Politica

La notte del Palazzo, parte l’opposizione. Dem: “Landriscina ostaggio della Lega”. Svolta Civica: “Giunta in guerra”

Tempo di metabolizzare la notizia – il ritiro dalla giunta Landriscina degli assessori di Forza Italia – e le opposizioni partono, lancia in resta.

“A Palazzo Cernezzi manca una leadership: è questo il vero problema. E anche chi dovrebbe averla, ovvero il sindaco Landriscina, è ostaggio della Lega””, così Stefano Fanetti e Tommaso Legnani, rispettivamente capogruppo in consiglio comunale e segretario cittadino del Pd.

“È evidente ormai che non c’è più una maggioranza, ma un circo: gente che va e viene, partiti che ritirano gli assessori ma appoggiano lo stesso l’esecutivo, gruppi che votano con la minoranza su alcuni temi fondamentali eppure sono in maggioranza. Se non è uno spettacolo questo”, aggiunge Legnani.

“L’aspetto triste è che sono spaccati per lotte di potere, tutte interne ai loro equilibri, non su temi politici e scelte di percorso, comprensibili al cittadino medio – fa eco Fanetti –. Insomma, è più importante la poltrona che il resto”.

Quindi strali contro il primo cittadino: “da tempo si notava che il sindaco, pur avendo sempre sostenuto il contrario, non era un uomo libero, ma succube dei partiti e della Lega in particolare. Una situazione blindata che ha impedito alla Giunta di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale”.

Accuse anche da Svolta Civica. “Il fatto che Forza Italia ritiri la propria delegazione dalla giunta Landriscina è la conseguenza di due circostanze: una nazionale e una locale. La presa di distanza dalla “politica dei videomessaggi” è un chiaro segnale indirizzato alla politica fatta su Facebook, molto cara soprattutto alla Lega”.

Nel contempo, evidenziano Maurizio Traglio, Barbara Minghetti e Vittorio Nessi “all’interno della giunta si manifesta evidente la mancanza di coesione, così come altrettanto evidente è il ‘clima balcanizzato’ della stessa: ognuno per sé. Il casus belli della Commissione Sicurezza è soltanto l’ultimo episodio ad aver evidenziato come all’interno dell’esecutivo sia in corso una guerra, contesto in cui il sindaco appare incapace di dettare una linea politico/amministrativa e mantenere le redini della sua squadra. Anche su temi di evidente qualità e trasversalità”.

“Purtroppo – conclude la nota diffusa dalla Lista – il risultato di tutto ciò è una città immobile, incapace di guardare al futuro, ma anche di affrontare seriamente i piccoli problemi della quotidianità. A poco più di un anno dalle scorse elezioni, siamo in un clima di evidente incoerenza con le promesse elettorali, con i partiti che sostenevano la coalizione intenti unicamente a farsi la guerra. Uno spettacolo non nuovo, e come sia andata l’abbiamo già visto”.

  1. Rumi

    “L’aspetto triste è che sono spaccati per lotte di potere, tutte interne ai loro equilibri, non su temi politici e scelte di percorso, comprensibili al cittadino medio – fa eco Fanetti –. Insomma, è più importante la poltrona che il resto”
    Strano discorso fatto da un partito che si è diviso su tutto e, a nove mesi dalla batosta elettorale, ancora non ha fatto un congresso e non ha ancora scelto un segretario! Viene da dire da che pulpito viene la predica! Fanetti chi?

  2. Gioele

    .C’è una differenza sostanziale tra il dibattito a livello nazionale interno al PD e gli attuali avvenimenti di cui è protagonista il centrodestra comasco.
    Il PD, al pari di tutti i partiti della sinistra Europea, sta cercando, attraverso polemiche a volte aspre, di trovare una sintesi tra chi vede ancora attuali i modelli della socialdemocrazia e coloro che puntano a seguire le politiche della Terza Via e del Riformismo liberale. Non è solo uno scontro tra leader e correnti come alcuni vorrebbero far credere. E’ un dibattito tra modi di concepire l’indirizzo politico del centrosinistra. Se si leggono i giornali francesi o tedeschi, le discussioni non sono differenti semmai non si identificano le posizioni con nome e cognome come capita da noi.
    Anche le scissioni di Possibile ed Articolo 1 si inquadrano in questo fenomeno. Sono scelte di chi non riteneva opportuno discutere un’alternativa al modello “socialdemocratico” e non ha coerentemente accettato la segreteria di Renzi.
    Non c’è nulla di sorprendente. Sono dinamiche che esistevano anche nei partiti della Prima Repubblica: non credo che Andreotti e Moro; o Lombardi o Nenni; o Amendola e Ingrao avessero le stesse idee su come direzionare la linea politica dei loro partiti. Chi ha conosciuto quel periodo ricorda molto bene le aspre discussioni all’interno delle Segreterie (anche cittadine).
    Ben diverse sono, a mio parere, le polemiche all’interno di Forza Italia dove non si discute di linee politiche ma di spazi assicurati o tolti e, mi consenta, di inserimento di piccole pedine direzionate da chi, per forza maggiore, può solo operare nell’ombra

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