per coprire la fascia del lago e l’altro a rotazione per altre aree delle provincia).

Ed è proprio su questo doppio binario che alla fine la Commissione di controllo si è bloccata. Peraltro, senza che il presidente dell’organismo, Fabio Bulgheroni, nasconda le proprie perplessità. “Confermo che nel vecchio accordo pre-fusione era previsto l’allargamento a 5 componenti del cda – premette – ma credo che ora non sia il momento giusto. L’attuale cda è ancora in fase di assestamento e startup, per così dire, mi pare del tutto prematuro pensare già a un allargamento”.

“Poi per carità – afferma il presidente della Commissione – l’assemblea dei soci, nel momento in cui inserisse la questione all’ordine del giorno, nella prossima riunione potrebbe anche decidere autonomamente sia sui compensi sia sul numero di membri. La questione però mi pare politica: la società è pubblica, i partiti dovrebbero dare indicazioni su certe scelte. A mio avviso, però – chiude Bulgheroni – quello su cui servirebbe concentrarsi adesso è la ricerca di una figura tecnica in grado di gestire una società così complessa”.

Di fatto, però, il tema dei compensi e del cda standard o “extralarge” sta già seminando divisioni e dubbi. La partita nelle prossime settimane, potrebbe farsi caldissima.

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