Politica

Cgil, Licata: “Il voto ci non spaventa. Nel sindacato molti elettori della Lega”

Giacomo Licata, segretario della Cgil di Como, non sbanda mai (nonostante vani tentativi di chi scrive) verso la dichiarazione da titolo: è uomo di ragionamento, lo è sempre stato. E il ragionamento che offre nelle ore quasi post-elettorali concede qualche spunto mica male. Primo, in sintesi, “E’ opportuno che i CinqueStelle abbiano l’occasione di formare un Governo”. Il secondo, sempre in sintesi, è un richiamo al pensiero di Gianni Cuperlo (infuriato, raccontano i giornali nazionali per le parole del segretario quasi-uscente del Pd): “A Renzi dico: non è così che si fa, convocare la Direzione subito”. Il terzo, più importante in chiave campanilista: “Il sindacato non teme l’esito elettorale: tra i nostri iscritti moltissimi elettori della Lega”

Partiamo da Renzi

Credo che dopo un risultato di questo tipo, come avviene ovunque, chi ha la maggiore responsabilità debba fare un passo indietro non l’annuncio di un passo indietro

Insomma Renzi che dice “me ne vado dopo la formazione del Governo”, non le è piaciuto

Il dopo tocca a chi arriva

Cioè alle segreterie, anzi alla segreteria. Del Pd, o di ciò che ne resta

La portata dei numeri elettorali è evidente. Ma non bisogna imputare tutto a Renzi. E’ un fenomeno sociopolitico più grande di lui

Cioè?

L’Italia è in scia con tutti i partiti socialisti europei che si son visti ridimensionati. Stessa cosa è accaduta ai grandi partiti occidentali, prendiamo il fenomeno Trump. Noi della vecchia scuola li pensiamo fuori di testa ma è l’offerta politica scelta dai cittadini, il risultato scelto dal Paese

E’ finita la terza via?

E’ evidente da tempo. Se devo rimproverare qualcosa a Renzi è proprio questo: ha tentato di importare il blairismo (appunto la terza via di Tony Blair) quando il blairismo era finito da tempo

Cinque anni andati male e un’elezione finita peggio?

Io non demonizzo il Governo di questi ultimi anni ma le politiche non sono state comprese da tutti i ceti. Dico tutti i ceti: quelli impoveriti e quelli non impoveriti. A Sud parlo di persone che non lavorano e a Nord di un tessuto produttivo intimorito dalla modernità che obbliga a innovare e a relazionarsi con il mondo. L’artigiano è spaventato teme che il suo sapere non resti sul mercato globale

Stando ai risultati locali, il Pd tiene a Como città e stop. C’è uno spostamento di asse generale

A Como si ripropone uno schema politico conosciuto. La vera novità è che i numeri della Lega sono superiori a Forza Italia, questo è quanto accade nel centrodestra

E che ne dice?

Io sono preoccupato: nella Lega dominano parole d’ordine che creano tensione nel tessuto democratico. Quando si demonizzano i deboli, gli stranieri e l’Europa si creano problemi e non soluzioni. Li sfideremo sui temi reali, vedremo

Cambieranno le dinamiche politica-sindacato nel comasco?

No, il sindacato ha dimostrato la propria autonomia. Parrà strano ma noi godiamo di buona salute, non come i partiti. A Como aumentano considerevolmente gli iscritti, le tessere e le richieste di aiuto anche da parte di lavoratori che votano Lega o centrodestra sono sempre molte. Magari non fa notizia

E invece sì, dunque?

Dunque noi andiamo avanti e bene. Posso dire che Como è una delle poche città a non avere un osservatorio sul lavoro. Caso quasi unico e non è solo responsabilità dell’attuale amministrazione

Lei ha detto: che i CinqueStelle facciano il Governo

Il Paese merita un Governo, è questo il presupposto. Gli scenari non sono moltissimi. Non c’è una maggioranza assoluta, per questa ragione deve essere consentito di governare a chi ha ottenuto il risultato migliore. Quindi i CinqueStelle. Se bisogna fare una scelta di responsabilità è bene che si riconosca forza a chi ha avuto il consenso più ampio

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