Economia

Epica operaia ad Albavilla: la Cisl “circonda” la ditta. Contro i picchetti dei Cobas

Un sindacato che si schiera davanti all’azienda. Per bloccare un altro sindacato. E’ una storia dai caratteri davvero peculiari quella che arriva in queste ore da Albavilla. Certamente merita di essere raccontata.

Il luogo è la sede della TBF di Albavilla, grossa azienda di autotrasporti con sedi anche a Padova e Torino, i cui camion alla mattina presto partono per distribuire e in alcuni casi montare in tutto il ricco Nord grossi elettrodomestici. Una dozzina i dipendenti in pianta stabile, più un’altra quarantina in servizio tramite una cooperativa. Non sono mancati i momenti difficili, negli ultimi anni, per la TBF, esattamente come per molte altre ditte simili. Ma questo è un periodo migliore, qualche raggio di sole si intravede, il lavoro tutto sommato non manca e, anzi, offre qualche segnale di ripresa. Qui, però, si inserisce la nostra vicenda.

Che inizia con una gruppo di una decina di appartenenti al Sol Cobas (Sindacato operai di lotta), organizzazione non confederale e organizzata a livello locale, che da qualche tempo avanza diverse rivendicazioni. Testualmente, di questa natura: “La storia è la solita di lavoratori da anni costretti a pesanti diktat padronali che hanno determinato la classica situazione tristemente nota in molti luoghi di lavoro di questo paese, dove regnano incontrastate arroganza datoriale e annichilimento del diritto del lavoro”.

“Ma succede a volte – scrivono sempre i Cobas tramite i loro canali ufficiali – che il padrone prova a fare il passo più lungo della gamba e, mettendo in pratica la tipica filosofia industriale del “se vuoi è così altrimenti quella è la porta”, decide di licenziare lavoratori nostri iscritti: mai migliore detonatore, quest’ultimo, per far esplodere il vulcano della lotta, nella quale anni e anni di vessazioni e paure vengono letteralmente fuse e scrollate di dosso. Nuova, netta vittoria Sol Cobas, dunque, e i due lavoratori licenziati per motivi politici, questa mattina (lo scritto è del 12 gennaio scorso, ndr) sono rientrati immediatamente sul posto di lavoro”.
Questa, dunque, la durissima posizione del Sol Cobas. Ma a questo punto, la storia prende un’altra piega ancora. Lontana dai canoni classici, anche senza scomodare – per carità – paragoni eccessivi con la marcia dei 40mila di Torino dell’ottobre 80. Altri tempi, altre epoche, motivazioni abissalmente lontane.

Ad Albavilla, al più, si parla di 40 lavoratori che – esasperati dalle posizione giudicate estremiste degli autonomi – hanno chiamato la Fit Cisl comasca in soccorso. E quello che un tempo si definitiva “il sindacato bianco” per tutta risposta da lunedì si schiera ogni santa mattina alle 7 davanti ai cancelli della TBF con tanto di vertici – la segretaria generale Adria Bartolich e il segretario della sezione trasporti, Lorenzo Trombetta – per impedire potenziali blocchi dei camion, picchetti e altre manovre di lotta. Un braccio di ferro tra fratelli – vabbè, cugini alla lontana, ci sta – che ha prodotto molta tensione nell’aria, ma finora nella quiete.
“Noi difendiamo il lavoro – rivendica Andria Bartolich – Contro l’ostruzionismo e i picchetti di un piccolo gruppo di irriducibili, quello che conta è salvare prima di tutto il lavoro, i lavoratori e le loro famiglie. La prima condizione per far valere i diritti è che il lavoro ci sia, altrimenti di cosa parliamo?”.

Fa eco a Bartolich, Lorenzo Trombetta. “Noi siamo sempre attenti al rispetto dei contratti e dei diritti in azienda e ci mancherebbe – afferma – Ma sono stati numerosi lavoratori della stessa azienda a chiamarci e a chiederci aiuto. Un blocco della produzione sarebbe pericolosissimo per l’esistenza stessa della ditta, metterebbe a rischio le commesse e dunque gli stessi posti di lavoro. Di fronte a tali richieste (32 lavoratori si sono anche iscritti alla Fit Cisl, ndr) noi abbiamo semplicemente fatto quello che ci pareva giusto. E continueremo a presidiare anche domani mattina e ogni volta che si presenterà qualche rischio”.

Domani mattina, terzo giorno di presidio.

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